Marco Dotti

Seconda Classe

Una modesta proposta

17 Ottobre Ott 2015 1053 17 ottobre 2015
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Ammettiamolo: a Milano, e forse in tutta la Lombardia, anzi: nell'Italia tutta, c'è un problema. Assumerlo ora, capirne i contorni e le circostanze è importante, ma fondamentale sarebbe svestire il problema, denudarlo dei suoi orpelli retorici.

Ieri, scatenato dalle reazioni a un articolo a mia firma si è sollevato un polverone (leggi l'articolo). Ed è giusto così, la questione è cruciale. Andiamo al dunque: tutti contro l'azzardo - rectius: non proprio tutti, c'è chi fa molti e forse troppi distinguo - ma poi? Si finanziano progetti, si applaude ai dibattiti, si consegnano  gagliardetti, si scrivono libri, etc etc. Ma poi? Si va davvero al dunque? Si guarda davvero dentro le cose? Si hanno davvero valori, oltre che progetti, condivisi?

Ieri è bastato poco per mostrare e rivelare che la strada da percorrere è ancora tanta.

 Né progetti, né prodotti: azioni

Attivare progetti, fare formazione o informazione o, peggio, disinformazione intenzionale o accidentale ma comunque precaria non è neutro o neutrale. Non è un gioco a somma zero o a ph neutro, come i saponi per la pelle.

È prender parte, un metterci - con coraggio e intelligenza, se ci si crede - la faccia. La mia e la nostra attenzione deve quindi essere massima, perché - gli avversari lo sanno - con un niente e partendo dai particolari che spesso diamo per impliciti - il senso comune, però, li assorbe come "valori"! - può crollare molto, se non tutto. Ma il problema non è ciò che crolla, è ciò che rimane dopo.

Chi accoglie consenso e patrocini, dall'altro lato, non deve sbagliare perché - anche questo gli avversari lo sanno - ogni incoerenza ricadrà sulla credibilità di tutto il sistema. Se poi non si tratta di incoerenza ma di convinzioni allora si entra in un campo verosimilmente più complesso. E che siano esplicitate e non messe in una nota a margine o semplicemente "rimosse".

La nota o la rimozione ex post non sono uno scudo. Su queste cose, non su altre, ci divideremo o incontreremo. Ma una cosa è certa: non basta gridare "al lupo al lupo", se poi sbarriamo la porta ma lasciamo la finestra spalancata e la luce accesa. E il gas aperto.

C'è un vero lavoro da fare in questa direzione. Un lavoro che richiede delle forme, ma richiede anche molta pazienza e molta costanza: dentro le forme dobbiamo guardare ed entrare nel merito.

Altrimenti che cosa saremmo: burocrati a guardia dell'ennesimo progettificio? E poi, chi ci guarderà le spalle se nemmeno sappiamo che cosa sta scritto su una locandina, su una pagina, su un sito o se un nostro dipendente o associato - che anche quando opera e lavora a titolo personale ci coimplica - contraddice i valori che con lui credevamo di condividere?

Che ognuno sia responsabilizzato al massimo grado: ecco la sfida che ci aspetta.

Dentro il particolare

Torniamo ora alla frase che ha scatenato il temporale: "recuperare il valore del gioco e dell'€™azzardo quali elementi necessari per la crescita, nella positività del mettersi in gioco con se stessi e nelle relazioni". La frase, messa nero su bianco nella presentazione di uno spettacolo che si rivolge a adolescenti e ragazzi fa capire che dobbiamo fermarci.

"Bastava guardare lo spettacolo e accorgersi che è di valore", mi è stato replicato. Ma a dirmelo sono state persone che non si sono nemmeno prese la briga di leggere ciò che da aprile fa bella mostra di sé sul sito web di quello spettacolo!

Guardare è anche leggere ed è anche tentare di leggere con gli occhi dell'altro, degli adolescenti a cui lo spettacolo si rivolge e proprio alcuni di loro - volete saperlo? - mi hanno segnalato la pagina web di cui dibattiamo.

Vogliamo insegnar loro che il web fa male, ma poi non prestiamo attenzione a ciò che buttiamo nella rete e ci stupiamo infine che i nostri ragazzi sottovalutino le nostre prediche!

E MI VIENE DA CHIEDERVI IN MANIERA DIRETTA: SENZA NOTE, SENZA APPARATO ESPLICATIVO CHE DICE DI COSA SI TRATTI, GUARDANDO QUELLA WEB-LOCANDINA ALZI LA MANO CHI AVREBBE MANDATO I PROPRI FIGLI A VEDERE QUELLO SPETTACOLO.
A parte questo, e a parte un lavoro teatrale sicuramente meritevole per altri versi (non sono Vito Pandolfi e non ho titoli o strumenti per dedicarmici) va subito detto che non dobbiamo cadere nel tranello che l'ego ci tende: spostare il punto critico evitando così di assumerne davvero le criticità che ieri ci hanno messo in scacco. Apriamo la Treccani: accòrgersi v. intr. pron. [lat. *accorrĭgĕre, comp. di ad- e corrĭgĕre «correggere»].

Quella frase c'era, c'è, è stata articolata e pensata oltre che scritta: è un fatto. Ed è un fatto che da aprile a oggi nessuno se ne sia accorto o abbia pensato di chiederne conto.

Tutto legittimo, per carità, ma anche tutto da non sottovalutare e tutto da criticare.

È "con il profilo dei giorni che si compone il volto degli anni", scriveva Victor Hugo. E a noi tocca prenderlo sul serio, o a forza di sottovalutare i particolari ci ritroveremo un volto che non credevamo di poter avere. E non ci riconosceremo più, nemmeno allo specchio. Mai, mai sottovalutare i particolari, non possiamo permettercelo.

