Tecnologia e sostenibilità
Ai e valutazione d’impatto, la via per uno sviluppo inclusivo
Secondo il "Manifesto per un uso responsabile dell’intelligenza artificiale nei processi valutativi" di Social value Italia, la valutazione di impatto sociale è una leva strategica per garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avvenga in modo equo, responsabile e trasparente
di Alessio Nisi
L’adozione di sistemi di intelligenza artificiale in ambiti sensibili come il lavoro, l’assistenza sanitaria, l’istruzione, la giustizia e i servizi pubblici può produrre effetti rilevanti e spesso asimmetrici sulla vita delle persone, amplificando le disuguaglianze preesistenti o generando nuovi rischi sistemici. Per questo è essenziale dotarsi di strumenti e competenze in grado di anticipare, monitorare e mitigare gli impatti negativi, promuovendo un uso etico, inclusivo e sostenibile dell’innovazione tecnologica.
La valutazione di impatto sociale rappresenta quindi una leva strategica per garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avvenga in modo equo, responsabile e trasparente.

Questa la premessa da cui muove il Manifesto per un uso responsabile dell’intelligenza artificiale nei processi valutativi, documento di Social value Italia, associazione fondata nel dicembre del 2015 con l’obiettivo di promuovere in Italia la cultura e la pratica della misurazione del valore sociale a livello di Pubblica Amministrazione, organizzazioni del Terzo settore, soggetti filantropici ed operatori economici e finanziari.
Ai e processi decisionali
Il Manifesto di Social Value Italia si propone come un testo di linee guida tese a garantire che l’intelligenza artificiale resti uno strumento di supporto al lavoro umano, rafforzando fiducia e responsabilità nei processi decisionali. E di farlo in un contesto normativo europeo e nazionale che, con l’Ai act e la Strategia italiana per l’ia, punta a coniugare innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali.

I sei principi chiave del Manifesto
Il Manifesto sostiene la diffusione di un’intelligenza artificiale antropocentrica e affidabile “con l’obiettivo”, si spiega nel testo, “di saldare le radici e allo stesso tempo proiettarsi verso dei cambiamenti”, ma ha anche obiettivo di di guidare a utilizzare l’ai “per facilitare la familiarità con questi processi e la raccolta dei dati, con la massima attenzione a non svilire il vero significato della valutazione di impatto”.
Sei i principi chiavi su sui ruota il documento: centralità dell’essere umano, trasparenza, tutela della privacy, prevenzione dei bias, solidità dei dati, analisi del contesto.
Più nel dettaglio, i sistemi di ai non devono essere impiegati come soluzioni autonome ma servono per potenziare e supportare le capacità individuali. La supervisione umana deve essere garante di tutte le fasi in cui l’ai viene utilizzata nella valutazione. Per Social Value Italia la trasparenza e una comunicazione responsabile sono fondamentali. È necessario che gli stakeholder siano informati in merito ai diversi livelli di impiego dell’intelligenza artificiale all’interno dei processi e dei sistemi di raccolta dati e valutazione adottati. Nei processi valutativi è fondamentale informare le persone coinvolte in modo chiaro su come i dati verranno utilizzati, anche nell’ambito dell’ai.

In tema di prevenzione dei bias si evidenzia il rischio che solo alcune fonti vengano evidenziate, escludendo così una parte significativa della conoscenza disponibile. “È essenziale promuovere la diversità informativa e prevedere meccanismi di verifica e integrazione che limitino il rischio di bias o omissioni”.
È fondamentale inoltre integrare tecnologia e ai in un’ottica di solidità, affidabilità e tracciabilità del dato. A proposito di analisi del contesto si spiega che “il dato, per essere realmente utile, deve essere sempre letto e interpretato all’interno del contesto in cui nasce. Solo attraverso una corretta contestualizzazione è possibile restituirlo in modo accurato e coerente, evitando letture parziali o fuorvianti”
Il peso della valutazione d’impatto
In un quadro di risorse pubbliche e private sempre più scarse, è essenziale, si legge nel Manifesto, che queste siano “allocate con criteri di efficacia e sostenibilità, per garantire il massimo impatto positivo possibile”. È cruciale quindi adottare approcci capaci di orientare le scelte strategiche verso esiti misurabili e di valore per la collettività.
La valutazione di impatto sociale si pone sempre più come uno strumento fondamentale per supportare processi decisionali informati e orientati al bene comune: consente di analizzare in modo sistematico gli effetti, attesi e inattesi, di politiche, programmi, tecnologie e interventi sull’ambiente sociale, economico e relazionale in cui essi si inseriscono.
Non non si limita a misurare i risultati, ma invita a interrogarsi sulla qualità del cambiamento generato, sulla sua distribuzione tra gruppi diversi della popolazione, e sulla coerenza tra obiettivi dichiarati e trasformazioni reali.
Valutazione d’impatto e intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale e i modelli di valutazione di impatto sociale, secondo gli autori del Manifesto, risultano essere due dimensioni strettamente connesse, perché “l’adozione di tecnologie capaci di influenzare decisioni complesse richiede un’attenta analisi dei loro effetti sociali, economici ed etici”.
Da un lato, infatti, l’adozione di tecnologie di ai possono “modificare radicalmente le modalità con cui vengono condotti i processi valutativi”, dall’altro, i principi e gli strumenti propri della valutazione di impatto sociale “possono contribuire a orientare lo sviluppo e l’impiego dell’intelligenza artificiale verso esiti più equi, trasparenti e sostenibili”.
La rapida diffusione delle tecnologie dell’intelligenza artificiale fa sì che la valutazione di impatto sociale assuma un ruolo ancora più centrale.
Potenziare i processi valutativi
Ma c’è di più. l’intelligenza artificiale può offrire un supporto concreto e un’opportunità per innovare e potenziare i processi valutativi. Vediamo come: l’intelligenza artificiale può offrire un aiuto ad esempio nell’analisi di grandi volumi di dati, nell’identificazione di correlazioni non evidenti, nella misurazione degli impatti o nell’automatizzazione di situazioni complesse.
Ma attenzione. Solo un approccio integrato, si spiega sempre nel documento, “in cui l’ai sia messa al servizio di finalità sociali condivise, può generare un effettivo valore aggiunto nella comprensione e nella gestione degli impatti delle politiche, dei progetti e delle tecnologie”.
In apertura foto di Jonathan Crews per Unsplash. Le foto all’interno, di Langella e Mento, sono di VITA.
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