VITA con Defender
C’è una Defender che protegge l’orso marsicano
Il progetto “Bear Smart Landscape” dell’associazione Salviamo l'Orso di Montesilvano (Pe) si è aggiudicato per l’Italia la prima edizione del premio internazionale per la categoria “Defenders of the Wild - Protezione delle specie in via di estinzione e a rischio”. I Defender Awards, lanciati nell’aprile 2025, sono stati assegnati agli eroi della conservazione ambientale e dell’impegno umanitario di sei Paesi: Italia, Regno Unito, Francia, Australia, Giappone e Sudafrica
Il 2026 si è aperto positivamente per i difensori degli orsi bruni italiani. L’associazione Salviamo l’Orso ha infatti conquistato i Defender Awards.
È il progetto “Bear Smart Landscape” dell’associazione Salviamo l’Orso di Montesilvano (Pe) ad essersi aggiudicato, per la categoria “Defenders of the Wild – Protezione delle specie in via di estinzione e a rischio” la prima edizione del premio internazionale ideato dal brand britannico.
Un vincitore per Paese
L’iniziativa, lanciata nell’aprile del 2025, è nata per riconoscere e premiare gli eroi della conservazione e dell’impegno umanitario attivi a livello locale in quattro categorie (Defender of the Land, Sea, Wild and Humanity) di sei Paesi: Italia, Regno Unito, Francia, Australia, Giappone e Sudafrica.

L’associazione abruzzese a ottobre era entrata tra le organizzazioni segnalate nella shortlist (otto per ogni Paese) da cui poi la giuria, presieduta dal Managing Director Defender Mark Cameron e dalla biologa della conservazione Moreangels Mbizah ha scelto i sei vincitori: uno per ciascun Paese.
Tra i giurati l’attrice italiana e Ambasciatrice Unicef Alessandra Mastronardi, il fotografo tedesco specializzato in avventura e paesaggio Max Muench, l’esploratore e ambientalista svizzero Bertrand Piccard, il conduttore televisivo e filmmaker australiano Tyson Mayr, e lo scrittore giapponese Michiaki Matsushima, esperto di tecnologia e sostenibilità.
Un riconoscimento alle piccole ong
Mastronardi si è detta particolarmente fiera e grata di aver fatto parte della giuria per questa prima edizione dei Defender Awards «un’iniziativa che ha lo scopo di supportare le piccole ong che spesso, lontano dai riflettori e silenziosamente, combattono ogni giorno grandi battaglie».
Per Mastronardi, troppo spesso il lavoro di queste organizzazioni «resta invisibile, ma è proprio attraverso il loro instancabile impegno quotidiano che può nascere un cambiamento autentico e duraturo. Aver fatto parte del progetto Defender Awards e aver potuto dare visibilità e voce a chi lavora per il bene comune ha rappresentato per me non solo un onore, ma anche una responsabilità concreta».

«Questo importante riconoscimento», osserva Serena Frau, project manager di Salviamo l’Orso, «ci permetterà di aprire una nuova sede di volontariato e soprattutto ci consentirà di svolgere il nostro lavoro in aree montane che sarebbero difficilmente raggiungibili con altri mezzi». Inoltre, continua Frau «avremo la possibilità di affrontare una delle sfide più grandi: lavorare con le comunità locali in aree in cui l’orso bruno marsicano si sta espandendo».
Un premio per ampliare le attività
Per Frau queste nuove attività con le comunità significano poter «agire localmente per sensibilizzare le persone che non sono abituate a convivere con questo animale andando insieme a individuare quali sono quelle poche semplici azioni che possono consentire di convivere pacificamente con l’orso». Ampliare il raggio d’azione permetterà anche di monitorare il territorio e, conclude la Project Manager, «individuare tempestivamente le minacce che possono potenzialmente rappresentare un rischio per la sopravvivenza della specie».

Il premio consiste in una Defender 4×4 a supporto delle attività associative per due anni e un fondo da 120mila euro, erogabile in un biennio, oltre al supporto formativo a cura di professionisti esperti.
L’orso marsicano e il suo ecosistema a rischio
Sono una sessantina gli orsi marsicani presenti tra Abruzzo, Lazio e Molise. L’associazione lavora sul campo per ridurre il conflitto tra uomo e orso. Tra i suoi obiettivi vi è il ripristino degli ecosistemi e la messa in sicurezza del territorio attraverso interventi su frutteti, chiusura o recinzione delle pozze che costituiscono una potenziale trappola mortale per la fauna selvatica, rimozione del filo spinato e dei rifiuti, monitoraggio delle specie.
L’associazione, attiva in una decina di comuni, ha installato più di 500 recinzioni e ogni anno ospita 80 volontari europei, fondamentali per le attività e per diffondere la cultura della conservazione. Il progetto presentato lavorerà su due filoni principali: la riduzione del conflitto con l’uomo e il miglioramento ambientale.

«Salviamo l’Orso si occupa di proteggere una sottospecie ad altissimo rischio di estinzione, che esiste solo in Italia e dunque rappresenta una ricchezza unica e intrinseca del nostro territorio. Ma non solo», osserva la biologa e attivista, impegnata con la sua Amazônia Ets nella protezione della foresta amazzonica, dove vive da oltre 10 anni Emanuela Evangelista.
Evangelista ha fatto parte della giuria italiana. «L’organizzazione opera in uno dei campi più difficili, urgenti e necessari per la lotta contro il caos climatico globale e per il futuro dell’intera umanità: il ripristino ecologico. Conosciuto come rewilding, l’approccio punta a restaurare gli equilibri ecologici che l’occupazione umana ha alterato e ad arricchire i territori impoveriti di biodiversità».
Uomo e natura, una coesistenza da narrare
A raccontare in immagini l’organizzazione vincitrice il fotografo e filmmaker Luca Locatelli, membro della giuria italiana dei Defender Awards. «Insieme alle persone dell’associazione vincitrice, Salviamo l’Orso, ho potuto toccare con mano il lavoro quotidiano che rende possibile questa convivenza: dalle fototrappole per monitorare gli spostamenti degli animali, alle recinzioni intorno agli alberi da frutto, fino ai cassonetti “a prova di orso” che riducono i conflitti», spiega Locatelli, sottolineando come il territorio gli abbia suggerito una «narrazione di coesistenza tra uomo e natura».
Attraverso la fotografia, conclude, «ho cercato di restituire proprio questo: non solo la bellezza degli Appennini centrali, ma il delicato equilibrio fatto di cura, rispetto e responsabilità condivisa tra le comunità locali e l’orso»
Grazie ai Defender Awards il brand britannico sinonimo di avventura consolida un impegno di lunga data che lo vede da 70 anni al fianco della Croce Rossa britannica e da oltre 20 anni di Tusk, ente per la conservazione in Africa.
Nell’immagine in apertura Stefania Toppi e Serena Frau verificano una fototrappola – Tutte le immagini che illustrano le attività dell’associazione vincitrice sono di Luca Locatelli
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