Consumi
Aumenta il cibo salvato dallo spreco con Banco Alimentare
Le circa 49mila tonnellate recuperate dalla rete dei Banchi nel 2025 parlano di quantità in costante e graduale crescita. In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare Giuliana Malaguti, responsabile della comunicazione della Fondazione sottolinea come l’aumento degli alimenti raccolti vada di pari passo con filiere sempre più efficienti e virtuose. «Il vero cambiamento si genera quando la lotta allo spreco non è solo una procedura ma diventa cultura aziendale»
Nel corso del 2025 la rete del Banco Alimentare ha salvato circa 49mila tonnellate di cibo. Un dato provvisorio, ma che mostra un inevitabile segno più rispetto all’anno precedente (nel 2024 le tonnellate erano 45.600) come pure in aumento sono i partner da cui viene recuperato il cibo.
In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, con Giuliana Malaguti, responsabile della comunicazione della Fondazione abbiamo ragionato proprio su questa parte del cibo – distribuito agli enti caritativi – che deriva unicamente dalla raccolta.
La raccolta del cibo
In queste circa 49mila tonnellate non rientra, infatti, quanto invece Banco Alimentare riceve attraverso le donazioni, la Colletta nazionale e le derrate Agea.
«Questo risultato nasce proprio del recupero che viene fatta negli iper e super mercati, nell’industria, nelle mense collettive, nei catering», spiega Malaguti. Un esempio di questa azione è l’accordo stretto con la Fondazione Milano Cortina per recuperare gli alimenti nei Villaggio olimpico di Milano e delle altre sedi (ne abbiamo scritto qui) .
Il paradosso
«Quello che recuperiamo aumenta, ma dalle singole realtà raccogliamo meno alimenti. Sembra un paradosso, ma è proprio così», continua. «Quando una realtà inizia a donare il cibo, misura le sue eccedenze, emergono i dati e di conseguenza riduce lo spreco che è anche una perdita economica. Quindi dal nostro punto di vista dobbiamo aumentare i punti di prelievo. E così facendo aumentiamo anche il numero di quanti sono sensibilizzati».
Al di là dello spreco domestico (ne scriviamo qui) se si considerano i risultati sulle eccedenze da industria, Gdo, ortofrutta e ristorazione occorre tenere presenti due variabili: la consapevolezza e la visibilità del fenomeno che stimola le stesse imprese ad affrontare gli sprechi in modo corretto, da un lato.
La cultura della lotta allo spreco
Dall’altro la diffusione della cultura della lotta allo spreco. «Questo credo sia il vero cambiamento: quando da procedura diventa parte della cultura aziendale».
Malaguti sottolinea come le imprese che hanno fatto questo scatto sono diventate sostenibili a 360 gradi «il recupero delle eccedenze diventa il volano per la sostenibilità delle risorse. In questi ultimi quindici anni tante aziende hanno fatto questo percorso di consapevolezza».
Sostenibilità e prevenzione degli sprechi
E soprattutto, conclude, la responsabile comunicazione «pensare già nel dna di un bene alimentare c’è una sua seconda vita a favore di altri è quello che permette di recuperare il cibo da catering, buffet e ora dalle Olimpiadi. E ha molto a che fare con la sostenibilità e la costruzione di un percorso contro lo spreco che parte proprio dalla prevenzione».
In apertura recupero di frutta da parte di volontari di Banco Alimentare – foto da ufficio stampa
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