di Chiara Brusini
VITA. Africa: Benin, allarme criminalità
03 novembre 2005
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Reti criminali, banditismo, traffico di bambini: le Nazioni Unite denunciano un aumento della criminalità che la polizia locale non è in grado di affrontare
Allarme criminalità in Benin. Secondo alcuni esperti delle Nazioni Unite le fragili condizioni economiche del Paese africano hanno determinato, negli ultimi tempi, un forte aumento di atti di banditismo di strada, di furti e di rapine a mano armata. Le vie principali del Paese sono fortemente a rischio per la presenza di banditi che derubano e taglieggiano gli sventurati automobilisti e camionisti. In alcuni casi i banditi non hanno esitato a uccidere per impossessarsi anche di un magro bottino. La polizia locale non è in grado di affrontare da sola la situazione e il governo ha deciso di impiegare l’esercito per combattere il banditismo di strada. Secondo quanto riferisce l’Agenzia delle Nazioni Unite, Irin, un esperto locale, il sociologo Jean Luc Kuassi, attribuisce all’aumento del 25% del prezzo del pane e della benzina una della cause dell’esplosione della criminalità . “I prezzi dei generi di base, come il mais, è triplicato negli ultimi mesi” afferma il sociologo. Il Direttore generale della Polizia del Benin, Abassi Alle, ritiene invece che l’aumento della criminalità è dovuto alla facilità con la quale è possibile attraversare il confine tra Benin e Nigeria: “I banditi che operano in Benin hanno per lo più base a cavallo tra il Benin e la Nigeria. Quando sono ricercati da un lato si rifugiano dall’altra parte del confine e viceversa. In molti casi, ci troviamo di fronte a reti criminali ben organizzate che hanno referenti in entrambi i Paesi”. Il Benin, inoltre, è da anni al centro di un vasto traffico di bambini sfruttati per il lavoro minorile.  Oltre 4mila bambini ogni anno sono inviati a lavorare fuori dal Benin. “Il Paese è il crocevia del traffico dei minori nella regione. Anche dal vicino Togo i bambini fanno tappa qui per poi essere inviati in Costa d’Avorio e Nigeria, dove vengono sfruttati nelle piantagioni” dice un missionario. “Si tratta di una dei tanti traffici che fanno base nel nostro Paese. Anche le rotte della droga e delle armi passano dal Benin”. I trafficanti sono ben organizzati: i bambini prima della partenza per i paesi di destinazione, sono radunati in un luogo di raccolta e vengono indottrinati su come comportarsi alla frontiera e nel corso dei controlli di polizia. È facile convincerli a collaborare: dopo tutto sono le loro famiglie che li hanno inviati lì” conclude il missionario.
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