Marco Dotti

Seconda Classe

Testori: "Povero popolo, degnissima Italia"

31 Gennaio Gen 2015 1927 31 gennaio 2015
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Romanziere, autore teatrale, critico d'arte, Giovanni Testori (1923-1993), tra il 1977 e il 1978, anni cruciali per la sua storia personale e per quella di un intero paese, tinaugurò la stagione di una rinnovata militanza culturale, scrivendo articoli di bruciante e spesso sconcertante attualità sulle pagine del settimanale Il Sabato e su quelle del Corriere della Sera.   Eccone un frammento, tratto da un articolo del Corriere della Sera del 7 ottobre 1979

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«Quando, la mattina, saliamo sui treni, c'infiliamo nel metrò o attraversiamo le strade per recarci ai luoghi di lavoro; quando, all'ora di pranzo, usciamo per la pausa del ristoro; quando, la sera, riattraversiamo le strade, risaliamo sui tram, sugli autobus, sul metrò e sui treni per tornare nelle nostre case; e quando, infine, prima d'addormentarci sentiamo salire attorno a noi il respiro caldo, dolente eppur carico di speranza del sommesso ed immenso corpo di vita che ci circonda, il primo gesto che ci vien da compiere è di ringraziare Dio per averci fatto nascere proprio qui, proprio in mezzo a queste strade, a queste città, a questi paesi, proprio dentro questo corpo; e d'averci concesso un'altra giornata perché potessimo tentare d'essere, di quel corpo, parte convinta, attiva e fedele.

La calma e il silenzio della note c'inducono poi a chiederci se davvero tutti noi (tutti, intendo, coloro che per diverse ma parallele ragioni si trovano a lavorare in posizioni di più esplicizzata responsabilità) avvertiamo cosa sia nella sua dolce, faticata, offesa e tuttavia ferma e concreta realtà, questo povero corpo, questo povero popolo; il popolo, ecco, di questa maldiretta, denigrata eppure esistente, resistente e degnissima Italia» (Giovanni Testori).

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