Famiglia
Adottabili ma non adottati: sono 206 i minori con bisogni speciali in attesa di una famiglia (e della “banca dati”)
Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto ha svelato il dato rispondendo ad un atto ispettivo presentato da Maria Domenica Castellone (M5S) sul funzionamento della tanto attesa Banca dati dei minori dichiarati adottabili, prevista dalla legge fin dal 2001 e - ormai 25 anni dopo - non ancora pienamente operativa. «Mi chiedo se una Banca Dati Nazionale davvero funzionante, aggiornata e accessibile non avrebbe potuto facilitare l’incontro tra questi bambini e le famiglie idonee», afferma Anna Guerrieri, presidente del Coordinamento Care
Adottabili, ma ancora senza una famiglia. In Italia. In attesa. Non due, non venti, ma 206. Tanti sono i «minori adottabili portatori di bisogni speciali ancora presenti nelle strutture residenziali» al 31 dicembre 2024. Il numero lo ha svelato in Senato il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto (FI), rispondendo giovedì 16 ottobre ad un atto ispettivo presentato da Maria Domenica Castellone (M5S) sul funzionamento reale della tanto invocata (e tanto attesa) Banca dati dei minori dichiarati adottabili.
«Sono numeri che ci devono interrogare», commenta Anna Guerrieri, presidente del coordinamento Care, che riunisce 40 associazioni familiari. «Certo, sono meno dei 385 minori segnalati nel 2017, come riportato nel 3° Rapporto supplementare CRC e questo è un dato che accogliamo con sollievo. Ma resta la domanda: come è possibile che, pur essendo dichiarati adottabili, questi bambini non abbiano ancora trovato una famiglia?».
206 minori nel 2024 sono meno dei 385 del 2017, ma resta la domanda: come è possibile che, pur essendo dichiarati adottabili, questi bambini non abbiano ancora trovato una famiglia?
Anna Guerrieri, presidente Care
Una delle riposte possibili a questa domanda, certamente non l’unica, è il fatto che in Italia ancora non è pienamente operativa quella Banca Dati Adozioni, prevista per legge (la legge 149, per l’esattezza) fin dal lontano 2001: quasi 25 anni fa. Una banca dati dei minori adottabili e delle famiglie disponibili all’adozione, accessibile a tutti i tribunali per i minorenni e aggiornata con cadenza trimestrale, in modo che sia più semplice, avendo visibilità su scala nazionale, trovare la famiglia “più giusta” per ogni minore, a prescindere dalla regione di residenza e del cui tribunale l’idoneità all’adozione porta il timbro. «Mi chiedo se una Banca Dati Nazionale davvero funzionante, aggiornata e accessibile non avrebbe potuto facilitare l’incontro tra questi bambini e le famiglie idonee, anche al di là dei confini territoriali dei singoli tribunali. Forse avrebbe potuto velocizzare i tempi, migliorare la qualità degli abbinamenti e soprattutto offrire a questi minori una possibilità concreta di crescere in una famiglia», riflette Guerrieri.
Un ritardo di quasi 25 anni
Non è un caso quindi che il dato dei 206 minori con bisogni speciali adottabili ma non adottati sia emerso in un’interrogazione sulla banca dati, sui cui ritardi già in passato il ministero della Giustizia è finito in tribunale. Ancora una volta, interpellate sul “perché” di questo incredibile ritardo, le istituzioni hanno dato spiegazioni tecniche e tecnologiche. Il funzionamento della Banca Dati presuppone infatti l’informatizzazione dei tribunali per i minorenni, che è stata lentissima. E solo a seguito dell’intesa raggiunta il 29 gennaio 2019, ha spiegato il viceministro, «sono state avviate le operazioni di revisione dei parametri di censimento degli elementi procedurali acquisiti nella stessa Banca dati, al fine di migliorarne la funzionalità». Nel giugno 2023, inoltre, implementando la riforma Cartabia, nel sistema informativo contenzioso civile distrettuale (Sicid) sono stati inseriti tre nuovi “codici oggetto” per adottabilità (codice 03), adozione (04) e disponibilità all’adozione (05): una innovazione che «consente di strutturale in modo più efficace i flussi relativi all’adozione dei minori e permette quindi di effettuare, già attraverso il Sicid, ricerche accurate sullo stato di adottabilità dei minori, offrendo funzionalità analoghe a quelle svolte dalla Banca Dati Adozioni, in un ambiente integrato con i registi operazionali e, pertanto, di più immediata fruibilità».
Queste iniziative, ha proseguito Sisto, «sono un segno tangibile dell’impegno del Dicastero nella direzione, auspicata dall’interrogante e voluta dal legislatore del 2001, dell’intensificazione della collaborazione interistituzionale in funzione di un concreto efficientamento del sistema di abbinamento tra minori adottabili e coppie o persone singole aspiranti all’adozione, foriero – ce lo auguriamo – della frequente e positiva conclusione dei procedimenti di adozione nazionale ed internazionale».
Queste iniziative sono un segno tangibile dell’impegno del Dicastero nella direzione voluta dal legislatore del 2001, dell’intensificazione della collaborazione interistituzionale in funzione di un concreto efficientamento del sistema di abbinamento tra minori adottabili e coppie o persone singole aspiranti all’adozione
Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia
Uno sguardo nazionale
Tutto vero, nessuno lo mette in dubbio, ma Anna Guerrieri non nasconde la sua «delusione»: «Dopo più di vent’anni, la banca dati nazionale dei minori dichiarati adottabili e delle coppie aspiranti all’adozione, prevista dalla legge 149 del 2001, non è ancora pienamente operativa. I Tribunali per i minorenni sono quindi ancora limitati nell’individuazione della migliore famiglia possibile per i bambini e le bambine in attesa e spesso così devono ricorrere ad annunci ed appelli pubblici».
