Marco Dotti

Seconda Classe

Corruzione: il burnout spirituale della nostra epoca.

4 Dicembre Dic 2014 1117 04 dicembre 2014
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Cor ruptum: corrotto è chi piange, chi - in lutto - si trova il cuore straziato. Ma c'è un'altra corruzione del cuore: è quella di cui parlava Jorge Bergoglio (oggi Papa Francesco), in un articolo scritto nel 1991 a Plática: al fondo di ogni corruzione sociale o politica c'è la corruptionem del cuore. Il corrotto ha un cuore dove il sangue ristagna emanando un pessimo odore.

Al corrotto (cor ruptus) manca quell'apertura (cfr. Vangelo di Marco, 7,20-23) che lo possa sottrarre alla caratteristica strutturale della corruzione, di ogni corruzione: l'immanenza. Pensate a un uomo che, poco a poco, si sottrae a quel mondo col quale intrattiene saltuari rapporti al  solo fine di predazione. I vivi stanno in alto - i rentiers, l'overclass, le élites - e i morti - noi, tutti noi - stiamo sotto. Lui oscilla, tra il sopra e il sotto, ma il tratto fondamentale di questa azione non è "mediare" è, casomai, farsi garante della tenuta stagna degli scompartimenti. Chi è morto non avrà mai accesso al regno dei vivi e i vivi saranno così garantiti dal contagio dei morti.

L'immanenza sottrae il corrotto ai doveri della comunità e ai suoi legami forti, spingendolo verso legami particolari (di cerchie, di clan, di partito, di élites) che, come piccole bolle, gli assicurano una doppia protezione: materiale o di interesse e semantica. Per dirla con una battuta: nulla lava più bianco della retorica del bene.

Ma è un "bene" di facciata, che tutti sanno essere tale - "al corrotto puzza il cuore", afferma Papa Francesco -  ma finiscono presto per non accorgersene più. Non accade così anche nelle stanze troppo chiuse? Bastano pochi minuti per rendere "normale" un odore sgradevole o una temperatura innaturale. Fino a che, inavvertitamente, qualcuno apre una finestra e tutti, d'improvviso, si risvegliano dal torpore.

Per questo, osservava Bergoglio, "il corrotto sente un'autosufficienza di base, che inizia in modo incosciente e poi viene accettata come la cosa più naturale". Balzac, non diversamente, scriveva che "si inizia col vedere il male, si continua tollerando e si finisce col commetterlo". La puzza del cuore, di un cuore immanente, non si sente più. E questo è il vero problema. Ecco perché la corruzione segna il passo del burnout spirituale della nostra epoca. Al fondo, ma veramente al fondo di questa logica (illogica, in verità) non c'è il potere, ma il porno.

Una pornocrazia - così la chiamava Proudhon - dove tutto è evidente, tutto è chiaro, tutto puzza di marcio, tutto è però accettato. Pornografia, ossia una perfetta aderenza dell'immagine all'occhio che guarda. Di che cosa ci stupiamo, oggi? Dell'immagine? Dell'occhio? O di un'immanenza che ha preso - lo si voglia o no - tutti noi? Ecco perché la corruzione è il burnout spirituale dei nostri giorni.

Uscirne è questione di sguardo: alzarlo e abbassarlo oltre l'appiattimento sull'indignazione (anch'essa è pornografia, almeno a me così pare). Ma è soprattutto una questione di legame, non di legalità. O il cuore continuerà a puzzare per un po' , per un po' ci immunizzeremo con i soliti discorsi su mafia e illegalità e poi, come sempre accade, finiremo per abituarci anche a questo.

@oilforbook