Il nuovo ordine mondiale
Board of Peace: la pace fuorilegge di Trump
È nato al Forum Economico Mondiale di Davos il Consiglio della Pace, che dovrebbe occuparsi della ricostruzione della Striscia di Gaza. Così mentre l’Onu viene messa ko, la ricostruzione diventa un affare privato
La buona notizia è che nei giorni scorsi il governo americano ha annunciato l’inizio della seconda fase del Piano Globale per la Fine del Conflitto a Gaza. La cattiva notizia è che dal 10 ottobre 2025, data di inizio diel cessate il fuoco, sono stati ammazzati dall’esercito israeliano altri 422 palestinesi oltre ai 71mila morti in precedenza. Anche se, secondo le Nazioni Unite il pericolo di carestia è stato per il momento allontanato la situazione umanitaria nella striscia rimane catastrofica, aggravata dalle decisione del governo di Tel Aviv di negare il permesso di ingresso a un numero consistente di Organizzazioni non governative internazionali che prestavano assistenza, sia umanitaria che sanitaria, alla popolazione.

Più della metà della Striscia è ancora sotto il controllo diretto delle forze armate israeliane che, secondo un’inchiesta del New York Times, in base ad accurate immagini satellitari, dal giorno del cessate il fuoco hanno proceduto alla demolizione di altri 2.500 edifici con almeno l’80% delle abitazioni già distrutte o gravemente danneggiate in precedenza durante il conflitto. Di fatto gli abitanti di Gaza sono ridotti, oggi, a uno stato di sopravvivenza vegetativa in balia delle drammatiche condizioni atmosferiche.
È nato, intanto, ufficialmente, ai margini del Forum Economico Mondiale di Davos, il “Board of Peace”, il Consiglio della Pace, che dovrebbe occuparsi della ricostruzione della Striscia supervisionando il Piano Globale per Gaza mediato da Donald Trump e, a sorpresa, non solo. Il paradosso è che l’organismo, esplicitamente incluso nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 2803 del 17 Novembre 2025 con la funzione di “amministrazione transitoria con personalità giuridica internazionale che stabilirà il quadro e coordinerà i finanziamenti per la riqualificazione di Gaza ai sensi del Piano Globale, e in modo coerente con i principi giuridici internazionali pertinenti” in base al documento firmato da una trentina di capi di stato potrà occuparsi delle “aree colpite o minacciate da conflitti” in senso lato soppiantando o marginalizzando le stesse Nazioni Unite. Un vero e proprio harakiri istituzionale che spiana la strada ai giochi di potere e di spartizione del pianeta del presidente americano che ricopre anche il ruolo di presidente permanente del Board. Da anni si criticano le Nazioni Unite per la loro inefficienza e incapacità di agire; per anni l’Ue, timidamente, e l’associazionismo non governativo, a gran voce, hanno chiesto profonde riforme dell’organismo per dare più solidità ed efficacia al multilateralismo e, di conseguenza, più forza al diritto internazionale.
“Siamo nel mezzo di una frattura non di una transizione”, denuncia a Davos il primo ministro canadese Mark Carney con riferimento all’ordine mondiale in un epico discorso destinato a passare alla storia. “Le medie potenze devono agire insieme perché, se non sei al tavolo, sei nel menù”, sottolinea con una frase ad effetto rivolta anche agli alleati europei. Leader europei che riuniti a Bruxelles per un Consiglio straordinario convocato per rispondere alle minacce di Donald Trump hanno tirato un sospiro di sollievo dopo la retromarcia del presidente americano sull’annessione della Groenlandia. Il problema, però, è che i termini esatti dell’accordo mediato dal segretario generale della Nato Mark Rutte non sono ancora noti o sono in corso di negoziazione per cui quanto avvenuto in questi giorni potrebbe essere solo il primo atto di un dramma o, forse, di un thriller destinato a protrarsi per i prossimi mesi. Ma se la soluzione provvisoria della questione groenlandese ha vanificato l’importanza della riunione di Bruxelles questa è servita almeno ad un pronunciamento congiunto sul Consiglio della Pace appena costituito. “Abbiamo seri dubbi su diversi elementi della carta del Board of Peace riguardo al suo ambito, alla sua governance e alla sua compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite”, ha affermato il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa in una nota a riguardo, confermando la linea dei principali paesi del vecchio continente di disertare l’iniziativa. “La civiltà europea è a rischio cancellazione” tuona Donald Trump ma, intanto, chi rischia davvero di essere cancellato è il popolo palestinese. Da una parte il regime plutocratico-tribale di Donald Trump, dall’altra quello cleptocratico-mafioso di Vladimir Putin, per l’Ue la strada si fa stretta. Dove porti, purtroppo, non è chiaro.
AP Photo/Luis M. Alvarez/LaPresse
Nessuno ti regala niente, noi sì
Hai letto questo articolo liberamente, senza essere bloccato dopo le prime righe. Ti è piaciuto? L’hai trovato interessante e utile? Gli articoli online di VITA sono in larga parte accessibili gratuitamente. Ci teniamo sia così per sempre, perché l’informazione è un diritto di tutti. E possiamo farlo grazie al supporto di chi si abbona.