Che cosa “limita” gli abbinamenti nel sistema attuale? «Le coppie possono estendere la propria disponibilità, ma devono farlo Tribunale per Tribunale e così si amplia solo parzialmente la platea su cui i Tribunali possono contare. Il processo non è efficace per le coppie e chiaramente non è sufficiente a garantire i diritti delle bambine e dai bambini a crescere in una famiglia accogliente». In sintesi, significa che se ci fosse una banca dati nazionale, il Tribunale per i minorenni potrebbe scegliere fra un numero più ampio di genitori candidati, a beneficio del minore. Non solo: «L’assenza della banca dati impedisce anche di raccogliere e aggiornare quei dati che sono essenziali per analizzare e comprendere l’evoluzione dell’adozione nazionale: età e caratteristiche dei minori, presenza bisogni speciali, numeri relativi ai collocamenti provvisori o agli affidamenti a rischio giuridico. Dati che invece abbiamo per l’adozione internazionale, grazie all’impegno della CAI in questo senso», spiega Guerrieri.
Basti pensare che l’ultima relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 149 è stata presentata a dicembre 2021, con dati relativi agli anni 2017/2020: allora si parlava di 1.238 minorenni complessivi in stato di adottabilità nel 2019 e di 6/7 domande di adozione per ogni minorenne dichiarato in stato di adottabilità. Nell’aprile 2024 il ministero della Giustizia ha pubblicato le statistiche relative alle domande di adozione nazionale pervenute ai Tribunali per i minorenni nel 2022, con 656 adozioni nazionali concluse nell’anno e 8.362 domande di disponibilità all’adozione presentate.
Proprio nella relazione al Parlamento si sottolineava che «per la maggioranza dei minorenni dichiarati adottabili si trovi una famiglia adottiva in tempi contenuti», ma che «ai margini dell’esperienza adottiva resta un numero non irrilevante di minorenni in stato di adottabilità per i quali motivazioni di ordine procedimentale (ricorsi, ecc.) e caratteristiche (età elevata, disabilità, ecc.) poco rispondenti alle disponibilità delle coppie richiedenti rendono tale percorso difficile da avviare. Sono proprio questi soggetti a giovarsi maggiormente della piena operatività della banca dati dell’adozione nazionale con l’allargamento della platea di potenziali famiglie adottive dalle quali attingere per rispondere alle esigenze specifiche del minore».
Nella relazione si legge tuttavia anche che «il 72% dei Tribunali (21) chiamati a esprimere un parere ha ravvisato l’utilità della BDA nella ricerca di famiglie idonee all’adozione nazionale di minori, mentre il 14% dei Tribunali (4) non ne ha reputato proficua la consultazione» e anche che secondo i Tribunali nella BDA dovrebbe essere inserita anche l’informazione relativa «alla specifica disponibilità delle coppie ad adottare un minore portatore di “bisogni speciali”, così da incrementare e migliorare gli abbinamenti proprio per i minorenni di più difficile adozione. Per “bisogni speciali” si intendono una serie di caratteristiche degli adottandi correlate all’età, alla presenza di disturbi del comportamento o disabilità, alla provenienza da nuclei familiari composti da più fratelli/sorelle, all’aver patito traumi o violenze o precedenti fallimenti adottivi, alla persistenza di forti legami con la famiglia d’origine».
Guerrieri infatti oggi ricorda che non è un caso che anche il Gruppo Crc, di cui il Coordinamento Care fa parte, raccomandi da anni al ministero della Giustizia di rendere finalmente operativa la Banca Dati Nazionale, di pubblicarne i dati periodicamente e di fornire informazioni chiare su età, genere e bisogni speciali dei bambini, con particolare attenzione a quelli ancora in attesa di una famiglia: «Dopo 24 anni non bastano più parole o aggiornamenti tecnici: servono volontà politica e responsabilità. Come Care continueremo a chiederlo con forza, perché dietro ogni numero c’è un bambino o una bambina che aspetta di essere accolto».
Dopo 24 anni non bastano più parole o aggiornamenti tecnici: servono volontà politica e responsabilità. Come Care continueremo a chiederlo con forza, perché dietro ogni numero c’è un bambino o una bambina che aspetta di essere accolto
Anna Guerrieri, presidente Care
Adozioni di special need: il sostegno che non c’è
Frida Tonizzo, presidente di Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie – Anfaa conferma la necessità della Banca dati: «Speriamo proprio che questa Banca dati diventi operativa e si risolvano tutti i problemi tecnici che ne hanno finora ostacolato l’ attivazione e il conseguente utilizzo. Finora dei minori adottabili italiani noi sappiamo solo se sono figli di genitori noti o di ignoti: nulla dell’età, delle le condizioni psicofisiche, etc. Come gruppo Crc per decenni l’abbiamo chiesta e abbiamo sollecitato notizie sui minori adottabili che non venivano adottati: questo tema peraltro si collega al sostegno dei minori adottati ultra dodicenni o con disabilità accertata previsto dalla legge (art. 6, comma 8 della legge 184/1983) ma attuato soltanto dalla Regione Piemonte».
Foto di Jess Zoerb su Unsplash
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