Anteprima magazine

Aree interne, la mappa dell’Italia da scoprire

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Il numero di dicembre/gennaio di VITA, in distribuzione, porta un altro racconto: il calo demografico è innegabile, eppure c’è un fenomeno di ritorno e arrivo nei luoghi che inizia a produrre numeri. Come leggere queste nuove comunità? Chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio nei paesi che stanno diventando centri di produzione per esperienze innovative. Le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha scelto un altro modo di vivere

di Daria Capitani

Scricchiolio di passi nel buio, l’aria della neve in quota e il pensiero alla prima interrogazione del mattino. Sono le 6. Al Laux, piccola frazione di Usseaux in Val Chisone, Sofia, 17 anni, sta andando a prendere il pullman per andare a scuola, un’ora e mezza di tragitto. Carmelo Vitellaro ha 36 anni, un viaggio di andata verso la Spagna e ritorno a Milena, cuore profondo dell’entroterra siciliano: ha recuperato l’oleificio di suo padre e ogni giorno al posto dell’olio produce cultura. Vanni Treu è il regista di una delle esperienze più forti di ripopolamento avvenute in Italia. Nel 2021, in un’area di sette piccoli comuni delle Alpi friulane, ha lanciato una call: vieni a vivere e lavorare in montagna. Si sono candidate 600 famiglie.

Restare, ritornare, arrivare. Tre verbi e un punto di vista: quello delle aree interne. Lo abbiamo assunto quest’estate, quando una reazione indignata è esplosa di fronte a una frase contenuta nel Piano strategico nazionale 2021/2027. Auspicava, per un numero non trascurabile di aree interne, un intervento pubblico di accompagnamento verso il declino. Ne è uscito un botta e risposta a più voci e il racconto si è appiattito ai due poli opposti: abbandono o rinascita. Ma che cosa c’è davvero nelle comunità? Nasce da qui, da un tema divenuto di grande attualità e da un desiderio di restituire complessità, il nuovo numero di VITA magazine. Un esercizio di onestà e un viaggio dentro i luoghi, per rispondere davvero a quel punto di domanda.

L’Italia vista da dentro

Nel primo capitolo lo abbiamo fatto andando a ripercorrere la storia delle aree interne, un’espressione relativamente giovane, di cui parliamo dal 2012. Siamo andati all’origine della Strategia nazionale. Quando è nata? Perché? Abbiamo intervistato persone che di aree interne si occupano in ambito di studio, ricerca, governance e filantropia. Tra le voci, compaiono Sabrina Lucatelli, coordinatrice della prima Strategia nazionale Aree interne, oggi presidente di Riabitare l’Italia e Claudio Risso, vicepresidente del Cnel – Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro. Con una selezione di fotografie realizzate da Lucio Rossi nell’ambito del progetto Terres Monviso.

Con Marco Bussone dell’Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani) abbiamo approfondito l’ultimo Rapporto Montagne Italia che mette nero su bianco un numero: 99.574. Sono le persone che tra il 2019 e il 2023 hanno trasferito la propria residenza in uno dei 3417 comuni della montagna italiana. Insieme a Rosanna Mazzia, presidente dell’associazione Borghi Autentici d’Italia, alla segretaria generale di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino, alla direttrice generale di Fondazione Garrone Francesca Campora e al presidente di Fondazione con il Sud Stefano Consiglio, abbiamo provato a ricostruire chi sono questi nuovi abitanti e che cosa li muove. Paolo Scaramuccia di Legacoop riflette sul sistema dell’accoglienza, mentre la ricercatrice Daniela Luisi, la progettista Alessia Zabatino e Giovanni Teneggi di Confcooperative Terre d’Emilia e B.More ci portano nel cuore dell’innovazione “aperta” che sta nascendo oggi nei territori. A cinque esperti (Antonio De Rossi, Filippo Tantillo, Rosanna Nisticò, Filippo Barbera e Luca Battaglini) abbiamo chiesto di sfatare altrettanti falsi miti. Con Jose Mangione e Rudi Bartolini del Movimento nazionale delle piccole scuole (Indire) ci siamo addentrati infine nelle aule degli istituti omnicomprensivi che, lontano dai grandi centri, allargano gli orizzonti percepiti dai giovani.

Cento tappe nella pancia del Paese

Il capitolo 2 è un viaggio in cento tappe attraverso i territori marginali che stanno diventando centri di produzione per inediti percorsi di accoglienza e professionalità ibride. Dalle Alpi all’Appennino, fino alle piccole isole, vi raccontiamo le storie di chi, tra fatica e ostacoli, ha adottato soluzioni concrete per restituire il senso e il bello dei luoghi. Dalla scuola di valle in Val Grana in Piemonte, dove le famiglie spesso guardano verso l’alto e non alla pianura per iscrivere i figli alla primaria, alla minuscola biblioteca di Capraia che tiene insieme una comunità. Da Gagliano Aterno in Abruzzo, dove un gruppo di giovani ha sentito il dovere di restare, fino ai “ritornanti” e “arrivati” di Matera, che con una community hanno catalizzato le attenzioni su un fenomeno che, sottolineano, «non è un fatto privato». Esperienze da scoprire che mostrano come l’abbandono non sia l’unica strada possibile.

