Quale sviluppo?

Banca Etica: «Green deal, il Parlamento europeo lo ha affossato»

Il duro commento del presidente Aldo Soldi dopo il voto che ha ufficializzato la marcia indietro sulle regole della sostenibilità per le aziende: «Così la lotta ai cambiamenti climatici non è più una priorità: forti rischi per imprese e persone»

di Nicola Varcasia

La notizia era nell’aria. Una inedita (per questa legislatura) composizione di forze politiche al Parlamento europeo ha trovato l’accordo sulle regole della sostenibilità: l’obbligo di rendicontazione varrà solo per le imprese con oltre 1.750 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Mentre gli obblighi di due diligence si applicheranno solo a società con più di 5mila dipendenti e un fatturato netto superiore a 1,5 miliardi di euro. Una vera e propria marcia indietro che, soprattutto ora che c’è l’ufficialità, ha suscitato reazioni e commenti.

Maggioranza inedita

Molto netto quello di Aldo Soldi, presidente di Banca Etica: «Il Parlamento Europeo ha approvato con un’inedita maggioranza – costituita da Partito popolare e partiti di destra cui si sono uniti anche alcuni eurodeputati dei gruppi Renew e S&d – il cosiddetto “primo pacchetto Omnibus”. Nel nome della semplificazione e della riduzione della burocrazia il provvedimento affossa di fatto le precedenti direttive europee in materia di rendicontazione di sostenibilità (Csrd) e sulla due diligence (Csddd) delle imprese. La proposta che annacqua ulteriormente le normative sulla sostenibilità e la riconversione ecologica delle imprese rispetto a quanto già proposto dalla Commissione Ue. È fra l’altro drasticamente diminuita la quantità di imprese tenute alla rendicontazione dell’impatto sociale e ambientale delle loro azioni».

Pretesti

Non si tratta di negare l’importanza di semplificare la vita alle imprese, anzi: «Il Gruppo Banca Etica – pur riconoscendo la necessità di una semplificazione normativa anche in tema ambientale – ritiene estremamente dannoso e pericoloso questo approccio dell’Europa che sta rinunciando al proprio ruolo guida nel settore della sostenibilità. Nel nome di un presunto aumento della competitività delle attività economiche nel brevissimo periodo, si rinuncia a contrastare il cambiamento climatico. È una scelta miope che ignora evidenze scientifiche e trascura il fatto che tutte le analisi mettono in evidenza come proprio i cambiamenti climatici rappresentino un rischio nel medio-lungo periodo per le imprese stesse, per la sicurezza di cittadine e cittadini dell’Unione europea e del pianeta, nonché per il sistema economico globale», ha concluso Soldi. L’approvazione definitiva del provvedimento è attesa per fine anno e quindi potrebbe esserci ancora uno spazio per qualche cambiamento. Ma è sempre più chiaro che il tema, ora diventa quello di saper andare oltre.

Foto in apertura di Guillaume Perigois da Unsplash.

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