Educazione digitale

Abuso di smartphone e social media dei minori, la Fondazione Patti digitali cerca di fare da argine

Un comitato di esperti ed educatori promuove un'iniziativa in un periodo in cui è diventato difficile limitare l'utilizzo degli strumenti tecnologici da parte di bambini e adolescenti. Aggirate da molti le direttive europee: un minore su quattro mostra un uso problematico dello smartphone, con segnali di dipendenza

di Redazione

Il momento è quanto mai azzeccato. La nascita della Fondazione Patti digitali Ets, datata 12 dicembre 2025, avviene in un periodo storico in cui l’uso di smartphone e social media tra i giovani si sviluppa a ritmi senza precedenti e l’Intelligenza artificiale generativa pone sfide imprevedibili. È stata costituita su iniziativa di un comitato di promotori, composto dagli esperti che hanno ideato e sviluppato l’esperienza dei Patti digitali: Marco Gui, Marco Grollo, Stefania Garassini, Brunella Fiore, Simone Lanza, Stefano Boati e Chiara Respi. Fanno inoltre parte dei fondatori la Fondazione Bicocca, riferimento scientifico della rete, e l’associazione Media Educazione Comunità – Mec. Collaborano con l’iniziativa anche le associazioni Aiart e Sloworking. Inoltre, supportano le attività della Fondazione Patti Digitali pure la Fondazione Oltre e l’organizzazione non profit internazionale Human Change.

«Abbiamo visto gli effetti dell’ondata di smartphone e social, per cui ci siamo trovati impreparati», spiega Marco Gui, presidente della Fondazione. «E ora siamo investiti dalla prossima, ancora più imprevedibile: l’Intelligenza artificiale generativa. Le famiglie sono in cerca di risposte, ma manca un approccio coerente di tutti gli attori educativi. La Fondazione Patti Digitali nasce per colmare questo vuoto, offrendo alleanze educative, strumenti chiari e una regia strategica che faccia in modo che l’innovazione tecnologica sia a servizio dello sviluppo di bambini e ragazzi».

Marco Gui, presidente della Fondazione Patti digitali

Gli obiettivi

La Fondazione Patti digitali si propone come soggetto nazionale indipendente per coordinare e rafforzare la Rete dei Patti digitali, un movimento educativo cresciuto in tutta Italia negli ultimi due anni e composto da diecimila famiglie e 200 gruppi locali, volto a creare un ambiente più sano per i minori, dove le famiglie collaborano seguendo le linee guida del Manifesto dell’Educazione digitale di comunità. La nuova organizzazione ha come obiettivi principali lo sviluppo e il consolidamento dei Patti sul territorio, la formazione di nuovi gruppi e supporto a quelli esistenti, la creazione di percorsi educativi per genitori, insegnanti e minori sull’uso consapevole delle tecnologie, la ricerca e le valutazioni di impatto sul rapporto tra digitale e benessere, e l’attività di advocacy verso politica, imprese e stakeholder per promuovere una regolamentazione più attenta e consapevole.

La Fondazione mira, inoltre, a contribuire allo sviluppo tecnologico affinché sia rispettoso del benessere dei minori e della loro crescita personale, colmando il divario tra la rapidità dell’innovazione tecnologica e la capacità della società di gestirla, contrastando frammentazione, confusione e solitudine educativa attraverso norme condivise e sostegno concreto.

Dati allarmanti

I numeri sottolineano l’urgenza: il 97% degli adolescenti italiani usa Internet quotidianamente, ma un minore su quattro mostra un uso problematico dello smartphone, con segnali di dipendenza (fonte: Ricerca Altroconsumo). A novembre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che propone di fissare a 16 anni l’età minima per social, piattaforme video e Ai companions, consentendo l’accesso tra i 13 e i 16 anni solo con l’autorizzazione dei genitori e promuovendo lo sviluppo di un sistema Ue di verifica dell’età.

Nel 2023, il 47% degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni ha trascorso più di cinque ore al giorno online, mentre circa un terzo dei bambini tra 6 e 10 anni usa lo smartphone quotidianamente, con un incremento significativo rispetto al 2018-2019 (fonte: Istat). Tra i preadolescenti (11-13 anni), il 62,3% possiede almeno un account social, nonostante la legge europea (Gdpr) richieda almeno i 14 anni (fonte: Rapporto 2025 Save the Children). Secondo la Ricerca Eyes Up dell’Università Milano-Bicocca, dell’Università di Brescia, dell’associazione Sloworking e del Centro Studi Socialis, il 45% dei ragazzi riceve lo smartphone a 11 anni e il 30% possiede già un profilo social. Il 53% consulta lo smartphone appena sveglio, il 22% durante la notte, e il 51% lo usa occasionalmente durante i pasti, anche se solo il 10% lo fa regolarmente. I dati evidenziano un impatto negativo della precocità di utilizzo regolare dei social media sulle performance scolastiche nel lungo periodo.

Il comitato consultivo

Alcune figure di primo piano nel panorama educativo, politico e scientifico nazionale hanno accettato di far parte da subito del comitato consultivo della nuova Fondazione: Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle famiglie; Alessandro D’Avenia, insegnante e scrittore; Marianna Madia, deputata del Pd e firmataria alla Camera dei deputati di un disegno di legge su media e minori; Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia, prima firmataria al Senato di un disegno di legge su media e minori; Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e scrittore; Stefano Vicari, direttore dell’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile dell’Irccs Ospedale pediatrico Bambino Gesù.

Il consiglio di amministrazione, guidato da Marco Gui, è composto da Marco Grollo (presidente dell’associazione Mec), Stefania Garassini (giornalista, docente universitaria, presidente dell’Aiart Milano), Giovanna Iannantuoni (presidente della Fondazione Bicocca) e Gianluigi De Palo (direttore della Fondazione Oltre).

Credits: la foto d’apertura è di Kampus Production su Pexels; la foto di Marco Gui è della Fondazione Patti digitali Ets

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