Report

Brescia alla ricerca dello sviluppo possibile (e sostenibile)

OsservaBrescia, promosso da Secondo Welfare con Intesa Sanpaolo, è un rapporto che mette sotto la lente il Bresciano sulla base di 100 indicatori economici, sociali e ambientali mutuati (o ispirati) dall'Agenda 2030. «Un territorio dinamico, ma attraversato da vulnerabilità crescenti», dicono le curatrici. Il ruolo possibile di 2.300 enti di Terzo settore. Bonassi (Intesa Sanpaolo): «Il nostro intervento sociale nasce dalla conoscenza approfondita dei territori: l’analisi dei bisogni locali orienta programmi mirati, sviluppati in collaborazione con istituzioni e realtà del Terzo settore, per generare soluzioni concrete e ad alto impatto per le comunità»

di Giampaolo Cerri

Il welfare della Leonessa. No, non è l’ultima frontiera dell’animalismo: il felino in questione è l’appellativo che Brescia si guadagnò per la sua strenua resistenza agli austriaci nei risorgimentali Dieci giornate. Il welfare del territorio bresciano l’ha infatti indagato OsservaBrescia 2025, rapporto di Percorsi di Secondo Welfare, il laboratorio di ricerca sociale dell’Università di Milano, divenuto impresa sociale, presentato stamane nella città lombarda insieme a Intesa Sanpaolo “Per il Sociale”, che ne è la promotrice e che a Brescia fa base.

Leggere una città con l’Agenda 2030

Una ricerca condotta da Chiara Rizzini e Alice Fanelli con il coordinamento di Franca Maino, direttrice scientifica di Percorsi, fornisce un quadro aggiornato con oltre 100 indicatori sociali, economici, demografici e ambientali ispirati all’Agenda 2030 della comunità bresciana.

Si tratta, avvisa una nota della banca, «della prima analisi sistematica che riunisce in un’unica piattaforma dati sociali, economici, sanitari e ambientali per offrire una lettura integrata dei bisogni del territorio bresciano». Analisi derivante da un percorso partecipato che ha coinvolto circa sessanta attori pubblici, privati e del Terzo settore «con l’intento di creare uno spazio di confronto permanente, alimentato da dati condivisi, capace di favorire decisioni più informate e promuovere una nuova cultura della collaborazione diffusa sul territorio».

Che cosa emerge? Un territorio in forte trasformazioni che cambiano demografia, povertà, salute, istruzione e parità di genere.

Le transizioni di un territorio

Trasformazioni profonde. La popolazione, per esempio, cresce ma invecchia: nel 2025, ogni 100 bambini si contano 184 over 65, mentre il tasso di fecondità si attesta a 1,28 figli per donna. A sostenere l’equilibrio demografico è soprattutto l’immigrazione: gli stranieri rappresentano il 12% dei residenti e il 20% dei bambini sotto gli 11 anni. La povertà? Mostra una forte concentrazione urbana. «A Brescia-città», scrivono le ricercatrici, «il canone di locazione assorbe il 43,8% del reddito medio e si registrano 79,6 sfratti per morosità ogni 100mila abitanti, contro 31,8 nel resto della provincia».

Sul fronte della salute, se è vero che la speranza di vita continua a crescere – 82,5 anni per gli uomini e 86,6 per le donne – permangono però criticità legate alle principali cause di mortalità «e, soprattutto», scrivono Rizzini e Fanelli, «alla qualità dell’aria: i livelli medi di Pm10 (29,7 µg/m³) superano la media lombarda e nazionale».

Spostandoci sul terrendo dell’istruzione, gli indicatori «mostrano una partecipazione universitaria inferiore alla media nazionale e regionale e una carenza strutturale dei servizi per la prima infanzia. Nessun Ambito territoriale raggiunge il target europeo dei 45 posti ogni 100 bambini, con una media provinciale ferma a 27».

Franca Maino, Università di Milano

Altra area osservata, la parità di genere: la partecipazione femminile al lavoro (57,2%) «rimane distante da quella maschile (77%)». Uno squilibrio che si ripropone nella rappresentanza politica dove «permangono squilibri: le donne sono il 35,8% delle consigliere comunali, il 41,9% delle assessore e solo il 17,2% delle sindache». In aumento, inoltre, le denunce per violenza sessuale.

