Elisa Furnari

Siculamente

Siciliane...e non solo

7 Marzo Mar 2021 2236 07 marzo 2021
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Vorremmo fosse anacronistico ma continuiamo a chiedercelo... qual è il posto delle donne? Perché se sono così brave, ormai professionalmente impegnate, così “dotate” e con competenze organizzative più evidenti dei loro compagni maschietti per loro i posti di vertice restano perlopiù blindati? E’ talmente radicata la disuguaglianza di genere che siamo costrette ad esultare perché nel 2020 in Italia la percentuale delle donne in posizione di leadership è arrivata quasi al 28% (International business Report (IBR) – Women in Business 2020 di Grant Thornton International).

A me non viene da esultare specie se penso – invece – che il 70% delle persone che hanno perso il lavoro in questo tremendo 2020 sono donne, che le donne chevivono in condizioni di indigenza sono più numerose - in termini assoluti - di minori, giovani e anziani.

La povertà delle donne spesso è diversa da quella dei contesti in cui vivono, è più feroce. Non abbiamo neanche gli strumenti per misurare la distribuzione delle risorse economiche tra componenti dei nuclei familiari, figuriamoci se abbiamo gli arnesi giusti per rompere questo muro.

Diciamocelo pure – non c’è tutta questa volontà politica di generare un’uguaglianza di genere. Le quote rose sono state “mal digerite”, anche se qualche affetto – a onor del vero – l’hanno prodotto seppur solo in termini quantitativi. In Parlamento il numero di donne è cresciuto (oltre il 30%) ma poche sono quelle riconosciute come capaci di presiedere una commissione o diventare Ministro, magari con portafoglio.

Ci sono casi in cui addirittura la presenza di una donna ai vertici della cosa pubblica è rara, o limitata.

E’ la Sicilia.

Rettrici di Ateneo? Nessuna! 29 donne sindache su 390 comuni, ovviamente nessuna alla guida di un capoluogo. Assessori regionali? Una…e per ottenerla il Governatore Musumeci - che a seguito di un rimpasto si era trovato una giunta interamente “blu” – ha dovuto lanciare un appello ai partiti che si sono impegnati nella spasmotica ricerca della donna giusta…da mettere al posto giusto. Si è alzato un coro di proteste, anche perchè il tema non era nuovo alla Sicilia considerando che al massimo di donne in giunta ce ne sono state 2!

La protesta è diventata subito proposta e sono nate "Le Siciliane",un movimento politico spontaneo “di pressione” che sul web si è incontrato in una prima assemblea e che vuole contribuire a scardinare il problema della parità di genere a 360 gradi, attraverso la rappresentanza politica ma anche con la costruzione di un percorso culturale. Ecco il senso della sottoscrizione dell”arroganza al potere", un vero e proprio manifesto per la lotta alla parità di genere e all'eguale trattamento di donne e uomini dalla politica a tutti i settori dirigenziali e di potere“.

Un’iniziativa viva, a mio avviso più efficace dei “coordinamenti femminili” che spesso nascono nelle organizzazioni e che assomigliano più a “recinti” che a trampolini.

Nella pagina facebook de “le Siciliane” https://www.facebook.com/siamosicilianegli appuntamenti ma anche analisi, spunti di riflessione…Un progetto che coinvolge studentesse, casalinghe, ricercatrici, professioniste in svariati ambiti….ma che profuma di Terzo Settore per le esperienze e l’impegno di alcune loro promotrici.

E sulla questione donne e terzo settore una chiosa va fatta.

E’ vero, spesso dal Terzo Settore partono progetti per la parità di genere, la gran parte delle persone che presta la propria opera professionale è donna…ma la guida – in questo campo più di altri – è a trazione maschile. Basta dare uno sguardo all’elenco dei Presidenti delle grandi organizzazioni del Terzo Settore, di quelle che aderiscono al Forum Nazionale, per imbattersi in una sfilza di nomi maschili….siamo ben oltre sotto la soglia…meno del 30% delle organizzazioni ha una guida femminile. Fortunatamente almeno il Portavoce è Donna, straordinaria direi…ma non può bastare, perché anche su questa partita rischiamo la credibilità di un settore che si è accollato l’onere di dare voce al Paese, specie a quella parte più fragile, comprese le donne.