Siria

Aleppo, nuovi scontri e sfollamenti, la voce dei civili: «Non possiamo credere che stia accadendo di nuovo»

Gli scontri ad Aleppo tra il governo e la Syrian Democratic Forces, una compagine militare a maggioranza curda, hanno causano oltre 15 morti e 140mila sfollati. «Non possiamo accettare di vivere nuovi sfollamenti, spari sui civili, violenze nei centri abitati», dice Abdulkafi Alhamdo, professore universitario all’università di Aleppo. «Si stanno ripetendo scene che non avremmo più voluto vedere, che avevamo promesso di non far più vivere ai nostri figli»

di Asmae Dachan

«Non possiamo credere che stia accadendo di nuovo, non possiamo accettare di vivere nuovi sfollamenti, spari sui civili, violenze nei centri abitati». Parla con la voce concitata Abdulkafi Alhamdo, professore universitario di lingua inglese all’università di Aleppo, attivista per i diritti umani. Per anni lui stesso e la sua famiglia sono stati costretti a sfollare a causa dei bombardamenti dell’esercito di Assad e della Russia sulla città e come altre migliaia di civili sono potuti rientrare nelle loro case o in ciò che resta di esse solo di recente. «Si stanno ripetendo scene che non avremmo più voluto vedere, che avevamo promesso di non far più vivere ai nostri figli».

Negli ultimi giorni però si sono verificati sviluppi significativi sul piano militare, umanitario e amministrativo, con impatti diretti sulla popolazione civile, a seguito degli scontri tra le milizie delle forze Asayish, affiliate alle Syrian Democratic Forces, Sdf, una compagine militare a maggioranza curda, e le forze di sicurezza governative. Dopo il mancato accordo tra il governo e i rappresentanti militari curdi, e il rifiuto di questi ultimi di deporre le armi e integrarsi con le nuove autorità centrali, si sono accese le violenze, che a oggi hanno causato, secondo fonti della Direzione sanitaria di Aleppo, oltre quindici vittime e una ottantina di feriti.

Giovedì pomeriggio, 8 gennaio, l’esercito siriano ha lanciato operazioni militari su diversi fronti a nord di Aleppo, con colpi di artiglieria e tentativi di assalto con carri armati da Sheikh Maqsoud e Lairamoun (Aleppo nord), nonché da Ashrafieh e al-Siryan (Aleppo nord). Le forze Asayish, hanno risposto con armi pesanti e bombardamenti di artiglieria. L’operazione militare è stata preceduta da scontri intermittenti a partire dalla mattinata nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh ad Aleppo, dopo diverse ore di relativa calma. Lo scorso marzo c’è stato un accordo tra le Sdf e Damasco per l’integrazione delle milizie curde nell’esercito siriano, ma le forze curde, che oggi controllano quasi un terzo della Siria, in particolare nel nord-est, vogliono restare al comando e non accettano lo smantellamento delle proprie postazioni, temendo nuove ingerenze della Turchia, principale Paese a sostegno dell’attuale governo siriano e nemico dell’autonomia curda in Siria e Iraq.

La nuova ondata di violenze che ha colpito la città, considerata capitale culturale della Siria, ha generato tensioni e scoramento tra gli abitanti, che solo alcuni giorni fa hanno festeggiato nelle piazze il primo anniversario dalla caduta del regime e hanno accolto il nuovo anno tra mille speranze. Secondo i dati diffusi dal governatorato di Aleppo oltre 140mila cittadini, musulmani, cristiani, curdi, dei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh sono stati costretti a sfollare verso altri quartieri e località, su esortazione delle autorità centrali, in vista di quello che si considera la resa dei conti tra i due schieramenti opposti.

