Regione Campania

Andrea Morniroli, assessore alla scuola e al sociale nella Giunta di Fico

Attivo da 40 anni nella cooperazione sociale, è stato nominato da Roberto Fico come assessore alle Politiche sociali e alla Scuola. Lo ha proposto il Pd, come esterno. Si è subito dimesso dalle cariche nelle cooperativa Dedalus e nel Forum Disuguaglianze e Diversità. A giugno, presentando il numero di VITA dedicato agli adolescenti aveva detto: «Io mi sono stufato di essere straordinario. Io voglio che le cose che faccio diventino politiche, ordinarie pubbliche, perché solo così diventano sistema e solo così possono ridurre le diseguaglianze»

di Sara De Carli

«Ringrazio il presidente Roberto Fico per la nomina come assessore regionale alle Politiche sociali e alla Scuola e ringrazio il Pd che ha voluto propormi come esterno per tale ruolo»: sono queste, affidate all’Ansa, le prime parole di Andrea Morniroli, neo assessore della Regione Campania.

Andrea Morniroli da più di quarant’anni lavora in ambito sociale, con particolare riferimento ai temi delle marginalità urbane, dei processi di innovazione sociale, delle politiche educative, delle gravi fragilità. Ha collaborato, tra gli altri, con i ministeri del Welfare e dell’Istruzione ed è stato assessore al Welfare con il Comune di Giugliano in Campania. Accettendo l’incarico di assessore, si è dimesso da tutti gli incarichi nella cooperativa Dedalus di Napoli, di cui è stato socio e amministratore. Già aggiornata la sua biografia anche sul sito del Forum Disuguaglianze e Diversità, di cui – si legge appunto al passato – è stato coordinatore insieme a Fabrizio Barca ed Elena Granaglia.

«Sento tutta la responsabilità politica e civile che accompagna tale incarico che cercherò di svolgere con tutto il mio impegno e attraverso un confronto continuo con la Giunta, il Consiglio regionale e tutte le forze sindacali e sociali e imprenditoriali impegnate in tali settori. Per svolgere al meglio tale ruolo, fin da questa mattina ho rassegnato le dimissioni dal Consiglio di Amministrazione della mia cooperativa, la Dedalus e dagli altri incarichi ricoperti con la stessa», ha detto Morniroli.

Questa la composizione della nuova Giunta:

  • Mario Casillo, vicepresidente: Trasporti, Mobilità, Mare
  • Vincenzo Cuomo: Governo del territorio, Patrimonio
  • Andrea Morniroli: Politiche sociali, Scuola
  • Claudia Pecoraro: Ambiente, Politiche abitative, Pari opportunità
  • Fulvio Bonavitacola: Attività produttive e sviluppo economico
  • Vincenzo Maraio: Turismo, Promozione del territorio, Transizione digitale
  • Angelica Saggese: Lavoro, Formazione
  • Ninni Cutaia: Cultura, Eventi, Personale
  • Fiorella Zabatta: Politiche giovanili, Sport, Protezione civile, Biodiversità, Politiche di riforestazione, Pesca e acquacoltura, Tutela degli animali
  • Maria Carmela Serluca: Agricoltura
    Il presidente Fico ha riservato a sé le materie della sanità, del bilancio, dei fondi nazionali ed europei, nonché le restanti non assegnate. Nei giorni scorsi invece un altro uomo con solide radici nel sociale, Luca Trapanese, era stato eletto vicepresidente del Consiglio regionale della Campania.

Il Forum Disuguaglianze e Diversità, in una nota, firmata da Fabrizio Barca, Elena Granaglia e Silvia Vaccaro, condivide «la felicità e l’orgoglio per la nomina di Andrea Morniroli ad assessore alle Politiche sociali e alla Scuola della Regione Campania. Noi tutte e tutti che abbiamo tanto appreso da lui in questi anni di lavoro assieme, che ci siamo fatti contaminare dalla sua passione per l’intrapresa sociale, che abbiamo condiviso quella sua inusuale capacità di ascolto e caparbia volontà di ricerca di punti di incontro e soluzione di questioni complesse, sappiamo che i cittadini e le cittadine della Campania avranno dalla loro parte chi farà di tutto per contrastare le disuguaglianze e onorare il proprio mandato. Come è nelle regole della nostra casa, Andrea cessa da ora il suo incarico di co-coordinatore e project manager del Forum Disuguaglianze e Diversità. Resterà, certo, un membro della nostra Assemblea e un punto di riferimento per il nostro Coordinamento».

Pochi mesi fa, Morniroli ha pubblicato insieme alla giornalista Gea Scancarello il volume Non facciamo del bene. Inchiesta sul lavoro sociale tra agire politico e funzione pubblica (Donzelli, 2025), in cui afferma senza mezzi termini che «il lavoro sociale ed educativo è politico o non è»: un libro scomodo in cui afferma che troppo spesso «gli operatori sociali hanno spesso perso la consapevolezza del loro agire. Chiunque abbia sfogliato un giornale nell’ultimo ventennio conosce derive che hanno indignato: cooperative piegate alla logica del profitto nel trattamento inumano di migranti, carcerati, marginali […] «Il lavoro sociale deve rifiutare questa trappola, per rispetto della propria storia, il proprio ruolo, la propria funzione».

E subito dopo aggiunge che «ci vuole però analoga forza nel respingere l’immagine spesso inconscia del lavoro sociale come lavoro che si racchiude nel solo fare del bene, di cura, agito da encomiabili sentimenti e dal desiderio di salvare il mondo». «Devono, invece, gli operatori contribuire alla creazione di politiche pubbliche che garantiscono il patto sociale designato magistralmente dalla Costituzione dopo gli orrori del nazifascismo… significa rigettare la mera funzione di gestori di politiche ideate da lontano, cioè di curatori fallimentari dell’esistente. Significa prendere posizione, e costruire posizioni». 

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia del 20 novembre 2024, in un incontro promosso da Con i Bambini, aveva ricordato che «quella tra pubblico e privato oggi è un’alleanza necessaria. Verissimo, a patto però di chiarire di quale Pubblica amministrazione e di quale Terzo settore stiamo parlando. Necessaria è l’alleanza della parte migliore del pubblico con la parte migliore del Terzo settore: il resto è solo “rete”».

E durante la presentazione a Napoli del numero di VITA dedicato agli adolescenti, aveva criticato la narrazione pubblica, in parte vera, di una città lanciata “verso l’infinito e oltre”, su cui però «ci sono posti soltanto in prima classe». «Servirebbe un pubblico forte», aveva detto, «che governi questi processi, perché senza il pubblico noi siamo condannati allo straordinario. La dico così: io mi sono stufato di essere straordinario. Io voglio che le cose che faccio diventino politiche, ordinarie pubbliche, perché solo così diventano sistema e solo così possono ridurre le diseguaglianze».

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