Marco Dotti

Seconda Classe

Un cerotto può diventare razzista?

14 Agosto Ago 2015 1150 14 agosto 2015
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L'ultima trovata in tema di politicamente corretto arriva dalla Svezia, dove una deputata della sinistra ha lanciato una crociata contro i cerotti.

La colpa dei cerotti? Semplice: sono color pelle, rosa chiaro o beige. Proprio per questo, su una pelle nera risalterebbero in eccesso provocando discriminazione.

Il cerotto come oggetto razzista, insomma. La politica della sinistra svedese di origini colombiane Paula Dahlberg parte da un sillogismo: se il cerotto imita il colore della pelle, non ogni pelle è di quel colore, quindi accettare il beige/rosa come colore "naturale" della pelle, replicando questo colore sui cerotto, significa non riconoscere le differenze e discriminare. Alcune associazioni e alcuni attivisti si sono già mossi per chiedere l'introduzione di cerotti "neri".

Di cerotti per cinesi e asiatici o albini per ora non si parla, ma ci si arriverà presto. Sempre che non arrivi prima il cerotto trasparente magari col logo "no al razzismo".

Ovviamente, non tutti sul fronte presuntamente antirazzista la pensano come la deputata Dahlberg e come la sua sinistra mondana. Molti cominciano a comprendere che a forza di dare del razzista a tutto e a tutti si finisce per non cogliere né il piano delle violenze materiali, né quello delle discriminazioni "strutturali" di matrice razzista o meno che siano.

Oramai, per questa sinistra molto lontana dalla realtà, il "razzismo" è diventato un terreno di marketing impareggiabile e l'alibi buono per ogni occasione.

E l'occasione serve oramai solo per colorare l'altrimenti stinta cartolina turistico-elettorale di politicanti e salottari che, guarda caso, non hanno mai provato né mai proveranno sulla loro pelle (si può dire, "pelle"?) che cosa davvero sia - concretamente, subdolamente - il razzismo.