Per l’economia, essendo il Bresciano una delle aree più vivaci del Paese dal punto di vista produttivo, i dati sono confortanti: nel 2024, scrivono le ricercatrici, sono attive 116.343 imprese, concentrate soprattutto in commercio, costruzioni e manifattura. «L’export provinciale supera i 20 miliardi, trainato dal settore metallurgico. Il tasso di occupazione (77%) risulta in linea con quello lombardo e superiore alla media nazionale. Secondo le ricercatrici alle aree di bisogno, risponde, accanto agli enti pubblici, un Terzo settore robusto e articolato, «più di 2.300 enti in provincia di Brescia, seconda per numeri in Lombardia solo a Milano».

Associazionismo figlio del cattolicesimo sociale

Siamo, d’altronde, nella terra del cattolicesimo sociale che, soprattutto dopo la Rerum Novarum e il papato di Leone XIII, produsse cooperazione capace di rispondere alle varie domande di beni e servizi, dalla cooperative di consumo alle “banchine” di credito cooperativo e non solo, perché uno dei leader di quel vasto movimento, l’avvocato Giuseppe Tovini, fondò la Banca San Paolo di Brescia e il Banco Ambrosiano, tutte due, confluite uno secolo dopo, e per due diverse vie (l’una via Ubi Banca, l’altro dentro la prima Intesa), proprio in Intesa Sanpaolo.

Dalla fotografia emerge, dicono le ricercatrici della Statale, «un territorio solido dal punto di vista produttivo con imprese dinamiche, un export competitivo e un turismo in continua crescita, ma alle prese con trasformazioni demografiche e sociali profonde, che necessita di nuove strategie di welfare. La popolazione cresce ma invecchia; la povertà si concentra soprattutto nel capoluogo. Se da un lato l’immigrazione sostiene la struttura demografica, dall’altro si allargano i divari tra territori: la povertà si concentra nel capoluogo, dove il peso degli affitti e l’incidenza degli sfratti risultano tra i più elevati della regione». Anche sul fronte educativo emergono segnali di criticità: «Il sistema dei servizi per l’infanzia non riesce a coprire la domanda. Un limite che incide anche sulla partecipazione femminile al lavoro, già distante da quella maschile».

«Il primo rapporto di OsservaBrescia», ha commentato la professoressa Maino, «ci consegna l’immagine di un territorio dinamico, ma attraversato da vulnerabilità crescenti. Questa fotografia conferma quanto sia urgente rafforzare la capacità di leggere i cambiamenti, anticipare i bisogni e costruire risposte condivise. L’ssservatorio nasce proprio per questo: offrire conoscenza solida, favorire un linguaggio comune e sostenere processi di coprogettazione tra istituzioni, Terzo settore, imprese e comunità».

Sui dati è intervenuto anche Paolo Bonassi, chief social impact officer di Intesa Sanpaolo, osservando che «Brescia sta affrontando transizioni demografiche e sociali molto rapide. Il report offre un riscontro concreto sulle evidenze del territorio e rappresenta un punto di partenza per coinvolgere in modo attivo tutti gli stakeholder. L’intervento sociale di Intesa Sanpaolo nasce dalla conoscenza approfondita dei territori: l’analisi dei bisogni locali orienta programmi mirati, sviluppati in collaborazione con istituzioni e realtà del Terzo settore, per generare soluzioni concrete e ad alto impatto per le comunità».

Paolo Bonassi, csio Intesa Sanpaolo

In platea c’era anche la sindaca, Laura Castelletti, l’assessore alle Politiche per la salute, Marco Fenaroli, il portavoce del Forum Terzo settore, Michele Bordin, il presidente della Cciaa bresciana, Roberto Saccone.

Tutti, a diverso titolo, interessantissimi a questa analisi e a questi dati.

Nella foto di apertura, di Matteo Biatta per Agenzia Sintesi, Piazza della Loggia a Brescia.

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