Chiesa italiana
A Bergamo carità e sostenibilità viaggiano insieme
Dal numero di catechisti (4.500) ai pasti per i poveri (quasi 50mila). Dagli interventi per il patrimonio artistico ai 60mila partecipanti nei centri estivi. Fino alle risorse utilizzate (53) dalle 390 parrocchie. Il bilancio di missione della diocesi orobica apre una nuova strada nella comunicazione ecclesiale. VITA ne ha parlato con don Enrico Minuscoli, economo della diocesi
Quanti soldi muove una diocesi? Come spende le sue entrate? Il bilancio quadra? L’equilibrio tra costi e ricavi terrà nel tempo? Ma, soprattutto, come persegue la sua missione e come vengono utilizzate le risorse? A rispondere pubblicamente a queste domande, con il Bilancio di missione, è stata la diocesi di Bergamo, guidata dal vescovo Francesco Beschi. Non si tratta di un documento obbligatorio richiesto dal diritto civile o canonico. Ma la Chiesa italiana, impegnata nel cammino sinodale, potrebbe arrivare a chiederne l’ufficialità, non solo a consigliarne l’adozione. Quella del capoluogo orobico è una delle realtà ecclesiali che dispone tradizionalmente di un patrimonio importante, oltre che di un seguito radicato da parte dei fedeli, nonostante la crisi delle vocazioni non risparmi nemmeno la terra de L’albero degli zoccoli. VITA ne ha parlato con l’economo, don Enrico Minuscoli, che ne ha coordinato la redazione.
A quale esigenza ha risposto questo vostro impegno?
Il tema è quello di rendere conto di ciò che viene fatto alla diocesi stessa, alle singole parrocchie e a tutti i fedeli. Il cammino sinodale in cui la chiesa tutta è impegnata ha insistito molto sul tema della trasparenza e della sostenibilità.
Dopo Milano, è toccato a voi.
Abbiamo voluto anticipare quella che potrebbe diventare una proposta specifica per tutti e che la diocesi ambrosiana ha testato per prima. La nostra diocesi non aveva ancora pubblicato niente dal punto di vista economico. Cogliendo lo spirito delle nuove sollecitazioni, ma anche per non alimentare antiche discussioni sulla consistenza del patrimonio diocesano, abbiamo capito che il tempo era propizio.
Perché proprio un bilancio di missione?
Volevamo mostrare l’aspetto prettamente economico, senza limitarci a questo, integrandolo con una descrizione non solo qualitativa delle modalità di utilizzo delle risorse disponibili. Il bilancio di missione crediamo risponda a questo mix di esigenze. Ma non solo.

Qual è l’altro scopo?
Prendere consapevolezza di quanto e come si opera davvero. Nel lavoro di descrizione e selezione dei contenuti, è emersa la ricchezza e la numerosità delle iniziative, portate avanti nonostante il calo dei sacerdoti, grazie soprattutto ai laici e al volontariato. Proprio questa abbondanza ha reso necessario fare scelte, discernere e dare priorità. Senza dover raccontare tutto indistintamente.
Con chi avete lavorato?
Assieme ad Altis advisory, lo spin off dell’Università Cattolica specializzato nell’accompagnare le organizzazioni nei percorsi di sostenibilità. Un soggetto terzo può offrire uno sguardo esterno e un metodo che consentono di costruire un racconto bilanciato e non autoreferenziale. Abbiamo messo insieme le forze per raccogliere e raccontare la nostra realtà pastorale, svolgendo un lavoro d’insieme che ha fatto bene anche al nostro interno.
Quali sono i numeri più importanti?
I numeri che proponiamo non rappresentano una classifica, perché ogni attività pastorale è importante. Gli highlitghts indicano alcune cifre molto significative. Dal punto di vista economico, la diocesi ha raccolto circa 12,2 milioni di euro, impiegandone direttamente 11,7. Le 390 parrocchie da cui è composta la diocesi, dal canto loro, hanno raccolto quasi 54 milioni utilizzandone poco più di 53, per un valore medio di circa 136mila euro per parrocchia.

Guardando alle quattro “terre esistenziali” con cui avete raggruppato le diverse attività?
Rispetto all’area delle famiglie, vorrei citare i 60mila partecipanti ai centri ricreativi estivi, tra cui 44mila bambini e preadolescenti. Ma anche i 4.500 catechisti attivi. Per la prossimità e cura, i 47.450 pasti erogati ai bisognosi nei Punti caldi in stazione, con l’aiuto di 1.330 volontari. Per la socialità e mondialità, i 430 missionari bergamaschi nel mondo.
E poi c’è l’area dell’arte e cultura.
È un capitolo molto importante, grazie al grande patrimonio artistico e culturale del nostro territorio. Sono stati realizzati 280 progetti di restauro e catalogate con 15mila nuove schede di opere e oggetti d’arte, che si aggiungono alle 280mila schede e alle 300mila immagini già catalogate. Ma vorrei ricordare anche i 69 laboratori d’arte con 3mila bambini e ragazzi e 880 genitori.
Mutando il linguaggio tecnico, quali sono i vostri stakeholder?
I primi siamo noi stessi, per le ragioni che abbiamo detto prima, poi, ma non in ordine di importanza, i beneficiari delle opere, le istituzioni, i sacerdoti, i laici impegnati, tutti i fedeli e in prospettiva tutta la cittadinanza.
È un bel messaggio a chi chiede maggior trasparenza nella gestione dei beni ecclesiastici.
Il punto fondamentale che abbiamo cercato di seguire nel documento e che cerchiamo di mettere in atto è soprattutto quello della trasparenza. Perché crediamo che solo attraverso una trasparenza si riesca ad essere credibili e dunque accreditati con tutti, anche con coloro che sono più lontani da una sensibilità ecclesiale.

In una delle prossime edizioni, perché il nostro impegno è quello di continuare, ci piacerebbe arrivare a una vera e propria certificazione del bilancio.
Per l’edizione che rendiconterà l’anno che si sta concludendo?
Per evitare di ripetere solo i numeri generali, che sarebbero simili, vorremmo mettere in risalto le principali opere realizzate in questo Anno santo. Penso all’apertura del nuovo Museo diocesano dal punto di vista artistico e all’apertura di una casa di accoglienza per minori con disabilità situata nel centro della città per la missionarietà. Poi, pensiamo a uno sguardo più approfondito sulle parrocchie evidenziando alcuni esempi che stanno dando buoni frutti dal punto di vista pastorale riguardo a un aspetto specifico, caritativo o educativo.
Dal punto di vista economico?
Vorremmo approfondire ulteriormente anche gli aspetti gestionali della parrocchia, per mostrare delle buone pratiche che possono anche di ispirazione per gli altri.
Si arriverà a una vera e propria misurazione dell’impatto?
Potremmo risolvere la questione con una battuta ricordando che misurare l’impatto quando si fa la carità diventa un po’ difficile. Più seriamente, un documento sulla rendicontazione, per quanto utile, non può certo contraddire lo stile evangelico dell’operare nel silenzio e non per mostrare dei risultati. Però, proseguendo nel nostro lavoro, quello della misurazione dell’impatto è un buono spunto da prendere in considerazione. Come ha ricordato il nostro vescovo introducendo questo primo passo, «la lettura di queste pagine trova il suo criterio interpretativo non nel “peso” che la Diocesi ha nella storia e nella vita della nostra società, ma nella fede che nutre e rende ragione del nostro organizzarci ed agire».
Le foto in apertura e interne sono dell’ufficio stampa della diocesi di Bergamo
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