Un altro modo di vivere

Nel terzo capitolo, c’è il pensiero. Che cosa ci insegnano oggi le aree interne? Parole nuove per abitare, idee per presidiare e restituire vita nuova a borghi impervi, paesi arroccati o immersi nella pianura rurale. Le abbiamo raccolte in sette dialoghi che aprono lo sguardo, senza mai cadere nella retorica, attraverso altrettante parole: si parte da “cura” per arrivare a “rabbia”. Dal regista di Un mondo a parte Riccardo Milani alla climatologa Serena Giacomin alla docente di Pedagogia Laura Formenti, dallo sceneggiatore de Il vento fa il suo giro Fredo Valla all’influencer Federica Fabrizio, dal poeta e paesologo Franco Arminio al sociologo Vito Teti. Infine, lo sguardo di Mariella Stella, materana, che ha scelto di ritornare, facendosi ponte tra la pubblica amministrazione e la spinta all’innovazione. Perché un approccio culturale diverso è condizione essenziale per valorizzare queste aree.

Societas: volti e voci di un mondo che cambia

Venendo al resto del giornale, l’editoriale del direttore Stefano Arduini è dedicato a quella che definisce «la frattura verticale che spezza l’Italia […]. Non quella fra destra e sinistra, la vera divisione corre tra chi sta in alto e chi in basso. […] A inizio 2025 solo il 5% delle famiglie detiene quasi la metà della ricchezza nazionale». Uno scenario che impone al Terzo settore e ai corpi intermedi di assumere un ruolo centrale nel riportare al centro i problemi concreti delle persone e restituire voce a chi oggi è escluso.

La prima parte del giornale, Societas, ospita i contributi di Ivana Pais sul ruolo della tecnologia nel Piano italiano per l’economia sociale, le rubriche a cura di Giuseppe Frangi e Maurizio Crippa, un’infografica di Matteo Riva sui prestiti alle istituzioni non profit, gli sguardi originali dei giovani fotografi dell’Istituto italiano di fotografia e del collettivo del Teatro del Lunedì. La parola del mese, a cura di Rosy Russo di Parole O_stili è “Casa”, mentre Salvatore Garzillo ci presenta Amico Dolci, il musicista della non violenza.

Communitas: disabilità, formazione e società benefit

La terza parte del magazine, Communitas, è densa di contenuti. Luigi Bobba e Gabriele Sepio, presidente e segretario di Terzjus, spiegano perché la crescita del 5 per mille non si fermerà, dopo il successo della campagna “5 per mille, ma per davvero”, promossa da VITA insieme a 67 organizzazioni. «Adesso», scrivono, «serve un tetto “mobile”». Anna Spena ci porta a Lamezia Terme, alla scoperta di Trame, la Fondazione di partecipazione che trama contro le mafie. Di inclusione giovanile e tutela del mondo animale scrive Antonietta Nembri.

Il direttore generale di Federcasse Sergio Gatti ragiona sulla transizione cooperativa, mentre Stefano Granata, presidente nazionale di Confcooperative/Federsolidarietà riflette su come il rinnovo del contratto nazionale della cooperazione sociale abbia innescato un dibattito profondo sul valore delle professioni di cura.

Con Sara De Carli entriamo nel primo Piano d’azione italiano sulla disabilità, approvato il 28 novembre dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Un ampio approfondimento, con contenuti a firma di Stefano Arduini, Flaviano Zandonai e Francesco Crippa, è dedicato alla formazione ad alto impatto per l’economia sociale, mentre Chiara Ludovisi analizza due ricerche sulla parità di genere realizzate da Deloitte Italy. Il changemaker di dicembre è Fulvio De Nigris, che nella sua Casa a Bologna ha ospitato 370 persone in coma, insieme alle loro famiglie: un’opera, diventata servizio pubblico, raccontata da Claudia Balbi.

A che cosa servono le società benefit? Stanno riuscendo a dare una marcia in più alle aziende che vogliono conciliare gli obiettivi economici con quelli ambientali e sociali? C’era bisogno di creare un istituto giuridico per “isolare” le imprese che sposano la sostenibilità a livello statutario? Sono le domande a cui risponde – con numeri, analisi e interviste – la sezione “Produrre Bene” curata da Giampaolo Cerri in continuità con la sua newsletter del lunedì.

L’ultima pagina del magazine, come sempre, è dei lettori. Intervistato da Anna Spena, l’abbonato del mese è Antonio Perdichizzi che legge VITA perché «in un mondo che va veloce, dove si cerca di consumare tutto in poche battute, avere più voci e più punti di vista è un valore aggiunto».

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La cover è dell’illustratrice Youngin Kim

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