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Africa, come nasce una baraccopoli
Il volume “Urbanizzazione, economia informale e baraccopoli in Africa” di Fabrizio Floris, docente di sociologia dello sviluppo in Università Cattolica propone un’analisi articolata dei meccanismi che regolano l’espansione urbana nel Sud Globale. Le trasformazioni in corso sono uno dei fenomeni più problematici del nostro tempo. Le città crescono in modo disordinato tra sovra-urbanizzazione e l’esplosione degli insediamenti informali
di Redazione
Si intitola “Urbanizzazione, economia informale e baraccopoli in Africa” l’opera di Fabrizio Floris (Franco Angeli, 2025), docente di Sociologia dello sviluppo. Un volume frutto di una ricerca trentennale nelle periferie. Il testo intreccia dati, ricerca sul campo e storie narrative. Floris, infatti ha condotto ricerche sul campo nelle baraccopoli di Nairobi, nei campi profughi del Kenya, alla periferia di Torino e con le vittime di tratta. Pubblichiamo l’introduzione al volume che propone un’analisi articolata dei meccanismi che regolano l’espansione urbana nel Sud Globale, con particolare attenzione al ruolo dell’economia informale e al caso di studio della baraccopoli di Korogocho (Nairobi), indagata in un prospettiva diacronica (1996 – 2024).
L’urbanizzazione in Africa è un fenomeno complesso e in rapida evoluzione, che negli ultimi decenni ha avuto sul continente un impatto significativo. L’Africa è uno dei continenti dal più alto tasso di urbanizzazione al mondo. Secondo le previsioni, entro il 2050 oltre il 60% della popolazione africana vivrà in aree urbane. È un processo spinto da vari fattori, tra cui la migrazione dalle aree rurali in cerca di opportunità economiche, istruzione e migliori servizi di salute in città.

Molte città, come Lagos (Nigeria), Nairobi (Kenya) e Johannesburg (Sudafrica), stanno vivendo un’espansione senza precedenti. La crescita spesso supera la capacità delle infrastrutture di adattarsi, causando sfide significative. L’espansione urbana avviene spesso in modo disordinato, con la proliferazione di insediamenti informali e baraccopoli, dove le condizioni di vita sono estremamente difficili. Siamo di fronte a grandi sfide e opportunità.
Le infrastrutture delle città africane non sono in grado di fornire servizi essenziali come acqua, elettricità, trasporti e alloggi adeguati a una popolazione in crescita. Sebbene l’urbanizzazione offra opportunità di crescita economica e innovazione, molti abitanti delle città rimangono intrappolati nella povertà, senza accesso a lavori stabili e ben remunerati.
L’espansione urbana è spesso associata a problemi ambientali, tra cui la deforestazione, l’inquinamento e una gestione dei rifiuti inefficace. L’urbanizzazione continuerà a trasformare l’Africa, ma sarà cruciale gestire tale crescita in modo sostenibile. Politiche che promuovano lo sviluppo di infrastrutture resilienti, l’inclusione sociale e la gestione ambientale saranno fondamentali per garantire che le città africane possano prosperare nel lungo termine.
Il problema che pare caratterizzare l’urbanizzazione in questa parte del globo è l’assenza di crescita, o, meglio, un tasso di sviluppo inferiore alla crescita demografica e al tasso di urbanizzazione. L’urbanizzazione senza crescita è stata al centro di ricerche nella letteratura sia sullo sviluppo sia sull’economia urbana, e ha anche richiamato l’attenzione dal punto di vista politico. In un mondo in rapida urbanizzazione, comprendere questo fenomeno è una sfida fondamentale, tanto per gli accademici come per i politici, per almeno quattro fattori.
In primo luogo, la migrazione rurale-urbana nell’Africa subsahariana sembra essere il risultato di una “spinta”, più che di fattori di attrazione: il deterioramento delle condizioni di vita nelle aree agricole – peggiorate da cambiamenti climatici, elevata volatilità dei prezzi nel settore primario, disastri naturali e persino conflitti violenti – “spinge” le persone verso le aree urbane, senza alcun aumento della produttività.
In secondo luogo, le infrastrutture urbane non crescono allo stesso ritmo dell’aumento della popolazione.
Terzo, il modello di urbanizzazione nell’Africa subsahariana mostra un alto grado di concentrazione urbana (primarzialità): rispetto ad altre regioni del mondo, qui in molti Paesi c’è un’elevata percentuale di popolazione urbana che vive in un’unica grande città.
Infine, i dati mostrano che l’accrescimento naturale della popolazione, dovuto a un’elevata fertilità e a tassi di mortalità più bassi, è un ulteriore fattore di aumento dell’urbanizzazione. Ne consegue un’urbanizzazione senza crescita che determina l’incremento della popolazione nelle aree informali della città: slum, favelas, corticos, bidonville dove la città non c’è, ma è da inventare, autocostruire, autoprogettare. Eppure, in questi spazi marginali i posti di lavoro si moltiplicano, le attività economiche generano reddito e risparmio, esprimono e praticano futuro.
In apertura Nairobi, photo by Nicholas Gray on Unsplash
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