Politica
Caregiver familiare, ora si scelga: bonus elettorale o riforma strutturale?
ll ddl sui caregiver familiari presentato dalla ministra Alessandra Locatelli è effettivamente un passo avanti, da cui non si torna indietro. Ora però si deve scegliere cosa costruire: un bonus elettorale o una riforma strutturale? Il giudizio, cioè, andrà dato su quello che si farà da qui in avanti. Cristiano Gori (Università di Trento): «È realistico immaginare che per il 2027 arriveranno ulteriori risorse per i caregiver. Il rischio però è che la risposta pubblica al tema si esaurisca in misure monetarie, senza intervenire in modo più organico sul sistema dei servizi»
Una legge importante per partire: la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli lo ha ripetuto più volte nel presentare il disegno di legge recante “Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare”, approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio 2026. «Oggi mettiamo un punto fermo, dal quale non si torna più indietro, dal quale poter proseguire e migliorare da qui e per il futuro proposte e misure». Ci sono 257 milioni di euro, «la copertura più elevata tra tutte quelle contenute nelle proposte di legge del passato, l’unica copertura certa che sia mai stata individuata per dare seguito a una risposta concreta di riconoscimento», ha rivendicato la ministra.
Il testo del ddl arriva a valle di un anno di lavoro di un tavolo composto «da più di cinquanta soggetti tra familiari, associazioni e territori, che si sono confrontati in maniera diretta, trasparente, competente e approfondita, qualche volta anche audace, per far luce sul tema e trovare finalmente un punto di incontro condiviso e di buon senso»: ciascuno di loro avrebbe scritto il testo in maniera differente, ha chiarito Locatelli, ma questo è il punto condiviso e non è cosa da poco.
Basta per far sì che questo intervento normativo tanto atteso da 7 milioni di famiglie (tanti sono i caregiver familiari in Italia) possa costituire davvero quella risposta concreta tanto necessaria? O come ha scritto sul Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, lo scenario che rischiamo è quello delle «grandi attese, piccoli aiuti»? Ne parliamo con Cristiano Gori, professore ordinario di politiche sociali all’Università di Trento.
Qual è la prima valutazione del ddl appena approvato dal Governo?
La prima valutazione non può che essere positiva. Condivido quanto affermato dalla ministra Locatelli quando sottolinea che «questo è un punto fisso, da cui non si torna indietro». Arrivare a questo punto, dopo un’attesa lunghissima che ha attraversato più legislature, rappresenta senza dubbio un risultato importante. La questione decisiva, però, non è tanto il punto di arrivo, quanto ciò che si sceglierà di costruire a partire da qui.
Quali alternative vede?
Le strade possibili appaiono sostanzialmente due: un intervento prevalentemente orientato a bonus di natura pre-elettorale, oppure l’avvio di una riforma strutturale, capace di incidere nel tempo sulle condizioni di vita dei caregiver.
Quali elementi ci porterebbero nella prima direzione, quella della misura elettorale?
In questo momento il disegno di legge appare fortemente sbilanciato sui trasferimenti monetari, mentre tutto ciò che riguarda il welfare e il sostegno concreto alla quotidianità dei caregiver è formulato in modo ancora piuttosto generico. Le risorse previste sono, di fatto, assenti nel 2026 – ci sono solo gli 1,15 milioni di euro che serviranno per la costruzione della piattaforma dell’Inps in cui inserire le domande, ndr. È noto che il Governo Meloni in questa legge di bilancio ha contenuto la spesa con l’obiettivo di rientrare anticipatamente dalla procedura europea di infrazione, in modo da avere maggiori margini di spesa nella prossima manovra, che sarà inevitabilmente pre-elettorale. Poiché la famiglia è una priorità dichiarata dell’esecutivo, non è irrealistico immaginare che nel 2027 si assisterà a un incremento delle risorse per i caregiver, accompagnato da una distribuzione diffusa di bonus monetari e da una loro forte valorizzazione sul piano comunicativo. È uno scenario che non è in sé illegittimo.
È realistico immaginare che per il 2027 arriveranno ulteriori risorse per i caregiver, perché la prossima manovra sarà inevitabilmente pre-elettorale. Il rischio è che la risposta pubblica al tema dei caregiver si esaurisca prevalentemente in misure monetarie, rinviando ancora una volta gli interventi più strutturali
Cristiano Gori
Il rischio qual è?
Il rischio è che la risposta pubblica al tema dei caregiver si esaurisca prevalentemente in misure monetarie, rinviando ancora una volta gli interventi più strutturali.
Che cosa servirebbe invece per varare una riforma strutturale?
