La settimana parlamentare

Caregiver familiari, il ddl assegnato alla Commissione Affari sociali della Camera

Il disegno di legge si intitola “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”. Il testo è composto da 15 capitoli suddiviso in quattro capi. Si descrivono le procedure per il riconoscimento. Individuato il sistema delle tutele e dei sostegni. Il Ddl si affianca ad altre 12 proposte presentate da singoli parlamentari

di Edoardo Patriarca

La settimana parlamentare è dedicata al ddl  2789​  “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”,  assegnato  il 20 febbraio in sede referente alla Commissione XII Affari sociali della Camera.
Finalmente è giunto in Parlamento un testo, conosciuto a “pezzi” attraverso le dichiarazioni del ministro  per le Disabilità Alessandra Locatelli, sul quale si è aperto nelle associazioni e su VITA un dibattito  piuttosto vivace. Il ddl si affianca ad altre 12 proposte presentate  da singoli parlamentari. 

Nella relazione di presentazione leggiamo che “attraverso il disegno di legge in esame viene riconosciuta dignità sociale alla figura del caregiver familiare. In particolare si prevedono il riconoscimento di diritti, misure di supporto economico, sociale e psicologico, nonché un inquadramento giuridico che garantisca la protezione e la valorizzazione  del ruolo del caregiver all’interno della famiglia e della società”.

Dentro i quattro capi del Ddl

Il ddl si compone di 15 articoli distribuiti su 4 capi.  
Il primo capo disciplina le  finalità della legge, definisce la figura  dei caregiver e riconosce  il suo ruolo all’interno delle comunità locali, delle attività di cura e di assistenza. Si garantiscono  adeguati sostegni per una migliore qualità della vita e per evitare isolamenti e discriminazioni.  Si definiscono le  condizioni di disabilità o non autosufficienza che giustificano l’attività di assistenza, un’attività di cura non professionale che può essere compatibile con lo svolgimento di attività  retribuita nei confronti della medesima persona assistita. 

La figura del caregiver viene suddivisa in quattro profili, differenziati in ragione della convivenza e del carico assistenziale: due profili per i caregiver conviventi quantificati da un  carico assistenziale orario di 90 ore e più alla settimana (viene definito caregiver prevalente), l’altro con un carico tra i 30 e i 90 ore settimanali; un profilo per il caregiver non convivente di 30 ore o più a settimana e, infine, un profilo sia per quelli conviventi che non conviventi tra le 10 e le 29 ore settimanali. 

Affidata all’Inps la procedura telematica

Il Capo II disciplina le procedure per il riconoscimento del caregiver familiare fondato sul riconoscimento e il rafforzamento del diritto all’autodeterminazione delle persone con disabilità assistite nell’ambito familiare. La scelta può essere espressa in qualunque forma, è prevista anche la possibilità di revoca della persona assistita del caregiver familiare.

Viene affidata all’Inps la procedura telematica che metterà a disposizione una piattaforma informatica a partire da  settembre 2026, e vengono definite le diverse modalità con cui attivare la procedura per l’attribuzione della qualifica di caregiver familiare.

Tutele proporzionate all’impegno prestato

Il Capo III individua il sistema delle tutele e dei sostegni a favore dei caregiver familiari. Nella relazione si legge che “i sostegni risultano graduati in base al tipo di impegno assunto che deve essere oggettivamente e adeguatamente verificabile a beneficio non solo delle persone assistite ma anche del sistema Paese”.

Le tutele saranno proporzionate all’impegno prestato, tenendo conto del carico assistenziale, della qualità dell’attività svolta. L’impegno  del caregiver sarà formalmente riconosciuto e documentato nel Pai, nel progetto di vita o in altri piani di intervento previsti per monitorare e verificare l’effettiva erogazione delle cure e dei servizi, garantendo che le risorse destinate a supporto dei caregiver siano utilizzate in modo corretto e appropriato.

Il riconoscimento delle competenze

Il caregiver parteciperà ai processi di valutazione, pianificazione e  attuazione dei percorsi di cura e assistenza, alla elaborazione del Pai e all’individuazione del budget di cura e assistenza. È prevista la partecipazione delle associazioni maggiormente rappresentative dei caregiver familiari, del terzo settore, degli enti religiosi accreditati e dall’Autorità garante.

Si prevede il riconoscimento delle competenze maturate dai caregiver, misure  per la conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura e assistenza,  la possibilità di donare giorni di ferie,  il servizio civile dei giovani caregiver, reinserimenti lavorativi, riconoscimenti nei percorsi scolastici ed universitari.

Il quarto Capo, tutele e sostegni, prevede all’art.13 un contributo trimestrale posticipato a condizione che il richiedente abbia un reddito da lavoro entro i 3mila euro annui e non abbia un Isee superiore a 15mila euro. 

Il dibattito su una legge attesa da dieci anni

Come accennavo il ddl è stato già motivo di confronto e di letture contrastanti. Mi permetto alcune considerazioni. Non dobbiamo correre il rischio di cadere in una lettura prestazionale e contrattualistica del ruolo che svolgono i caregiver familiari: le parole come dono, gratuità, dedizione sono parte fondante  l’attività di cura verso le persone care.
Dobbiamo altresì evitare una “antropologia” negativa che porta ad individuare strumenti di controllo “precisi e dettagliati”  per misurare il carico assistenziale del caregiver familiare: i milioni di persone impegnate nella cura hanno ben altre priorità.

Non ultimo, non si può scrivere in ogni chiusa di articolo che tutto si attuerà  nei limiti di risorse umane, finanziare e strumentali previste dalla legislazione vigente. Per  non parlare di quanto viene previsto dall’articolo 13 sui criteri per accedere al contributo trimestrale. 

La palla al Parlamento

Ora la palla passa al Parlamento, la  Commissione  trovi  la condivisione più ampia possibile per giungere ad approvare una legge nazionale “repubblicana” che si attende da più di dieci anni.

In apertura photo by Jose Manuel Esp on Unsplash

Vuoi accedere all'archivio di VITA?

Con un abbonamento annuale puoi scaricare e leggere più di 100 numeri del nostro magazine: ogni numero una storia sempre attuale. Oltre a tutti i contenuti extra come le newsletter tematiche, i podcast, le infografiche e gli approfondimenti.