Contro diseguaglianze e invecchiamento

Arte e cultura, sport e relazioni: la «prescrizione sociale» entra nella Treccani

Svolgere attività sportive e culturali, partecipare a corsi di yoga, gruppi di lettura e attività formative promuove la salute. Ne abbiamo parlato con Annalisa Cicerchia, economista della cultura e vicepresidente del Cultural Welfare Center, tra le autrici del lemma dell'enciclopedia Treccani

di Nicla Panciera

Arte e cultura, attività fisica e relazioni sociali, ma anche la partecipazione a corsi di yoga e giardinaggio o gruppi di lettura, non sono attività voluttuarie. Al contrario, sono fondamentali per stare bene e rimanere in salute, in particolare in presenza di fragilità dovute all’età, alla malattia o a condizioni socio-economiche svantaggiate. La promozione di tale approccio multifattoriale al benessere e alla salute, che va oltre la dimensione squisitamente sanitaria, si traduce nella cosiddetta «prescrizione sociale» cui è stato appena dedicato un lemma dalla Enciclopedia online Treccani (qui) che ne riconosce, evidentemente, il potere benefico per una società disuguale e che invecchia.

La prescrizione sociale

Con prescrizione sociale, recita la voce, «si indica un approccio innovativo e olistico alla cura, sulla base del quale i professionisti sanitari indirizzano i pazienti verso risorse e servizi non clinici presenti nella comunità – quali ad esempio, attività artistiche e culturali, esercizio fisico, supporto sociale -, riconoscendo che la salute è il prodotto di molteplici fattori sociali, economici e ambientali». Il lemma è stato elaborato dal Cultural Welfare Center CCW in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità Iss, il Centro regionale di Documentazione per la Promozione della Salute Regione Piemonte Dors e il Centro studi cura e comunità per le medical humanities dell’Università del Piemonte Orientale.

Capitale di salute

«Quelle intese dalla prescrizione sociale sono tutte attività che contribuiscono alla costruzione del capitale di salute delle persone, altrettanto significativamente delle forse più note raccomandazioni su cosa mangiare e che stile di vita adottare» ci spiega una delle autrici del lemma Annalisa Cicerchia, economista della cultura, docente di Tor Vergata esperta della valutazione di impatto delle politiche culturali, di indicatori culturali e del rapporto fra cultura, arte e ben-essere.  È tra le socie fondatrici di centro di ricerca CCW, di cui è vice presidente.

Invecchiamento attivo

L’approccio olistico è raccomandato anche dalle maggior agenzie di salute come l’Organizzazione mondiale della sanità Oms che sostiene la prescrizione sociale (qui il kit per la sua introduzione) come valido strumento di promozione di un active ageing, approccio che riconosce il ruolo dei determinati sociali della salute, fattori come povertà, isolamento e solitudine, status socioeconomico, istruzione e alloggio.

I benefici per il singolo e il sistema

Tra i principali benefici di una frequente immersione nella letteratura, nella musica, nel teatro e nelle attività fisiche e sociali, vi sono la riduzione della solitudine e dell’isolamento sociale, lo sviluppo del capitale umano e culturale, il rafforzamento delle capacità di coping, di fronteggiare situazioni stressanti, difficoltà o eventi avversi, e una significativa diminuzione della pressione sul sistema sanitario di base. Secondo la non profit britannica National Academy for Social Prescribing, che ha lanciato nel 2019 il Social Prescribing World Day, investire sulla prescrizione sociale si associa a una riduzione fra il 20% e il 40% degli accessi in pronto soccorso e delle visite dal medico di medicina generale. Cicerchia, che dal 2017 al 2025 ha diretto in Istat due linee di ricerca proprio sul Welfare culturale, puntualizza: «Abbiamo avviato un gruppo di lavoro appositamente costituito per valutare i vantaggi per il sistema della cura, anche in termini di risparmio economico derivante dall’investimento in cultura e arte. Un calcolo di questo tipo in Italia è ancora molto complicato per la frammentazione dell’offerta e le differenze organizzative delle Regioni». Tuttavia, la studiosa osserva che ragionare solo in termini di costi-benefici di questi interventi sarebbe riduttivo: «Nel Regno Unito è stata osservata una riduzione di almeno un terzo del carico di lavoro del medico di medicina generale, che corrisponde alla percentuale di richieste da parte dei pazienti legate non a bisogni strettamente medici, ma agli effetti dei determinanti sociali della salute» spiega la ricercatrice. «La prescrizione sociale aiuta il sistema in due modi: alleggerendo il peso che grava sul sistema, liberando risorse mediche per i problemi che le richiedono davvero, e aiutando il sistema complessivo della cura a distribuire meglio le forze e fornendo strumenti adeguati a rispondere in modo articolato ai bisogni». Pensiamo alla solitudine: «Uno specialista potrà trattare le conseguenze di salute fisica e psicologica della solitudine, ma non la causa di questi disturbi. La prescrizione sociale, contrastando la solitudine, promuove la salute dei più fragili».

