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18 aprile 2014

magazine

La scuola entra nell'era dei BES

di Sara De Carli

Tutti parlano di tablet, ma la vera novità di quest'anno per la scuola italiana sono i BES, ovvero i bisogni educativi speciali. Cosa li unisce? Il fatto che la didattica ora mette l'alunno al centro e si adatta a lui. Una rivoluzione che Vita spiega nel numero in edicola

happy school children

Ore 8, o giù di lì. Più di sette milioni di ragazzi entrano in classe. Per ognuno di loro i prof si accingono a pensare un percorso individuale. Non si tratta di forme evolute e politically correct del vecchio “quartiere degli asini”: secondo l’education 3.0 la scuola e il sapere del futuro saranno un ecosistema in cui gli apprendimenti si adattano al singolo bambino e non – come è stato fino ad oggi – in cui il singolo alunno deve sforzarsi di adattarsi alla scuola.

È questo che tiene insieme le tre maggiori novità che riguardano quest’anno la scuola italiana: l’introduzione dei BES-bisogni educativi speciali; la rivoluzione digitale (quest’anno 100mila classi avranno una LIM e in 2mila classi gli alunni useranno un tablet); la rinnovata attenzione all’edilizia scolastica, con le nuove linee guida per l’edilizia scolastica (le vecchie erano del 1975) e un imminente bando in sinergia con il Maxxi per progettare le scuole del futuro.

I numeri ufficiali parlano di almeno 500mila alunni con bisogni educativi speciali, come li ha chiamati il MIUR nella direttiva del 27dicembre 2012 e che è la grande novità dell’anno scolastico che sta per iniziare. «I BES sono un passo in avanti», dice Dario Ianes, professore di pedagogia speciale e didattica speciale all’Università di Bolzano. «È la scuola che osserva i singoli ragazzi, ne legge i bisogni, li riconosce e di conseguenza mette in campo tutti i facilitatori possibili e rimuove le barriere all’apprendimento per tutti gli alunni, al di là delle etichette diagnostiche. È un discorso di equità, che consente davvero quella personalizzazione spesso rimasta sulla carta. Dall’altra parte dà maggior responsabilità agli insegnanti curricolari, senza deleghe al sostegno».

Come ogni novità, i BES (con tutte le sigle, il lavoro che implicano e gli adempimenti che ne conseguono) hanno portato scompiglio nel mondo della scuola: cosa si intende? Chi decide quali alunni hanno un BES, visto che diversamente dal sostegno qui non c’è la certificazione di nessuno su alcunché? E che cosa bisognerà scrivere nel PdP (piano didattico personalizzato)? I genitori per il momento sono ignari, ma nei prossimi giorni dovranno imparare a districarsi con queste novità: soprattutto perché i BES sono una grande opportunità nella direzione di una scuola più inclusiva, da non lasciare sfumare.

Il servizio di copertina di Vita in edicola da venerdì spiega «l’abc dei BES»: una guida per insegnanti e famiglie, con il contributo di Dario Ianes e Sofia Cramerotti (Centro Studi Erickson), il racconto di sperimentazioni innovative a Trento (che prova ad andare oltre la logica del sostegno) e in Lombardia (dove c’è una delle prime scuole con aule 3.0), un approfondimento sul ruolo delle nuove tecnologie e del digitale nell’innovazione didattica in un’ottica inclusiva con Giovanni Biondi (presidente Indire) e Roberto Casati (Institute Nicod, autore di Contro il colonialismo digitale). Con un’intervista a Eraldo Affinati, fondatore della scuola Penny Wirton, dentro al suo ultimo libro: Elogio del ripetente.
 

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