Diritti & Immigrazione

Bergamo approva lo ius scholae onorario

Dal 2026 sarà in vigore un nuovo disciplinare che permette il conferimento della cittadinanza onoraria ai minori stranieri che abbiano completato cinque anni di scuola. La misura non ha effetti giuridici, ma solo un carattere simbolico. L'assessora Marzia Marchesi: «La nostra società è già plurale, il "bergamasco doc" non esiste più. Più tardi lo riconosciamo, più tardi saremo capaci di convivere in modo pacifico e arricchente. Se non diamo modo alle seconde generazioni di sentirsi italiani, facciamo del male a loro e a noi stessi»

di Francesco Crippa

coppia di ragazzi afro con smartphone

Prossima fermata: Bergamo. Dopo Bologna e Firenze (e altri Comuni più piccoli), lo ius scholae fa tappa nella Città dei mille, che a partire dal 2026 conferirà la cittadinanza onoraria ai minori stranieri che abbiano completato almeno cinque anni di studio nelle nostre scuole. Si tratta di una misura simbolica, che non avrà alcuna valenza giuridica per i destinatari: «Siamo ben consapevoli che in questo modo non si realizza nessun diritto, ma è da anni che sosteniamo questo percorso e l’esito del referendum non è che un motivo in più per andare avanti», commenta Marzia Marchesi, assessora ai Servizi per l’infanzia, educativi e scolastici, alle Politiche giovanili, alle Pari opportunità e all’Educazione alla legalità del Comune di Bergamo.

La decisione è stata presa dalla Giunta, che ha approvato un disciplinare accogliendo un ordine del giorno validato a maggio dal Consiglio comunale su proposta del consigliere di maggioranza Gianluca Spitalieri, in cui si recuperava una volontà espressa in campagna elettorale dalla futura sindaca Elena Carnevali. Essendo una decisione della Giunta, non c’è stato bisogno di una battaglia in Aula, ma gli organi locali della Lega hanno definito il provvedimento una «carnevalata», giocando col nome della prima cittadina, e anche Fratelli d’Italia ha espresso ferma contrarietà. Per l’assessora si tratta di posizioni anacronistiche: «In una Bergamo sempre più plurale, dove basta girare per la strada per vedere che non ci sono i più i “bergamaschi doc”, sarebbe stupido e fuori dal tempo non riconoscere la presenza di nuovi cittadini che a tutti gli effetti fanno parte della comunità, perché lavorano, hanno figli che vanno a scuola, partecipano alla vita sociale della città».

Il conferimento della cittadinanza onoraria a Bergamo sarà legato al completamento di cinque anni di scuola e non, come altrove, al completamento di un ciclo scolastico. «L’idea è che in cinque anni comunque raggiungi un diploma», spiega Marchesi. «Inoltre, non è che diamo la cittadinanza a pioggia. Devono esserci le richieste da parte delle famiglie, sia perché non è detto che tutti vogliano diventare italiani, sia perché serve una presa di responsabilità: essere cittadini comporta dei diritti ma anche dei doveri».

Le richieste potranno essere presentate da un genitore, (o da un delegato o da chi esercita la responsabilità genitoriale sul minore) attraverso un’apposita procedura online che sarà disponibile sul sito del Comune a partire dall’inizio del nuovo anno. Non è facile sapere con esattezza quanti potenziali destinatari ci sono già, perché non c’è un elenco che indichi da quanto un minore straniero sia residente e quindi da quanto stia, verosimilmente, frequentando la scuola. Tenendo conto dei dati del Comune sul numero totale di minori residenti nella fascia di età 11-18, la platea di destinatari che dal 2026 in avanti potranno richiedere la cittadinanza onoraria si aggira intorno alle 1.700 unità.

È solo un passo di un processo più lungo. Se non diamo modo alle seconde generazioni di sentirsi italiani, facciamo del male a loro e a noi stessi

Marzia Marchesi, assessora Comune di Bergamo

«In ogni caso, è solo un passo di un processo più lungo. Se non diamo modo alle seconde generazioni di sentirsi italiani, facciamo del male a loro e a noi stessi. La nostra società è già multietnica e plurale. Più tardi lo riconosciamo, più tardi saremo capace di convivere in modo pacifico e arricchente». Per questo, il Comune di Bergamo ha lanciato un appello al Parlamento. Il disciplinare, che viene adottato in via sperimentale, resterà in vigore fin quando Camera e Senato non approveranno una legge che riconosca la cittadinanza italiana ai minori stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio italiano.

«Con questo atto, il Comune ribadisce la volontà di promuovere una comunità aperta, inclusiva e coesa, nella quale ciascun minore possa sentirsi parte integrante della vita sociale, culturale e istituzionale», aggiunge la presidente del Consiglio comunale Romina Russo. «La cittadinanza onoraria non sostituisce quella formale, ma rappresenta un segno concreto di appartenenza, di riconoscimento e di fiducia verso le nuove generazioni che vivono quotidianamente la realtà bergamasca, frequentano le nostre scuole, condividono il nostro spazio pubblico e contribuiscono alla crescita della città».

Foto da Pexels

Nessuno ti regala niente, noi sì

Hai letto questo articolo liberamente, senza essere bloccato dopo le prime righe. Ti è piaciuto? L’hai trovato interessante e utile? Gli articoli online di VITA sono in larga parte accessibili gratuitamente. Ci teniamo sia così per sempre, perché l’informazione è un diritto di tutti. E possiamo farlo grazie al supporto di chi si abbona.