«Un proiettile è caduto nel quartiere di Khalidiya città di Aleppo, uccidendo una persona e ferendone altre sette. I bombardamenti di artiglieria reciproca sono continuati sulle aree residenziali, tra cui il complesso residenziale universitario nell'”Unità Cinque”. Anche l’edificio residenziale universitario è stato preso di mira da un drone, che è esploso proprio sopra l’Unità Cinque, senza che siano stati segnalati feriti tra studenti o personale», ha dichiarato il corrispondente di Enab Baladi, un sito di informazione indipendente ad Aleppo. «I bombardamenti da parte delle milizie curde partiti da Ashrafieh e Sheikh Maqsoud hanno colpito anche l’ospedale di maternità della città, nel contesto della continua escalation nei quartieri settentrionali di Aleppo e della paura diffusa tra i civili, soprattutto nelle aree vicine ai fronti di combattimento. L’attacco agli ospedali non è un episodio isolato nell’attuale escalation. L’ospedale Zahi Azraq nel quartiere di Bustan al-Basha, vicino ad Ashrafieh e Sheikh Maqsoud, è stato colpito nei giorni scorsi, prima che il direttore della direzione sanitaria di Aleppo, Mohammad Wajih Jumaa, annunciasse che era definitivamente fuori servizio. «Sono arrivati molti feriti da armi da fuoco e abbiamo offerto loro assistenza, poi l’ospedale è diventato inagibile», racconta Em Ramez, infermiera nella stessa struttura sanitaria. «Stiamo intervenendo nelle moschee e nelle chiese che hanno aperto le porte per accogliere gli sfollati, la situazione è critica, complice anche il gran freddo di questi giorni. Pensavamo di esserci lasciati alle spalle queste scene drammatiche, invece l’incubo delle violenze armate nei centri abitati si sta ripetendo».

Oltre alle violenze armate, quello che molti siriani temono è l’escalation di atteggiamenti e pensieri settari. Il fatto che le forze Asayish e in generale le Sdf siano composte da curdi, espone tutta la comunità curda, che vive ad Aleppo in armonia da generazioni, a pregiudizi e ritorsioni. Il ministro dell’Informazione Hamza al-Mustafa ha dichiarato che «i curdi siriani sono parte integrante del popolo siriano, sono nostri parenti e partner per il futuro, legati dal contratto di cittadinanza e da innumerevoli legami storici, culturali e umanitari». Sotto il regime degli Assad i curdi hanno vissuto forti limitazioni e discriminazioni, non potendo usare la propria lingua, celebrare le proprie festività e usare i propri costumi. Solo dopo la caduta di Assad i curdi siriani hanno celebrato liberamente per la prima volta nelle strade la festività del Nowruz, ma i timori nei confronti delle nuove autorità restano forti. La comunità curda siriana, come tutte le altre, non è un blocco monolitico, ma ha al suo interno diverse anime, con una parte che mira al separatismo e all’indipendenza e un’altra che si sente parte integrante della policroma società siriana. Questa nuova ondata di violenze crea non poche preoccupazioni tra la popolazione. «Finché i curdi non sentiranno che i loro diritti e la loro esistenza saranno tutelati nel nuovo Stato, nutriranno molte riserve sull’integrazione e temono la presenza di forze governative nelle loro regioni», ha affermato ad Al Jazeera Meghan Bodette, direttrice della ricerca presso il Kurdish Peace Institute.

«Avevo sedici anni quando la mia famiglia è stata costretta a sfollare da Aleppo. Sulle spalle avevo lo zaino di scuola e pochi vestiti», racconta Abdallah, volontario del Syrian Civil Defence, integrata sotto il ministero delle Emergenze e dei disastri. «Oggi, che indosso la divisa della Protezione Civile Siriana, assisto alle scene strazianti di famiglie con bambini, anziani, gatti che lasciano le case dove sono da poco rientrati, senza sapere se e quando potranno tornare. Cerco di dare loro conforto e di rassicurarli. So bene cosa si prova e tutti noi avevamo detto “mai più”».

AP Photo/Ghaith Alsayed/LaPresse

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