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21 ottobre 2014

IL CASO "Mission"

Perché quella trasmissione ci farà del male

"Sui nostri schermi andrà in onda un pastone indigesto di buonismo, vip, glamour, solidarietà, carità, polemica". Per Massimo Coen Cagli il reality umanitario farà solo danni, soprattutto alle Ong

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«La Rai, servizio pubblico per definizione, invece di giocare in modo positivo sulla informazione sociale decide di interpretare il ruolo di una tipica TV privata. Ma non una grande TV! Ma una piccola TV provinciale e di bassa lega che punta allo share e l’audience con il riciclo di personaggi cosiddetti VIP da infilare in tutte le cose della nostra vita: da preparare i pranzi, a lavorare, a interessarci del mondo e della cultura ecc». Massimo Coen Cagli, esperto di fundraising e nostro blogger, interviene nel dibattito attorno a Mission, il reality umanitario che a settembre su Raiuno, porterà una serie di vip nei campi rifugiati di alcuni paesi del Sud del mondo.

Secondo Coen Cagli, al di là del giudizio morale sull'operazione, bisogna valutare i risultati della stessa. Lui ha pochi dubbi, in proposito: «Spero di sbagliarmi, ma non credo: calo delle donazioni e ulteriore fuga dei donatori, indebolimento delle politiche italiane di cooperazione allo sviluppo e di tutela dei diritti umani, ulteriore spaccatura nel mondo delle ong e tra queste e il popolo dei cooperanti e dei volontari, diffusione di una immagine negativa del fundraising e del campaigning, perdita di contatto con le leadership dei paesi in via di sviluppo. In sintesi: un forte deperimento delle mission e delle cause sociali proposte dalle ong e dal non profit. I danni prodotti da questo reality ahimé li pagheranno tutte le organizzazioni non profit e in particolare quelle che si occupano dell’aiuto umanitario e della cooperazione allo sviluppo che sarà sempre di più ritenuta una nicchia inutile, buona solo a realizzare alcune kermesse di solidarietà che rappresentano una “discarica” dei cattivi pensieri e dei sensi di colpa, dove cioè cancellare il problema ai nostri occhi».

E voi cosa ne pensate? La televisione è sempre utile alla causa del fundraising?

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