Sciroppo di teatro

Un esempio emblematico è l’esperienza di «Sciroppo di teatro», ideata da Silvano Antonelli dopo il Covid. Il bambino riceve dal pediatra la prescrizione di uno spettacolo, va in farmacia a ritirare il voucher e si reca a teatro a un prezzo simbolico, «immergendosi nell’esperienza artistica e, contemporaneamente, sostenendo l’impresa culturale. Un successo. Nel 2024 ha portato in scena 570 spettacoli, per un pubblico complessivo di oltre 100.000 spettatori in 49 Comuni dell’Emilia-Romagna. Ora, si sta lavorando per perfezionare il sistema e ampliare le sperimentazioni, che sono state già avviate in provincia di Bolzano, in Toscana e a Roma. A Milano, si sta procedendo a raccogliere le ragioni per cui il pediatra ritiene di prescrivere «Sciroppo di teatro» e il suo effetto sul bambino, che chiaramente non sarà quello di curare la tosse.

Foto di Sciroppo di Teatro®

Medicina di prossimità

Nella Treccani non manca il riferimento all’attualità: «L’integrazione di questo modello nel Servizio Sanitario Nazionale potrebbe rappresentare un’opportunità strategica per rafforzare la medicina di prossimità e promuovere una sanità territoriale più inclusiva e preventiva». Il lemma fa seguito alla pubblicazione, anche grazie all’associazione Cultura Italiae, di altri affini – medical humanities nel 2023 e welfare culturale nel 2020 – indice di una progressiva acquisizione di consapevolezza.

Mettere a sistema per crescere

Oggi, nel paese, il principale problema delle iniziative di questo tipo con questa finalità è quello di rendere le esperienze accessibili a tutti, racconta Cicerchia, che sta analizzando i dati delle oltre 600 esperienze raccolte di prescrizione sociale, la prima ricerca di questo genere in Italia. «Sono tante le esperienze, frammentate sul territorio, molto diverse le une dalle altre, spesso frutto della iniziativa di vari enti, biblioteche, musei, ospedali, e di accordi fra loro, sostenuti, a volte dalle amministrazioni pubbliche, a volte da investitori sociali come le Fondazioni. Quando l’obiettivo lo richiede, come nel caso della rete Musei Toscani per l’Alzheimer, è necessario acquisire competenze specifiche e organizzare la formazione degli operatori». In generale, strutturare in rete iniziative spesso informali, nate in modo spontaneo, aiuta anche nel rendere le pratiche più omogenee e nella misurazione della loro efficacia. Che è fondamentale se si intende andare un po’ oltre la semplice consapevolezza che «la propria attività contribuisce a orientare in senso favorevole alcuni determinanti sociali e a mettere persone in connessione, creare contatti reali, migliorare la capacità di coping, rompere l’isolamento e togliere lo stigma verso alcune condizioni patologiche» conclude Cicerchia. «Andare oltre, per diffondere la consapevolezza della potenza della prescrizione sociale potendo fornire dati ed evidenze dei benefici che essa regala».

Foto di Anupam Mahapatra su Unsplash

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