Spopolamento
Aree interne, per il Cnel nessun destino è ineluttabile
Claudio Risso e Alessandro Rosina, rispettivamente vicepresidente e consigliere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, hanno presentato una nota di chiarimenti sul parere allegato al Piano strategico nazionale delle aree interne 2021-2027 nel quale si parlava di "declino irreversibile"
Ha animato un acceso dibattito lungo tutta un’estate, il Piano strategico nazionale delle aree interne-Psnai 2021-2027 che, in prima stesura, sentenziava un declino irreversibile delle aree interne e periferiche italiane.
Allegato al Psnai, era un contributo del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro sul quale oggi l’Assemblea Cnel è intervenuta con una propria nota per chiarire che quell’allegato «Tiene conto dei dati pubblicati dall’Istat, nonché di quanto inviato dall’Ispettorato generale per la spesa sociale del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell’economia e delle finanze.
Nella nota, il Cnel ribadisce che: «Nessun Comune ha di fronte un destino ineluttabile in relazione alle coordinate geografiche in cui si trova», ma ammette anche che sicuramente «Sono molti i Comuni che rischiano un percorso di marginalizzazione irreversibile per le dinamiche demografiche che li caratterizzano».
Questo rischio, il Cnel sostiene che «È alto perché è l’Italia stessa, nel suo complesso, ad essere entrata dal 2014 in una fase di declino continuo. E perché in nessuno degli scenari contemplati dalle previsioni Istat la popolazione italiana tornerà ad aumentare nel breve e medio-lungo periodo».
Nessuna “condanna” per nessuna area e nessun Comune, ma si dà scientificamente atto della oggettiva situazione demografica del Paese, invitando a far sì che ciascuna località sia messa in grado di rispondere alla sfida demografica al meglio delle possibilità
I dati Istat
Nel report Istat Italia 2050: sfide e prospettive di una società in transizione del 28 luglio 2025 si evidenzia che «Le ultime previsioni demografiche, aggiornate al 2024, disegnano un processo di transizione all’interno del quale il peso dell’odierna struttura per età della popolazione è prevalente rispetto ai comportamenti demografici attesi».
Nello scenario più favorevole Istat – si legge nella nota Cnel – la popolazione residente in Italia, scesa a sotto 59 milioni attuali, va a ridursi ulteriormente a 56,8 milioni nel 2050 e a 52,8 nel 2080. Questo nonostante si ipotizzi un aumento del numero medio di figli per donna che sale da meno di 1,2 attuale a un valore attorno a 1,6 nel 2050 (portandosi sopra la media europea e in linea con i livelli più virtuosi nel mondo occidentale). L’inversione di tendenza della popolazione è quindi esclusa dall’Istat e ancor più lo è una inversione di tendenza dell’invecchiamento della popolazione.
«Se, quindi, le dinamiche più ottimistiche a livello nazionale prevedono un sensibile declino della popolazione e un marcato invecchiamento demografico, per le aree più debole e fragili si delinea un quadro ancor peggiore. In particolare, il Mezzogiorno e le Aree interne sono quelle indicate dall’Istat come maggiormente avviate su un percorso di declino e invecchiamento della popolazione», sostiene il Cnel.

L’inversione di tendenza
Il Cnel ha delineato quattro situazioni teoriche rispetto agli obiettivi di inversione di tendenza.
La prima, più favorevole, «Riguarda un’inversione che torna a far salire la popolazione. Ma è uno scenario non contemplato dall’Istat a livello nazionale, e che quindi può riguardare solo una parte molto limitata del Paese. La seconda è quella di un declino della popolazione ma con nascite che tornano a salire, che corrisponde allo scenario più ottimistico dell’Istat a livello nazionale. Questo è possibile solo portando il tasso di fecondità italiano ai livelli più alti dei paesi occidentali. La terza situazione, espressa dallo scenario mediano nazionale Istat, è quella di un contenimento del declino delle nascite (il tasso di fecondità aumenta ma riesce solo in parte a controbilanciare la riduzione, già in corso, della popolazione in età riproduttiva). In questa situazione potrebbero rientrare buona parte delle aree interne. Il quadro meno favorevole, con declino della popolazione più accentuato rispetto alla media nazionale, potrebbe riguardare soprattutto la quarta, ossia la parte più fragile delle aree interne, in particolare alcune località ultraperiferiche e già attualmente poco popolate», ha spiegato in Assemblea il consigliere Rosina.
Il disegno di legge
Sulle aree interne il Cnel intende continuare il proprio impegno, a sentire Claudio Risso, il suo vicepresidente.
All’orizzonte, un disegno di legge d’iniziativa del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro dal titolo “Aree interne come nuovo paradigma di sviluppo, un mondo non a parte”
Si pensa a quattro tavoli tematici che si confronteranno su quelli che sono i temi sui cui poi articolare il progetto legislativo: un tavolo su sviluppo economico, occupazione, innovazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale, in riferimento alle aree interne; uno sui temi di agricoltura, sostenibilità urbanistica, infrastrutture, mobilità e turismo; un terzo su servizi sociali, qualità della vita, formazione e un quarto tavolo sulla partecipazione alla governance locale.
foto copertina: GDG, panorama dai Nebrodi al mare
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