Di Redazione
VITA. Ginevra, citt
26 giugno 2006
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Inchiesta. Rapporto sulla città svizzera, sede di 170 ong e 20 agenzie internazionali / Un destino affascinante quello della città svizzera -di Irene Amodei-
C i sono uomini che cambiano il mondo e città che lo governano. New York, Londra, Tokyo, San Paolo. Centri decisionali in cui, per qualche strana alchimia, si concentrano le stanze dei bottoni, i quartier generali delleconomia e della finanza, le lobbies politiche, le strutture di controllo e di comando. Accade, in pratica, che le componenti chiave di ciò che chiamiamo economia mondializzata - e che immaginiamo ipermobile, fluida e transfrontaliera - si materializzino alla fine in luoghi delimitati, precipitino, per così dire, in nodi strategici. Ciascuna di queste città globali - per usare la definizione della celebre urbanista del potere, Saskia Sassen - ha una sua posizione nella gerarchia mondiale e, ovviamente, una sua vocazione. Ginevra, per presenze, numero di conferenze e incontri internazionali è, a tutti gli effetti, la capitale del mondo umanitario e della cooperazione, imprescindibile foro politico e normativo in tema di diritti umani e diritto internazionale umanitario, per intenderci quello che cerca di regolamentare sul piano giuridico la condotta in caso di crisi e conflitti armati. Una città di funzionari Qualche cifra soltanto. In città si contano 22 organizzazioni internazionali con accordo di sede (dagli uffici delle Nazioni Unite - Onug - al neonato Consiglio dei ciritti umani, evoluzione e restyle dellantica Commissione); 170 organizzazioni non governative con statuto consultivo presso le Nazioni Unite e oltre 200 uffici di rappresentanze e missioni permanenti. LInternational Geneva Yearbook riporta, per il 2005, un totale di 22mila funzionari, 261 conferenze e un bilancio complessivo di circa 8 miliardi di franchi svizzeri (oltre 5 miliardi di euro), pari al 20 % del Pil dellintera regione. Creazione storicamente ginevrina, il Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) è in qualche modo il baricentro e il fiore allocchiello del sistema umanitario. Una rete a maglie strette nella quale rientrano la Federazione delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, lUfficio del coordinamento delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), lAlto Commissariato per i rifugiati (Acnur) e quello per i diritti umani (Unhcr). Collateralmente hanno i loro centri a Ginevra lOrganizzazione internazionale del lavoro (Ilo), lOrganizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), la Commissione economica per lEuropa delle Nazioni Unite e lUfficio internazionale di educazione dellUnesco. Non solo. A Ginevra operano infatti anche lOrganizzazione mondiale del commercio e quella per la proprietà intellettuale, lUnione internazionale delle comunicazioni e lOrganizzazione mondiale della meteorologia. Per non dire della seconda pelle della città, quella talvolta più opaca e insondabile, della finanza, delle banche e delle società multinazionali. Nientaltro che il rovescio della medaglia, commentano i cinici: su una riva del lago Lemano la Conferenza sul disarmo e sullaltra le case daste di diamanti più o meno insanguinati. A conferma che la città globale è soprattutto zona di confine e, in ragione di una forza centrifuga che si autoalimenta, terra di giustapposizioni e interdipendenze talvolta stridenti, talaltra virtuose, messe in moto, su una medesima arena, da attori pubblici e privati, esponenti dei governi e membri della società civile. Tentando di darne le generalità, un poeta inglese ha così descritto Ginevra tra il serio e il faceto: «Nazionalità: neutra. Genere: femminile. Età (con la dovuta discrezione): dimostra meno di quanto non abbia. Stato civile: separata. Professione: osservatrice. Caratteristica fisica: leggermente ricurva a causa della miopia. Segni particolari: sexy e riservata». Laboratorio di governance Licenze letterarie a parte, nel ritratto di John Berger riecheggiano vividamente alcuni caratteri distintivi della Ginevra multilaterale, onusiana e non: la confidenzialità, la discrezione, il contegno riflessivo e un po occhialuto propri di un centro di studio, meno esposto, glamour e politicizzato di New York e, per questo, incaricato di produrre, custodire, perfezionare e aggiornare nel tempo le diverse carte, trattati, convenzioni, protocolli di cui lumanità a geometria variabile ha di volta in volta ritenuto di doversi dotare. Per Jean Freymond, direttore del Casin - Center for applied studies in international negotiation (con sede, manco a dirlo, a Ginevra), questo crocevia internazionale «sta diventando una sorta di laboratorio in cui si sperimentano e praticano i nuovi approcci della governance mondiale, il luogo in cui emergono nuove istituzioni, reti, parternariati e modalità dintervento e concertazione». Soluzioni ibride, alleanze ad hoc, temporanee, a progetto, che cercano di approfittare delleffetto massa critica valorizzando competenze, condividendo informazioni e risorse, coordinando sforzi, ottimizzando e risparmiando energie. Capitale Croce rossa Si pensi alla salute: accanto e intorno allOrganizzazione mondiale della sanità si sono installate a Ginevra una miriade di agenzie e associazioni di settore, da Unaids al Fondo globale per la lotta contro lAids, la tubercolosi e la malaria, dalla Federazione internazionale dei fabbricanti e delle associazioni farmaceutiche al Fondo vaccini, braccio finanziario di unaltra fondazione sbarcata sul lago Lemano nel 2000, lAlleanza globale per la vaccinazione e limmunizzazione. Nelle parole di Freymond, «Ginevra appare una città globale, adatta dunque per affrontare problemi globali che sempre più spesso richiedono di essere risolti congiuntamente, in maniera sistemica, integrata e interdisciplinare». La «città dei tempi lunghi», la chiama Freymond, mentre racconta del «capitale Croce Rossa» che la permea, limperativo umanitario che, marchio di fabbrica, impone di portare soccorso alle infinite sofferenze del nostro «spietato tempo», un paradigma filantropico ormai istituzionalmente inscritto nel dna cittadino. O almeno in quella parte che molti ginevrini doc (uno ogni quattro abitanti soltanto) considerano unimpenetrabile e neanche troppo luccicante torre davorio, popolata da un esercito di austeri e paludati mandarini da tenere a debita distanza. Ma questa è unaltra storia.


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