Solidarietà e Fundraising
A Roma sbarca il “distributore per donare”
Barcellona, Vienna e Roma. Sono le tre città europee in cui in queste feste natalizie si sta sperimentando una nuova modalità per raccogliere le donazioni: un fiammante distributore automatico. Nella Capitale si trova in piazza della Repubblica, resterà fino all'Epifania e contiene diverse possibilità di donazione: da una coperta a un pasto, da un giocattolo a un kit per l’igiene personale. Funzionerà?
Natale è tempo di doni, l’Epifania anche. E se il dono è il simbolo di questa stagione dell’anno, il “Distributore per donare” è una nuova possibilità per renderlo concreto.
Nata nel 2017 negli Stati Uniti e già diffusa in una dozzina di Paesi, la “Giving Machine” è arrivata anche in Europa: precisamente a Barcellona, Vienna e Roma, dove è stato inaugurata lo scorso 8 dicembre in piazza della Repubblica. L’iniziativa è promossa dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nell’ambito del progetto benefico globale “Sii una luce”, che incoraggia le persone a celebrare il Natale attraverso semplici atti di servizio.
Il funzionamento è semplice e intuitivo: i distributori per donare, rossi e simili ai distributori automatici, consentono ai donatori di “acquistare” pasti, abbigliamento invernale, kit per l’igiene o materiale didattico destinati alle persone in difficoltà.

Il 100% di ogni donazione va direttamente alle associazioni coinvolte, mentre la Chiesa copre tutti i costi operativi. A Roma, le organizzazioni beneficiarie dell’iniziativa sono Unicef, Comunità di Sant’Egidio e il comitato romano della Croce Rossa Italiana.
L’iniziativa, pensata per il periodo natalizio, proseguirà fino al 6 gennaio, quando i distributori saranno rimossi e messi al riparo fino all’anno successivo, quando verranno nuovamente installati, sempre nel periodo natalizio, anche se non necessariamente nella stessa piazza.
Solo dopo il 6 gennaio sarà possibile conoscere l’impatto complessivo dell’iniziativa e il ricavato destinato alle associazioni. Nelle passate edizioni, nei Paesi in cui erano attivi, i distributori hanno registrato risultati significativi: dal loro debutto oltreoceano nel 2017, hanno infatti raccolto oltre 22 milioni di dollari, sostenendo centinaia di progetti di aiuto umanitario in più di una dozzina di Paesi.

«Abbiamo accolto con favore questa iniziativa, che invita le persone che vivono la città, nel periodo natalizio, ad avere un pensiero e a compiere un gesto anche nei confronti di chi è più solo e ha più bisogno», spiega Sergio Rivabene, responsabile delle relazioni istituzionali della Comunità di Sant’Egidio. «Durante il Natale, infatti, la solitudine e i bisogni spesso si acuiscono. Abbiamo individuato e “inserito” nel distributore una serie di doni che sappiamo essere utili alle persone che incontriamo ogni giorno nei nostri servizi: un giocattolo per i bambini, una coperta per chi vive in strada, un pacco alimentare per chi è in difficoltà. Negli ultimi tre anni, e in generale dopo la pandemia, ci siamo trovati a rispondere sempre più spesso a richieste di aiuto alimentare. Ben venga, quindi, ogni possibilità di aiuto e solidarietà».
La donazione, certo, non basta da sola a rispondere al bisogno di chi è solo: «Nelle nostre Case dell’Amicizia non ci limitiamo a distribuire pacchi alimentari, ma creiamo relazioni, momenti di incontro e dialogo. “Aggiungi un posto a tavola” è il nostro monito: siamo una famiglia allargata che si frequenta tutto l’anno, non una tavolata occasionale per qualche ricorrenza. Vedrei quindi di buon occhio una continuità di questa iniziativa. Intanto, però, è bella e significativa la possibilità di fare un regalo natalizio anche a una persona che non si conosce. Sta poi a ciascuno trovare il modo di continuare a stare vicino, e questo si può fare in tanti modi».
L’invito, insomma, è a mantenere viva l’attenzione tutto l’anno, non solo a Natale: «In questo periodo riceviamo tante telefonate, non solo da parte di chi ha bisogno, ma anche da chi offre la propria disponibilità. In generale, però, è un momento storico in cui non siamo particolarmente portati a guardare gli altri: c’è piuttosto una grande forza dell’io, per cui, sia tra le persone sia tra gli Stati, si fa a gara a chi è più forte. Noi, a Sant’Egidio, sentiamo con forza le parole di papa Francesco: siamo “tutti nella stessa barca”. Questo ci aiuta a comprendere quanto la pace sia fondamentale e quanto il mio destino e quello degli altri siano intrecciati. Per questo, l’impegno per i più fragili diventa, più che un dovere, una necessità».
Foto fornite dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni
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