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19 maggio 2013

Migranti

Cie, libertà negate

di Redazione

Cronaca di una giornata ai Centri di identificazione in occasione della campagna "LasciateCIEntrare"

Legati con lo scotch come polli, sedati con iniezioni di tranquillizzanti. Sono questi alcuni dei racconti dei reclusi nel centro di identificazione e espulsione romano di Ponte Galeria. Lo riporta riporta Redattore sociale, l'agenzia d'informazione che ha diffuso anche alcune foto scattate nel centro in cui si vede una giovane tunisina con evidenti segni di percosse e manganellate sulla schiena e sul braccio. A picchiarla, denuncia lei, sarebbero stati due uomini della guardia di finanza. Sono questi alcuni degli episodi di violenza che ogni giorno si verificano nei vari centri in tutta Italia. Per accendere i riflettori sulla vicenda, e per denunciare l'impossibilità della stampa a documentare quanto avviene, un gruppo di parlamentari di Pd, Idv, Radicali, Udc e Fli, giornalisti, sindacalisti, associazioni e attivisti della società civile si è dato appuntamento il 25 luglio all'ingresso dei Cie (Centri di identificazione) e ai Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) per l'iniziativa ‘LasciateCIEntrare’ promossa da FNSI, ORDINE DEI GIORNALISTI, Art. 21, ASGI, PRIMO MARZO, OPEN SOCIETY FOUNDATION, EUROPEAN ALTERNATIVES e i Parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta , Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi.

Diverse le strutture coinvolte su tutto il territorio nazionale (Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle) con presìdi organizzati dal comitato promotore guidato da Fnsi e Ordine dei giornalisti con le adesioni della Cgil e di numerose associazioni e giornali.L'obiettivo della protesta è il ritiro della circolare n.1305del 1 aprile 2011 con cui il ministero dell’Interno ha reso di fatto inaccessibili questi luoghi, fino a data da destinarsi, in nome dell’emergenza nordafricana, lasciando entrare soltanto alcune organizzazioni umanitarie scelte arbitrariamente.

«Il Cie di Bari andrebbe chiuso anche per motivi di sicurezza e questa decisione dovrebbe essere assunta, senza ulteriori esitazioni, sia nell'interesse degli ospiti immigrati che del personale civile e militare in esso operante». Così Dario Ginefra e Pierfelice Zazzera, deputati rispettivamente del Partito democratico e di Italia dei Valori, al termine del sopralluogo avvenuto questa mattina nella struttura del capoluogo pugliese nell'ambito della giornata di mobilitazione indetta dalla Fnsi (Federazione nazionale della stampa) e da alcune tra le piu' autorevoli associazioni nazionali, dal titolo 'Lasciatecientrare'.

«I lavori di ripristino del sistema di videosorveglianza - aggiungono - non sono stati ancora eseguiti cosi' come quelli di ristrutturazione dei due moduli chiusi da un anno e di tutte le attrezzature igienico sanitarie presenti nel centro che allo stato attuale appaiono non idonee». «In questo quadro di barbarie legislativa voluta da Maroni e che ha portato a 18 mesi il termine massimo di permanenza in condizione di detenzione amministrativa, (la custodia cautelare per i reati piu' gravi non supera generalmente i 12 mesi ndr) - aggiungono Ginefra e Zazzera - ci auguriamo che le autorita' politiche e morali di questo Paese sappiano schierarsi con noi per dire un fermo no a questi 'nuovi campi di concentramento' che peraltro, come dimostrato, non servono neanche a dissuadere i viaggi della speranza che risultano essere in costante aumento. Si liberalizzi l'accesso alla stampa per dar conto di quelle che sono le condizioni di vita di questi nostri sfortunati fratelli».

«No ai Cie come luoghi di detenzione, si devono aprire le porte dei centri al mondo esterno perché in trasparenza e nel rispetto della democrazia siano garantiti i diritti dei migranti», afferma la segretaria confederale della Cgil Vera Lamonica in visita alla struttura di Ponte Galeria per denunciare «la vergogna in cui versano questi luoghi di ingiusta detenzione con gente rinchiusa senza aver commesso alcun reato». La dirigente sindacale punta il dito contro «l’inaccettabile circolare del ministro», così come è negativo il giudizio «sulla legge in discussione al parlamento che prevede la reclusione nei Cie fino a 18 mesi».

«Il diritto di cronaca non può essere sospeso». Così il segretario della Fnsi, Franco Siddi, davanti al centro di prima accoglienza per immigrati di Elmas, alle porte di Cagliari. «Un accesso - ha spiegato Siddi - negato dalla circolare del ministro dell'Interno, Roberto Maroni. In questi centri, di fatto, vigono le stesse norme tipiche del carcere. Nel frattempo viene vietato il diritto all'osservazione, con criteri di terzietà, tipico del giornalista. La paura dell'informazione - ha aggiunto il segretario della Fnsi - è un errore che un paese democratico non deve commettere. In questo modo si alimentano i dubbi, mentre è importante affermare la trasparenza delle istituzioni per rafforzare la fiducia dei cittadini».

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