Dove vanno i miei soldi
8 per mille, per rifugiati e fame nel mondo lo Stato “congela” 18 milioni di euro
Le risorse gli italiani le hanno destinate, ma non arriveranno allo scopo: è quanto accade anche nel 2024 con le quote dell’8 per mille a gestione statale finalizzate alla lotta alla fame nel mondo e all’assistenza per i rifugiati. I decreti di ripartizione per il 2024 bloccano quasi 18 milioni indirizzati a questi due scopi, approvando solo 46 progetti su 196 presentati
Crollano i fondi dell’8 per mille per la lotta alla fame nel mondo: in linea con quanto accaduto già lo scorso anno, le risorse dell’8 per mille statale destinate a questo scopo sono sempre di meno. E non certo per scelta dei contribuenti.
È quanto emerge dagli schemi di decreto di ripartizione dell’8 per mille dell’Irpef a gestione statale per il 2024, appena presentati alle Commissioni parlamentari competenti. Si tratta, in parole semplici, delle disposizioni sulla base delle quali saranno distribuite le risorse che i contribuenti hanno destinato alle diverse finalità previste per l’8 per mille a gestione statale, quello cioè che il contribuente decide di destinare non alla Chiesa o alle altre confessioni religiose con cui l’Italia ha accordi ma direttamente allo Stato, sulla base della legge n. 222 del 20 maggio 1985, per precise finalità. Sono cinque, per l’esattezza: fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e minori stranieri non accompagnati, conservazione dei beni culturali, edilizia scolastica e, dal 2023, recupero dalle tossicodipendenze e altre dipendenze patologiche.
Prima di guardare dentro questi nuovi numeri, facciamo un passo indietro per comprendere meglio di cosa stiamo parlando. Prima dell’estate su queste pagine «lo strano crollo dei finanziamenti per migranti e fame nel mondo»: allora i dati erano quelli relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2023, anno in cui si era registrato un crollo delle risorse destinate a due delle finalità previste per l’8 per mille statale, rifugiati e fame nel mondo.
Un crollo dovuto, ripetiamolo, non alle scelte dei contribuenti, che anzi sempre di più scelgono questa destinazione: per quanto riguarda rifugiati e minori stranieri non accompagnati, infatti, dal 2019 al 2023 le risorse assegnate dai contribuenti erano addirittura raddoppiate, passando da 8 a 16 milioni. Solo 1 milione di euro però fu poi destinato effettivamente allo scopo: ovvero, circa il 6% della cifra che gli italiani, con le loro firme, avevano messo a disposizione.
Perché? Perché la stragrande maggioranza dei progetti presentati in questo ambito per l’assegnazione delle relative risorse non è stata ammessa al finanziamento. Nel 2023, per quanto riguarda la lotta alla fame nel mondo, su 134 progetti presentati, solo 28 sono stati approvati. Tutti gli altri? Respinti, per lo più per difetto amministrativo, all’interno di una procedura e un formulario che si fanno sempre più rigidi e complessi.
18 milioni inutilizzati per fame nel mondo e rifugiati
Adesso, a quanto pare, la storia si ripete: gli schemi di decreto presentati alle Commissioni contengono le graduatorie ufficiali dei progetti ammessi al finanziamento nelle cinque categorie. La denuncia arriva da InfoCooperazione. Gli italiani hanno destinato tramite l’8 per mille 196,4 milioni di euro: il 29% ha scelto l’edilizia scolastica, il 12% le calamità naturali, il 9,36% la fame nel mondo, il 3,45% l’assistenza ai rifugiati.
Guardando ai progetti approvati e finanziati, l’edilizia scolastica fa, come si usa dire, il botto: oltre 59 milioni vanno per la sicurezza degli edifici. Al secondo posto nella classifica troviamo le “calamità naturali”, a cui vengono destinati 24,6 milioni di euro distribuiti tra 22 progetti. Segue la categoria “conservazione dei beni culturali”, con 30 progetti ammessi al finanziamento (su 116 presentati) e una dotazione complessiva di 24 milioni di euro. Al quarto posto troviamo la “new entry”, introdotta nel 2023: “recupero dalle tossicodipendenze e altre dipendenze patologiche”, con 32 progetti finanziati, per un totale di 17,2 milioni.
In fondo alla classifica, ecco le due categorie più problematiche, la cui situazione è sempre più critica e, soprattutto, sempre più paradossale. Per l’assistenza a rifugiati e minori stranieri non accompagnati, i fondi saranno pressoché inutilizzati. I contribuenti hanno indirizzato a questa finalità ben 9,6 milioni di euro, le organizzazioni hanno presentato 85 progetti ma solo 15 di essi sono stati ammessi al finanziamento, per un totale di appena 1,8 milioni di euro. E gli altri 7,7 milioni? Sarà facoltà del Consiglio dei Ministri riallocarli, secondo la normativa vigente.
Molto male anche i progetti per la lotta alla fame nel mondo: su 111 presentati, solo 31 sono ammessi al finanziamento, per un totale di 9,4 milioni sui 19,2 che i contribuenti avevano destinato. Avanzano quasi 10 milioni, che i contribuenti avrebbero voluto destinare a ridurre la fame nel mondo, ma che andranno invece dove deciderà il Consiglio dei Ministri. Per legge le risorse non utilizzate restano sullo stesso comparto, per l’anno successivo, ma la preoccupazione è che il trend resti quello: niet, progetto bocciato. Lo si temeva l’anno scorso, è successo anche quest’anno.
Ma perché tante domande sono state respinte? Una improvvisa debacle dei progettisti delle organizzazioni di Terzo settore? Ce lo chiedevamo già prima dell’estate. Nella maggior parte dei casi, il no è dettato da un difetto amministrativo: una firma digitale che manca, un documento non conforme a un formulario diventato sempre più rigido e in cui i requisiti richiesti, tanto per la presentazione quanto per la rendicontazione, sono sempre più severi e spesso difficilmente compatibili con la natura stessa dei progetti. Così raccontavano e denunciavano alcune delle organizzazioni che ogni anno partecipano, proprio in questi ambiti, al bando indetto dal Dipartimento che si occupa del riparto delle risorse. E non parliamo di piccole organizzazioni alle prime armi, prive di competenze, strumenti e personale, ma di grandi e storiche realtà del panorama italiano, che sanno ben muoversi nel mondo della progettazione e che hanno a che fare quotidianamente con bandi pubblici e privati.
In sintesi, ci sono quasi 18 milioni di euro che i contribuenti hanno destinato ad uno scopo (o meglio, a due) e che saranno invece utilizzati diversamente. A fare le spese di procedure e formulari sempre più complessi saranno, ancora una volta, le organizzazioni che si occupano di offrire assistenza a rifugiati e minori stranieri non accompagnati o a combattere la fame nelle aree più povere del pianeta. Due attività, queste, che oggi più che mai necessitano di sostegno e di risorse.
In apertura, foto di Danilo Balducci/Ag.Sintesi
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