Appuntamento a Matera

Aree interne: una rivoluzione culturale per una burocrazia creativa

Il 30 gennaio saremo a Matera per presentare il numero di VITA "Aree intere, l'Italia da scoprire". Mariella Stella, esperta di innovazione sociale, sarà tra i protagonisti dell'appuntamento. Questo l'intervento che firma sul magazine, sulla necessità che la Pubblica Amministrazione si ripensi, a partire dal suo personale: perché «le Aree interne possono diventare laboratori di una nuova Pubblica Amministrazione, in cui la burocrazia esca dalle sue trincee, verso una governance partecipata e collaborativa»

di Mariella Stella

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una profonda trasformazione delle sfide sociali, che ha ridisegnato i bisogni delle popolazioni e dei territori. Le nostre città vivono problemi nuovi rispetto anche solo ad un decennio fa e ci sono temi che chiedono di entrare a pieno titolo nell’agenda delle istituzioni pubbliche: le nuove forme di abitare, il turismo sostenibile, l’invecchiamento attivo e tanto altro ancora. Sfide che esigono approcci innovativi da parte delle Istituzioni e delle Pubbliche Amministrazioni, ora in prima linea nella ricerca di nuove soluzioni. Ma se le grandi città vivono tensioni sociali relative all’inaccessibilità della casa, le aree interne combattono quotidianamente contro il mostro dello spopolamento, dell’invecchiamento cronico della popolazione e dello svuotamento repentino dei servizi sanitari e di prima necessità. 

Problematiche diverse per dimensioni territoriali molto differenti, che fanno pensare ad una distanza, forse siderale, tra chi vive in un paese di meno di 5mila abitanti e chi in una città che supera il milione. C’è, però, un aspetto che accomuna questi territori, ed è l’assetto istituzionale territoriale, che cerca di dare risposte, di gestirne i bisogni e di provare a costruire soluzioni: Comuni, Regioni, quel che resta delle Province, la cosiddetta PA di prossimità, con numeri sicuramente diversi ma con dinamiche spesso molto simili. E come lo fa? Con i pochi e fragili strumenti che ha. In primis con il suo personale, il capolinea di un sistema vecchio e burocratizzato  che non ce la fa più a reggere come prima, ma anche il punto di ri-partenza di una rinascita necessaria e possibile, che potrà realizzarsi, però, solo a determinate condizioni. 

Già a valle della prima Strategia Nazionale Aree Interne (Snai), 2014-2020, promossa dall’Agenzia per la coesione territoriale e dall’allora ministro Fabrizio Barca, erano emerse criticità strutturali riconducibili ad una resistenza del livello centrale – politico e burocratico – ad abbracciare modalità nuove di sviluppo locale, che passassero da un coinvolgimento più diretto dei cittadini di quei territori, da una nuova mappatura delle risorse, da un ascolto più profondo e “competente” dei bisogni e dall’empowerment delle risorse umane dedicate alla gestione del bene comune.

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