Riconoscimento sì, ma per chi?

Caregiver familiare, contributo solo a chi presta almeno 91 ore di cura alla settimana

Le prime anticipazioni sul disegno di legge che la ministra Alessandra Locatelli porterà in Consiglio dei Ministri a gennaio dicono che ci sarà un contributo economico solo per i caregiver familiari conviventi che prestano almeno 91 ore settimanali di cura e che hanno un Isee familiare inferiore a 15mila euro. Tutti gli altri? Verranno riconosciuti come caregiver (a patto di avere un legame di sangue con l'assistito) e avranno diritto a sostegni diversificati, ma comunque non economici. Intanto il Presidente Mattarella dà una strigliata sull'attuazione della legge delega sulla non autosufficienza...

di Sara De Carli

Il sostegno economico per i caregiver familiari partirà dal 2027 e sarà garantito solamente ai familiari conviventi che garantiscono un impegno di cura di almeno 91 ore settimanali, in nuclei che presentano un Isee familiare al di sotto dei 15mila euro. È questo il primo dettaglio concreto che trapela del disegno di legge per il riconoscimento del caregiver familiare, presentato dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli al Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La ministra porterà il ddl nel primo Consiglio dei Ministri utile dopo l’approvazione della Legge di Bilancio, quindi nel gennaio 2026: da lì inizierà il suo iter in Parlamento. L’anticipazione suscita delusione e critiche, nel merito e nel metodo.

Isabella Mori, responsabile tutela di Cittadinanzattiva era presente mercoledì 12 novembre al Tavolo interministeriale davanti a cui la ministra Locatelli ha tratteggiato i contenuti del ddl. Il Tavolo era stato promosso nell’ottobre 2023 dalla ministra Locatelli e dalla viceministra Maria Teresa Bellucci, proprio con il compito di elaborare una proposta normativa che facesse sintesi delle varie posizioni in campo, una delle ragioni per cui in Parlamento di riconoscimento del caregiver familiare si discute da almeno dieci anni ma non si riesce ad arrivare al dunque (qui tutti i componenti).

Un testo che il Tavolo non ha mai avuto in mano

Nel dicembre 2024 la ministra Locatelli disse che il Tavolo «ha ultimato i lavori per la stesura di una proposta normativa che trovi una sintesi tra le diverse posizioni e che dia dignità alle persone che amano e che curano». Da allora della materia si sono occupati gli uffici dei due ministeri: «A giugno è stata illustrata una prima versione della proposta, abbiamo chiesto di avere la bozza impegnandoci alla riservatezza, ma non è mai arrivata. Lo stesso per questa versione definitiva che verrà portata in Consiglio dei Ministri. Ma come si può dire che questo disegno di legge è il prodotto del lavoro del tavolo, se il tavolo nemmeno lo ha visto?», si chiede Mori.

Ma come si può dire che questo disegno di legge è il prodotto del lavoro del tavolo, se il tavolo nemmeno lo ha mai visto?

Isabella Mori, Cittadinanzattiva

La storia dei lavori attorno a questa proposta, Mori la riassume così: «Il tavolo era formato da 37 soggetti tra associazioni di cittadini e pazienti, federazioni, sindacati, rappresentanti delle Regioni. È stato costituito con l’intento di arrivare ad un provvedimento realmente condiviso da tutte le parti coinvolte ma ha tradito le promesse, nel metodo e nel merito. Il confronto sul documento preparatorio è stato fittizio, con gli stessi verbali delle varie riunioni del Tavolo, più volte richiesti dalla nostra organizzazione e che avrebbero potuto testimoniare le diverse posizioni lì espresse, non sono mai stati messi a disposizione». 

Conviventi o non conviventi?

Fin da subito si è capito che il tema era caldo e il confronto difficile. Il nodo più intricato era quello relativo alla definizione della platea: chi è esattamente il caregiver familiare? Solo quello con un legame di parentela con l’assistito? Solo quello convivente? E tutti i figli di anziani non autosufficienti che hanno una loro casa e una loro famiglia? «La ministra Locatelli non ha mai fatto mistero del fatto che a suo giudizio – stanti le limitate risorse disponibili – la priorità dovesse andare al caregiver familiare convivente, ma questo significa non tener conto delle istanze portate dalla maggior parte delle realtà sedute al tavolo. Alla fine il riconoscimento c’è per tutti i caregiver, anche quelli non conviventi e anche quelli che garantiscono un minimo impegno di cura, ma il contributo economico verrà dato solo al caregiver familiare convivente che presta assistenza per almeno 91 ore settimanali e in presenza di un Isee familiare – e sottolineo familiare entro i 15mila euro», spiega Mori.

