Sviluppo territoriale

Beni confiscati alla criminalità, accordo tra l’Agenzia nazionale e Confcooperative

Firmato un protocollo finalizzato a creare nuova occupazione attraverso l'esperienza di 200 cooperative associate alla Confederazione, che vanta 16mila imprese, 550mila occupati e un fatturato di 85 miliardi di euro. «Pronti a fare la nostra parte», ha detto Gaetano Mancini, vicepresidente di Confcooperative con delega ai beni confiscati

di Redazione

«Il riutilizzo dei beni confiscati non rappresenta semplicemente la riaffermazione della legalità e la realizzazione di presidi di sicurezza ma anche la concreta realizzazione del messaggio sotteso: la società civile, che vive rispettando le regole, prevale su coloro che hanno usato la prevaricazione e il malaffare per accumulare ricchezza privando i territori di risorse e di opportunità di sviluppo». Lo ha detto a Bari, alla Fiera del Levante, il prefetto Maria Rosaria Laganà, direttore dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati – Anbsc, durante il convegno “I beni confiscati, un volano per la comunità – Come la cooperazione sui beni confiscati genera sviluppo sociale ed economico”, organizzato da Confcooperative. Per l’occasione, Anbsc e Confcooperative hanno siglato un accordo per creare maggiori opportunità di sviluppo nei territori.

«I beni sequestrati e confiscati costituiscono una risorsa importante nel quadro delle azioni che enti e istituzioni sono chiamati a porre in essere per fronteggiare situazioni di fragilità e realizzare percorsi di inclusione sociale», ha proseguito Laganà. «Fondamentale è dunque l’attività che l’Anbsc è chiamata a perseguire con il coinvolgimento e la collaborazione di istituzioni e componenti della società civile, con la consapevolezza che l’attività di destinazione dei beni sarà tanto più efficace quanto più potrà contare su una consolidata rete di relazioni. In questo contesto si inserisce anche il protocollo firmato con Confcooperative per la promozione di iniziative finalizzate a creare nuova occupazione, attraverso lo strumento della cooperativa».

«Confcooperative, con le sue 16mila imprese, 550mila occupati e un fatturato di 85 miliardi di euro, è pronta a fare la propria parte come partner strategico dello Stato per la valorizzazione dei beni confiscati», ha immediatamente risposto Gaetano Mancini, vicepresidente di Confcooperative con delega ai beni confiscati. «Abbiamo già sul campo 200 cooperative impegnate nella gestione di beni confiscati, che ogni giorno creano lavoro e opportunità concrete rispondendo ai bisogni delle loro comunità. Queste esperienze dimostrano che è possibile offrire un modello efficace di riscatto sociale e di contrasto reale alla criminalità. Con questo protocollo mettiamo a sistema tutta la nostra forza organizzativa ed economica, trasformando l’esperienza maturata in una strategia nazionale capace di moltiplicare gli impatti positivi sui territori».

Maurizio Gardini

«Confcooperative è un’organizzazione che ha la legalità nel proprio Dna», ha invece sottolineato Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative. «I beni confiscati rappresentano una parte fondamentale della nostra missione cooperativa e per questo mettiamo a disposizione dello Stato tutta la nostra struttura e le nostre competenze. È un dovere che discende direttamente dalla funzione sociale che l’articolo 45 della Costituzione assegna alla cooperazione: essere strumento di sviluppo economico e sociale per il Paese. La gestione e il recupero dei beni confiscati incarnano pienamente questo mandato costituzionale, trasformando simboli di illegalità in opportunità concrete per le comunità e i territori».

«Questo protocollo segna un passaggio fondamentale: l’Agenzia apre concretamente alla cooperazione per lo sviluppo dei beni confiscati, superando la logica dei progetti pilota», è il commento di Rosa La Plena, coordinatrice nazionale di Confcooperative per l’azione di recupero dei beni confiscati. «Si tratta di un impegno che mette al centro lo sviluppo reale delle comunità. Per le aziende confiscate, l’obiettivo è creare occupazione di qualità, mettendo le persone al centro. La cooperazione può e deve abbracciare questa sfida. I tavoli prefettizi assumeranno un ruolo fondamentale per valorizzare la destinazione delle aziende confiscate e garantire un percorso di rilancio. Per quanto riguarda i terreni, puntiamo su una forte interlocuzione con i Comuni, che rappresentano l’interlocutore naturale per una gestione efficace e radicata nel territorio. Attraverso il coordinamento dell’Agenzia, che delineerà le linee strategiche da seguire, lavoreremo insieme a tutti i soggetti interessati coinvolti per il recupero dei beni e delle comunità, come indicato dal protocollo firmato con il ministero».

La platea presente al convegno di Bari

«L’accordo punta a restituire concretamente alla comunità i beni confiscati, trasformandoli in strumenti di rigenerazione economica e sociale dei territori», ha aggiunto Giorgio Mercuri, presidente di Confcooperative Puglia. «Attraverso l’impresa cooperativa, intendiamo generare nuove opportunità occupazionali e promuovere la cultura della legalità in modo concreto e duraturo».

«Non si tratta solo di recuperare beni, ma di rigenerare intere comunità, creando sviluppo là dove la criminalità aveva sottratto risorse e speranza», ha concluso Giuseppe Cozzi, presidente Confcooperative Bari-Bat. «È questa la forza del modello cooperativo: coniugare efficienza economica e finalità sociale, dimostrando che dalla confisca può nascere un’opportunità di riscatto collettivo».

Credits: foto Confcooperative

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