È necessario guardare all’altra parte del disegno di legge: quella relativa ai servizi di welfare a sostegno della quotidianità dei caregiver, che oggi è composta quasi esclusivamente di dichiarazioni di principio. Il campo di intervento possibile è molto ampio e ben noto: si va dalla valutazione della condizione e dei bisogni del caregiver da parte del welfare locale, alla considerazione delle sue esigenze nella costruzione del progetto assistenziale unificato; dal ripensamento dei servizi domiciliari affinché riescano davvero a sostenere chi presta cura, fino ai ricoveri di sollievo nelle strutture residenziali e al tema, centrale, della conciliazione tra lavoro di cura e lavoro retribuito. Questa dimensione non è meno importante di quella economica, anzi: intercetta alcune delle carenze più profonde e strutturali del sistema di welfare.
Si tratta però della parte più complessa da realizzare…
Esatto, perché richiede tempo, cooperazione con le Regioni e perché non produce risultati immediati facilmente spendibili sul piano politico. Proprio perché è più complesso e richiede tempo, un intervento riformatore di questa natura è difficile possa trovare respiro nella fase finale di una legislatura. Detto questo, sostenere che senza l’attuazione simultanea di tutti questi aspetti la riforma non abbia valore sarebbe facile demagogia: sarebbe già un passo significativo avviarne alcuni, purché inseriti all’interno di una prospettiva progettuale pluriennale esplicita e coerente.
Come si raccorda questo ddl con le altre due grandi riforme in atto, quella degli anziani e quella della disabilità?
È un tema che resta aperto. Nel caso della riforma sulla disabilità, una sezione dedicata ai caregiver non era prevista, e questo spiega in parte l’impostazione attuale. Diverso è il caso della riforma per l’assistenza degli anziani non autosufficienti, che inizialmente includeva una parte sui caregiver, che poi è stata stralciata per essere affrontata con questo provvedimento dedicato, ossia quello di cui parliamo ora. Resta però difficile comprendere come sia possibile sostenere i caregiver senza intervenire in modo più organico sull’intero sistema di welfare.
Resta difficile comprendere come sia possibile sostenere i caregiver senza intervenire in modo più organico sull’intero sistema di welfare
Cristiano Gori
Cosa intende?
Tradizionalmente si afferma che i destinatari dei servizi sono due: le persone anziane e i loro familiari. E se si vogliono dare risposte adeguate è necessario uno sguardo unitario, quello che prevedeva inizialmente la riforma dell’assistenza agli anziani. Questa separazione tra la “legge anziani” e la “legge dei caregiver degli anziani”, se non sarà governata con chiarezza, rischia di generare confusione, che si somma alla preoccupazione per il fatto che l’attuazione della legge sugli anziani – come noto – è in ritardo e in difficoltà.
Il nodo forse più delicato è quello che riguarda la definizione della platea: quali caregiver vengono posti al centro della legge? Quelli degli anziani non autosufficienti o quelli di minori, giovani e adulti con disabilità? Il requisito della convivenza non dice già molto?
È evidente che il testo, così come è scritto, sembra orientarsi prevalentemente verso i caregiver di minori, giovani e adulti con disabilità. Criterio decisivo per il riconoscimento infatti è quello della convivenza: i familiari di persone con disabilità grave convivono abitualmente con loro, mentre ciò accade meno frequentemente nel caso degli anziani. Anche i criteri relativi alle soglie di reddito e alle ore settimanali di cura suggeriscono che il target principale siano situazioni di disabilità, in particolare genitori – spesso madri – di giovani o adulti con gravissime disabilità che sono costantemente impegnate con loro.
Questo è un punto che divide molto le associazioni, per esempio.
Su questo punto non ho una posizione definitiva. È evidente che qui si entra in un terreno particolarmente scivoloso. Sarebbe sbagliato sostenere che i genitori caregiver o comunque i caregiver impegnati accanto a persone con una disabilità non abbiano bisogno di sostegni robusti, così come sarebbe altrettanto sbagliato non prendere seriamente in considerazione la condizione dei caregiver di anziani non autosufficienti, che magari sono figli che non convivono con la persona bisognosa di assistenza ma che certamente rappresentano una parte rilevante e crescente del bisogno di cura. Il confronto tra queste due prospettive è tanto difficile quanto decisivo e, proprio per questo, meriterebbe di essere affrontato in modo esplicito e trasparente. Non chiarirlo apertamente, quando invece è stato uno dei temi più discussi nei tavoli tecnici e nei passaggi informali di confronto, non appare una scelta opportuna. Una maggiore chiarezza su questo punto contribuirebbe non solo a ridurre le ambiguità, ma anche a rafforzare la coerenza complessiva della riforma.
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Foto di Jose Manuel Esp su Unsplash
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