Marco Dotti

Seconda Classe

Non ti farai alcuna immagine

9 Settembre Set 2015 1759 09 settembre 2015
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Im Elend der Information BILD KÄMPFT FÜR SIE / Wird Erzählung Prostitution BILD KÄMPFT. Inglese: In the misery of information BILD FIGHTS FOR YOU...  Storytelling becomes prostitution. Francese: Dans la misère de l’information BILD LUTTE POUR VOUS Raconter devient de la prostitution BILD LUTTE. Nella miseria dell'informazione, ogni racconto diventa prostituzione, ma Bild lotta per voi.

Lo scriveva il più grande, controverso drammaturgo della DDR che fu, Heiner Müller. Chi non lo conoscesse, potrebbe leggerne in controluce il profilo in un film che, probabilmente, ha visto: Le vite degli altri.

La prossima invenzione, scriveva Müller, a conclusione di un suo Aiace, per esempio, la prossima invenzione sarà l'invenzione del silenzio.

Ma nel frattempo, come surrogato di questo silenzio e, soprattutto, come surrogato di ogni lotta, resta il racconto. E, soprattutto, resta, nei secoli dei secoli fedele, chi racconta per voi.

Ammorbato da immagini, sommerso di immagini, neutralizzato da immagini. Un racconto che nel contesto di una comune complicità rivela la propria natura più intima che è, al tempo stesso, la natura più intima dell'immagine piegata a questo contesto: prostituzione, dice Müller.

Bild significa immagine, ma Bild è anche una delle testate più filogovernative di sempre. Al mutar dei governi, la Bild, nata nel 1952 e apripista nell'uso (secondo molti anche dell'abuso) di fotografie non cambia. La Bild è ancora oggi il giornale più venduto in Germania, con 10milioni di copie. Bild, scrive Müller, giocando sul sostantivo proprio e comune, "lotta per voi". Decide per voi.
Parole che vengono da lontano, da "quando c'era il muro", l'altro Muro. Ma la loro eco riaffiora e, forse, il cerchio si chiude: dopo aver pubblicato la fotografia del bambino Aylan, la Bild si è vista sommergere di critiche molto dure. E ha quindi deciso di protestare, rivendicando al tempo stesso "il potere di quell'immagine".  

 "Dopo questa immagine nulla sarà come prima", scrivono all'unisono, con la Bild, il National Geografic e molte altre testate. Proprio così, verrebbe da dire, perché tutto sarà terribilmente, inconsapevolmente peggio di prima.

Non è questione di etica, è prima di tutto questione di sguardo. Quale territorio del corpo e dell'anima ci consegna quell'immagine? Segni su segni non fanno un simbolo, fanno uno scarabocchio. O peggio. Se di inchiostro, pixel o sangue importa davvero a qualcuno?

Tutti questi pixel avranno contribuito a mutare, fosse pure per un attimo, il peso specifico della violenza che ci circonda? Avranno cambiato di un impercettibile, ma determinate grado il clima spirituale se non della nostra epoca, delle nostre giornate? O avranno contribuito solo a aumentare quella completa adesione della nostre retine a immagini, completa adesione che ha un nome nemmeno troppo tecnico: pornografia.
La realtà non è una fotografia della realtà. La realtà - i tedeschi un tempo la studiavano a scuola, la storia del velo d'Iside scritta da Novalis - è sempre una questione di veli.

Credere sia un'immagine sul web a muovere il mondo (per commuoverlo, basta molto meno e alla Bild lo sanno per professione) non fa nemmeno più parte del gioco tra informazione e controinformazione. Significa non capire ciò che avanza e credersi, per un istante, ben saldi sulla groppa di un mondo che ci disarcionerà ben presto.  A colpi di immagini o di vuoto, tanto è lo stesso. 

Nell'eternità dell'attimo Nella miseria dell'informazione BILD LOTTA PER VOI Il racconto diventa prostituzione BILD LOTTA

Heiner Müller