Qui Lucca
Accompagniamo le donne, senza sostituirci: come la luce gentile della luna
VITA ha passato una mattina al Centro antiviolenza dell'associazione Luna di Lucca, uno dei più attivi della Toscana. Nel 2024, 41 donne sono entrate in una casa rifugio. «Per le donne, purtroppo, spesso dopo la denuncia c’è una strada in salita»: è la triste verità che ha spiazzato la tirocinante Aurora. «Le leggi oggi ci sono, quello che manca è la collaborazione tra i vari attori», dice la presidente Daniela Elena Caselli
«Non si comprende ancora cosa sia la violenza, la confusione che c’è nelle case. La violenza è complicata ed è complicato aiutare le donne che ne sono vittime»: sono le parole di Daniela Elena Caselli, presidentessa e fondatrice di Luna, uno dei centri antiviolenza con più case rifugio della Toscana. Luna è un’associazione senza scopo di lucro con sede a Lucca, aderisce a D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) e al coordinamento di Tosca, la rete regionale dei centri antiviolenza. Sono 2.027 le donne che Luna ha aiutato, offrendo supporto psicologico, consulenza e assistenza legale, contatti con assistenti sociali e sostegno all’autonomia lavorativa.
Luna nasce a Lucca nel 1999, quando di violenza non si parlava: le donne avevano semplicemente bisogno di cure. All’epoca era solo uno sportello senza sede che aveva luogo in spazi lasciati da altre cooperative. Poi, di fronte ai numeri, il problema non si è più potuto ignorare: dal 2006 al 2023 in Toscana sono 140 le donne vittime di femminicidio, di cui 16 nella provincia di Lucca. Nel 2024 sono stati 487 i nuovi accessi al supporto psicologico di Luna e a chiedere più aiuto sono state uniformemente donne nella fascia dai 18 ai 49 anni, per la maggior parte coniugate.

La realtà di Luna è uno spazio piccolo ma accogliente. Ognuna delle stanze ha una propria funzione, ma tutte finiscono per essere multiuso: la capienza rispetto all’affluenza non è molta, tant’è che appena qualche minuto dopo l’apertura del centro la stanza adibita ai colloqui psicologici è già occupata. Mi siedo in una delle due stanze rimaste libere e Caselli mi parla della sua esperienza e della storia del centro. Il suo racconto dettagliato e preciso ricorda l’omicidio di Vania Vannucchi, uccisa nel 2016, e delle ingiustizie dette durante il processo. Vania era stata bruciata viva dal compagno, del caso ne avevo sentito parlare in televisione. «Le leggi ci sono, anzi ci sono tante leggi, ma poi bisogna vedere come si applicano», dice, e poi aggiunge: «La cosa che manca di più adesso è collaborazione tra i vari attori».
Dopo la denuncia, una strada in salita
Tra poco Luna partirà con un nuovo progetto per formare gli insegnanti della materna e prima primaria. A parlarmene sono Ilaria Colombani e Silvia Selmi, che si occupano rispettivamente di prevenzione e supporto psicologico. «Il maschile e femminile sono ruoli su cui si dovrebbe lavorare fin da piccoli, la prevenzione è troppo spesso ci viene richiesta solo in emergenza» sottolinea Ilaria, parlandomi da una scrivania sommersa da fogli. Ammettono che lavorare come operatrici «può essere anche frustrante. Spesso di fronte al nostro grosso impegno e al grossissimo impegno della donna che si mette in gioco e stravolge la propria vita scegliendo di entrare in una casa rifugio – sono 41 quelle entrate in una casa rifugio nel 2024 – ci si trova a dover sostenere battaglie, invece che trovare collaborazione». È la vittimizzazione secondaria, ossia quando una donna, invece di essere tutelata dagli organi istituzionali, viene ulteriormente danneggiata.

«Per le donne, purtroppo, spesso dopo la denuncia c’è una strada in salita», dice la tirocinante Aurora. Questo è proprio ciò che non si aspettava entrando in un Cav: «C’è disinformazione su questo, denunciare non è sempre la prima cosa da fare in caso di violenza». Il concetto è che, senza preparazione, si rischia di ritornare sui propri passi. Nel corso del 2024 sono state 61 le ore di consulenze legali offerte dal Centro, con 23 donne prese in carico. La maggior parte delle consulenze è stata richiesta per reato di maltrattamenti in famiglia.
Al Centro tutti sono sempre molto indaffarati: «A volte sembra di stare in un frullatore», dice la tirocinante. La sua esperienza è estremamente positiva, si sente seguita e presa in considerazione. «C’è un grande lavoro di squadra qui dentro. Sono molto supportive anche tra di loro. A fronte della grande richiesta di aiuto che non mi aspettavo, le operatrici lavorano bene, non lasciano situazioni in sospeso e si curano di tutte le richieste che arrivano».
Il problema della casa
Le operatrici di Luna concordano nel sottolineare che le consulenze tecniche di ufficio – Ctu nei processi per affido di minori sono una delle più grandi difficoltà che incontrano. In quella sede spesso il termine “violenza” non viene neanche pronunciato.
Inoltre, dicono, «il percorso in uscita dai Cav, soprattutto per le donne al fine di un percorso nelle case rifugio, è estremamente difficile anche per via dell’emergenza abitativa. È difficile per una famiglia monoreddito trovare una casa a prezzi accessibili». Inoltre Ilaria aggiunge: «Di violenza di genere a parole sappiamo tutto, ma forse è una realtà che non viene realmente compresa nella sua devastazione. La si può comprendere veramente solo quando ci si mette davanti ad una donna che ti racconta la sua storia».
Qui a Luna le operatrici si approcciano alle donne vittime di violenza mettendole al centro, mai sostituendosi a loro. Offrono risorse senza porre condizioni. Il Centro antiviolenza così diventa una presenza costante nel buio, una luce gentile che affianca, illumina la strada percorribile, senza mai imporla né indicarla. Proprio come la luna.
Nell’articolo, foto dell’autrice. In apertura, ritrovo in piazza il 25 novembre 2024 per “Lucca si Intreccia”, evento organizzato dal Centro Antiviolenza Luna, Croce Verde Lucca ed Auser Filo d’Argento Lucca. Credits: pagina Instagram giovanicrilucca
Il numero 1522 è un servizio gratuito attivo 24 ore su 24 per le vittime di violenza e stalking. Chiama il 1522 se hai bisogno di aiuto o anche solo di un consiglio: è garantito l’anonimato. È possibile anche chattare con le operatrici tramite il sito web o l’app del servizio.
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