Azzardo, l'azzardo che corrompe i legami, come valore su cui fondare crescita e legami? No, questo non può passare. Non si tratta solo di una frase infelice - ne pronunciamo tutti e tutti ne scriviamo, questo non è il punto.

La dottoressa Maria Crisina Perilli dirigente dell'Asl di Milano, consulente scientifica dello spettacolo "Io me la gioco", patrocinato da Comune di Milano, Regione Lombardia e Fondazione Cariplo, è venuta anche a spiegarla dandocene una interpretazione (anche se ha dichiarato si non esserne l'autrice e di non averne saputo niente fino a ieri) e una "vision" che a chi come me è di dura e paesana cervice appare poco chiara. Non voglio accendere una polemica personalistica con la dottoressa Perilli, perché non c'è nulla di personale né con lei, né con altri. Il punto è critico e pratico al tempo stesso.

Voglio solo precisare che quanto scritto su quel sito e quanto poi da lei ribadito mi lascia interdetto. E non è un fatto privato, ma pubblico. Se poi riguarda solo me, me ne farò una ragione ma continuerò a considerarlo un fatto pubblico che necessita di dibattito pubblico.

È proprio sulla vision che dobbiamo fermarci. Se cadiamo su piccole cose - che evidentemente tanto piccole non sono, se ci fanno inciampare - chissà quando dovremo affrontare le grandi, che cosa accadrà.

L'azzardo come valore di crescita? Bah. Astraiamo dal lavoro del Teatro del Buratto, non sono loro il problema. Il problema è che qui o tutto si tiene, quando in campo ci sono interessi di etica e buonsenso, o nessuno può dire se queste piccole crepe presto o mai o domani o tra dieci anni si trasformeranno in una frana..

La dottoressa Perilli dell'Asl di Milano, referente clinica e consulente scientifica dello spettacolo,sentitasi chiamata in causa ha ieri spiegato quella frase con queste parole, che riporto testualmente - evidenzio in neretto quelle che a parer mio sono le criticità - da un dibattito avvenuto su Facebook: "x rispondere in modo esplicito e chiudere almeno da parte mia la questione, ritengo un limite di pensiero legare la parola "azzardo" solo al gioco d'azzardo! Se l'uomo non sapesse "azzardare", non sarebbe mai arrivato sulla luna, non avrebbe fatto le più grandi scoperte, non imparerebbe neppure a fare i primi passi. Bisogna slegare la parola AZZARDO da quella di GIOCO e riscoprire il senso del gioco senza azzardo, quello che ci fa crescere, conoscere valori quali l'amicizia e la solidarietà, sviluppa l'intelligenza e lo spirito di squadra e molto altro ancora! L'azzardo non è sbagliato in se, l'errore è quando disimpariamo ad usarlo x fare scoperte, un viaggio, una dichiarazione d'amore, una sfida con noi stessi, x realizzare un progetto lavorativo, x credere a una promessa "incredibile", x innamorarci di chi "non fa x noi"... E invece ci concentrando su quell'azzardo che ci illude che giocare ad una slot può miglioraci la vita o grattare un grattaevinci può risolvere i nostri problemi! Era questo il significato della frase ed i più lo hanno compreso."

Siamo tutti d'accordo con quanto dice la dottoressa Perilli? "Senza azzardo non saremmo andati sulla luna...".

Io avrò pure dei" limiti di pensiero" non riconoscendo valore ma disvalore all'azzardo, ma questo ragionamento mi pare non possa essere preso sotto gamba: sulla luna - e coi piedi per terra, dove dovremmo tutti rimanere - ci siamo andati con lavoro, studio, intelligenza, fatica, condivisione e sacrificio. Mica "per azzardo"...

La pensa come la dottoressa Perilli la Regione lombardia? E le associazioni antislot? E quelle delle famiglie? E i cittadini? E lo stesso Teatro del Buratto? E il Comune di Milano? Parla a titolo personale, certo, ma lo spazio è pubblico e del dibattito non dobbiamo avere paura. Dobbiamo dire la nostra. Siamo d'accordo con questa posizione?

Non si tratta di personalizzare, né di dare troppa importanza a cose che non ne hanno.

Si tratta però di andare al dunque e al cuore della questione: possiamo ancora permetterci di continuare così? Possiamo illuderci di condividere tutto con tutti solo perché se presentiamo il progetto "A" sotto la casella "B" questo basta e avanza per sentirci deresponsabilizzati? Serve una presa si coscienza, una condivisione su parole e valori comuni. E chi non li condivide - legittimamente - faccia la propria strada.

Ma i ragazzi, che dovrebbero essere introdotti all'unico rischio che ci piace: quello educativo e dell'apprendere, dopo certe affermazioni sulla pubblica piazza si troveranno più forti e consapevoli di prima? O saranno solo più confusi.

Il progetto sembra oramai prevalere sul progettato.

Serve un patto di condivisione dei valori, serve certezza sul fatto che chi ci accompagna per strada su certe cose la pensi come noi, che il suo sia un "noi", e non l'ennesimo "io" buttato aul mercato.

Senza questa condivisione minima ma essenziale, allora ogni cosa sarà davvero un azzardo. E stavolta è andata così - il Teatro del Buratto non è mai stato in questione, in questione erano altre cose - ma domani potremmo trovarci a patrocinare ben altro, accorgendocene a giochi fatti. Ecco: che i patrocini non siano un azzardo, ma entrino nel merito di conflitto di interesse e communitas di valori, questo a me pare essenziale. Altrimenti, storie come questa saranno destinate a ripetersi e nessuno - né in luna, né in terra - potrà più dire che non l'avevamo detto.

"Una modesta proposta per prevenire...", diceva Giuseppe Berto. Ecco; prendetela per quello che è. Niente di più, ma anche niente di meno.