«La sola platea a cui viene riconosciuto un contributo economico è questa. Il quantum? No, non è stato detto». Agli altri caregiver saranno riconosciuti benefici, ma di tipo non economico: c’è qualcosa relativo alla salute, per cui a parità di situazione sanitaria il caregiver avrà precedenza nelle liste d’attesa per esami o prestazioni sanitarie e c’è finalmente qualcosa per i giovani caregiver. «Alcune proposte fatte dal Tavolo sono state colte, altre no. Ma appunto, andranno analizzate nel merito avendo il testo davanti, cosa che per ora non è possibile fare». 

Quanto conta ancora il sangue

A detta di Mori la mancanza più grave è il fatto che il disegno di legge non prenda in considerazione il caregiver amicale o informale: «C’è sempre la necessità di avere un grado di parentela, mentre sappiamo che oggi, con così tanti nuclei unipersonali, con pochi figli e spesso lontani a prendersi cura di una persona anziana, come caregiver, spesso è una persona amica: non c’è un vincolo contrattuale, è un supporto dato gratuitamente e per ragioni affettive, ma non c’è un legame di sangue. Inoltre 91 ore di carico di cura sono davvero tante, vuol dire tagliare fuori una fetta enorme di caregiver dal riconoscimento».

Sul punto Loredana Ligabue, segretaria di Carer, ricorda il Manifesto-Appello per una legge sui caregiver inclusiva ed equa, presentato insieme a Cittadinanzattiva nell’ottobre 2024, sottoscritto da oltre 100 organizzazioni e 2mila cittadini: «Ci troviamo oggi a dover semplicemente prendere atto di un provvedimento che anche nel merito non ci convince, perché non tiene conto delle richieste avanzate». Insomma, al momento sembrano tutti scontenti: chi ritiene che solo il caregiver familiare convivente meriti il riconoscimento perché teme che l’allargamento gli sottragga risorse e chi pensa invece che la platea debba essere molto larga perché ha paura di ritrovarsi con poco o nulla di concreto in mano.

No alla burocrazia

Per tutti, un grande timore: quello che il riconoscimento del ruolo del caregiver comporti un’ulteriore onere in termini di burocratizzazione: «È un peso che già oggi i caregiver denunciano come  troppo oneroso. Speriamo quindi se la piattaforma che verrà implementata dall’Inps per presentare domanda e gestire la questione del riconoscimento sia semplice da utilizare», mette le mani avanti Mori.

Il nodo risorse

La Legge di Bilancio 2026 – lo ricordiamo – all’articolo 53, prevede un fondo di 1,15 milioni per il 2026 e di 207 milioni dal 2027, per finanziare “iniziative legislative a sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare”. La Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie – Fish, una delle due maggiori federazioni di associazioni di persone con disabilità, ha presentato un emendamento alla Legge di Bilancio per chiedere che il fondo dal 2027 venga ampliato con altri 500 milioni di euro, portandolo così a 707 milioni annui e intervistato da VITA il presidente Vincenzo Falabella ha stimato in realtà che per la legge per i caregiver servirebbe stanziare «come minimo un miliardo di euro».

In attesa di leggere il testo del disegno di legge che presenterà la ministra Locatelli e di capire se e come nell’iter parlamentare sarà necessario apportare delle modifiche per arrivare ad una legge quanto più possibile equa ed inclusiva rispetto alle attese e ai bisogni dei caregiver, una cosa è già certa: le risorse andranno aumentate, se vogliamo una legge che non dia ai caregiver solo un riconoscimento formale, ma un riconoscimento concreto.

La strigliata di Mattarella sulla non autosufficienza

Intanto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rivolgendosi ad una rappresentanza dell’Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale – Uneba in occasione dei suoi 75 anni (enti che non loro complesso quotidianamente assistono e curano più di 150mila persone con ogni forma di fragilità), ha ricordato che «l’allungamento delle attese di vita è uno dei fenomeni più significativi del nostro tempo e sta trasformando profondamente l’identità delle nostre società: alle criticità che si manifestano occorre saper corrispondere in modo efficace, con una stretta integrazione tra servizi sociali e servizi sanitari».

Occorre un grande sforzo nazionale in questo senso, per evitare che il peso dell’assistenza agli anziani ricada solo sulle famiglie, con costi elevati, talvolta insostenibili, come nel caso di malattie invalidanti come quelle neuro-degenerative

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica

Occorre – ha detto – «un grande sforzo nazionale in questo senso, per evitare che il peso dell’assistenza agli anziani ricada solo sulle famiglie, con costi elevati, talvolta insostenibili, come nel caso di malattie invalidanti come quelle neuro-degenerative. Il Parlamento ha approvato, due anni or sono, la legge delega in materia di politiche in favore delle persone anziane. È essenziale che le linee in essa contenute trovino concreta attuazione ad opera delle istituzioni centrali e locali».

Il numero di VITA magazine di aprile, titolato La solitudine dei caregiver è dedicato proprio ai caregiver familiari: se hai un abbonamento puoi scaricare subito qui la versione digitaleoppure abbonati per scoprire il magazine e tutti gli altri contenuti dedicati.

Foto di Jsme MILA, Pexels

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