Anziani
Badanti di condominio nelle case popolari. Parte la sperimentazione a Roma
Approvata all’unanimità dall’Assemblea capitolina la delibera che introduce questa figura di supporto per gli anziani soli in città. Presto il bando, rivolto al Terzo settore, per selezionare gli operatori, che saranno pagati dal consiglio comunale. Poi il progetto si estenderà ai condomini privati. «Speriamo di partire in primavera, per rispondere a un bisogno crescente a cui tanti non riescono a far fronte», dice Erica Battaglia, consigliera comunale e presidente della commissione cultura e lavoro
Gli anziani in città sono tanti e spesso sono soli: a Roma come in tutte le grandi città, è un problema destinato a cresce e di cui bisogna farsi carico, in tutti i modi possibili. Laddove non arrivano i familiari né i servizi, arriveranno i badanti di condominio.
Il progetto partirà, in via sperimentale, in alcune case popolari, che saranno individuate nei prossimi giorni, per poi estendersi ad altri palazzi dell’edilizia residenziale pubblica. E se tutto andrà bene, anche i palazzi privati potranno usufruirne, definendo i dettagli e i costi con i rispettivi amministratori di condominio.
Per ora è solo un progetto, ma presto diventerà sperimentazione e poi, forse, realtà diffusa: è stata votata all’unanimità infatti dall’Assemblea capitolina la delibera a firma Battaglia. Baglio e Converti, che vuole introdurre nella capitale questa nuova figura, come avamposto e argine contro la solitudine degli over 65.
I dettagli non si conoscono ancora, ma alcuni punti fermi sono chiari: il badante di condominio non sostituirà l’assistente domiciliare, non sarà una figura sanitaria e quindi non sarà addetto alle cure, ma fornirà un’assistenza leggera e soprattutto assicurerà una presenza e un supporto agli anziani che vivono da soli.
Tra i compiti che potranno essergli richiesti, ci sono la consegna di farmaci, l’accompagnamento a visite mediche e commissioni, piccole attività domestiche e soprattutto compagnia.
Non sarà addetto a medicazioni, terapie o igiene personale, quindi: il suo compito peculiare è favorire e sostenere l’autonomia, l’inclusione sociale, l’invecchiamento attivo. In una parola, la qualità della vita.
Cosa c’è di nuovo?
L’esperienza non è del tutto nuova in Italia: in altre città, come Bologna, Torino, Milano, Verona, Firenze e Messina, esistono badanti di condominio “condivise”, che aiutano più anziani residenti nello stesso palazzo, distribuendo le ore di assistenza tra le diverse famiglie. Questo modello permette di ridurre i costi – spesso molto inferiori rispetto a un’assistenza individuale a tempo pieno – e di ottimizzare l’organizzazione del lavoro.
Anche all’interno dei diversi senior cohousing, che sempre più numerosi stanno aprendo in diverse regioni, è spesso prevista la presenza di un badante condiviso.
Esistono anche, in diverse città tra cui Roma, esperienze virtuose di “buon vicinato”, in cui un volontario si assume il compito di “badare” agli anziani che abitano nel palazzo.
La differenza consiste nel fatto che Roma Capitale vuole formalizzare questa figura, portando avanti il progetto d’intesa con i servizi e con il terzo settore, così da rendere nel tempo questa figura un anello della catena del welfare cittadino.
Abbiamo chiesto qualche dettaglio in più a Erica Battaglia, consigliera comunale Pd e presidente della commissione cultura e lavoro: «La prossima settimana avremo una riunione operativa con i dipartimenti Sociale e Patrimonio, per individuare due lotti da cui iniziare la sperimentazione di 12 mesi», ci spiega.
«Successivamente, faremo un bando, rivolto al Terzo settore, per cercare le figure professionali che saranno necessarie per portare avanti il progetto e che saranno pagate con un finanziamento del consiglio comunale. L’obiettivo è dare una risposta ai tanti anziani soli e in difficoltà che vengono segnalati dai servizi sociali. In primavera, saremo pronti per partire. Al tempo stesso, apriremo un tavolo con gli amministratori di condominio, per portare la proposta anche nei palazzi privati, naturalmente in questo caso a spese dei condomini, ma con un’importante riduzione dei costi per un servizio di cui sempre più famiglie hanno bisogno, ma per tante è economicamente insostenibile», conclude Battaglia.
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