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Caregiver, la ministra Locatelli: «Mai previste così tante risorse, si può migliorare ma intanto partiamo»
La ministra per le Disabilità ha risposto ieri a due interrogazioni parlamentari sul tema del caregiver familiare, che criticavano l'approccio, la definizione della platea e le poche risorse messe a disposizione. «Tante proposte in passato si sono già arenate per mancanza di copertura o perché c'erano punti di vista divergenti. Questo è il punto di partenza, lavoriamo insieme. Se non partiamo adesso, non arriviamo più a dare una risposta a queste famiglie che, da dieci anni, stanno aspettando che qualcuno si metta d'accordo»
«Si può sempre migliorare, ci mancherebbe altro, ma da qualche parte bisogna partire e secondo me bisogna partire insieme perché, se non partiamo adesso, non arriviamo più a dare una risposta a queste famiglie che, da dieci anni, stanno aspettando che qualcuno si metta d’accordo»: così la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha risposto ieri, durante il Question Time alla Camera, alle due interrogazioni presentate sul tema del riconoscimento del caregiver familiare, a valle delle prime anticipazioni di quanto prevede il disegno di legge governativo in arrivo: un contributo di 400 euro mensili (1.200 euro a trimestre) per il familiare convivente che presta almeno 91 ore settimanali di assistenza e ha un reddito da lavoro non superiore a 3mila euro annui e un Isee familiare non superiore a 15mila euro.
Italia Viva e Pd, le critiche
Le due interrogazioni sono state presentate da Davide Faraone (ItaliaViva) e Ilenia Malavasi (Pd): entrambi firmatari anche di proposte di legge sul tema. «Il provvedimento che lei ha proposto non è un provvedimento che sostiene i caregiver e cioè chi decide di dedicare la propria esistenza alle persone con disabilità, ma è un sostegno alla povertà, che è un’altra cosa», ha detto Faraone. «La chiami diversamente: non è un’assistenza ai caregiver, è un’assistenza economica alle famiglie che hanno persone con disabilità a carico. Io le chiedo di fare il salto di qualità. Facciamo una battaglia insieme per mettere più risorse e garantire, anche inizialmente, a un nucleo sperimentale di essere dei caregiver veri, quindi con risorse alternative a quelle che avrebbero guadagnato se avessero lavorato, e con contributi previdenziali. Il resto è semplicemente assistenza economica».
Malavasi ha sottolineato che dare «tutele economiche esclusivamente per i caregiver conviventi, tenuti a svolgere 91 ore settimanali, 12 ore al giorno, festività incluse, e solo se hai un Isee inferiore ai 15mila euro» è un «provvedimento parziale, insufficiente, culturalmente sbagliato»: «parliamo di meno di un euro all’ora, una vera mortificazione per le donne. I caregiver non chiedono una misura economica per pochi, ma sollievo e servizi; non chiedono le briciole, ma la dignità; non chiedono una legge che discrimini, ma che possa costruire uguaglianza e parità di opportunità, con tutele lavorative e previdenziali del tutto assenti».
Dieci anni di attese
«Sono più di ventinove, trenta, le proposte che si sono avvicendate e che non hanno mai visto la luce, non perché non fossero buone, ma perché ognuna aveva problemi, magari di copertura economica, oppure si sono arenate per punti di vista divergenti», ha ricordato la ministra Locatelli, citando il fatto che la prima «è stata fatta da Laura Bignami nel 2015, quindi, stiamo parlando di dieci anni di attesa».
Un percorso condiviso
«Finalmente, oggi c’è una proposta concreta, che non ho voluto forzare, ma ho voluto condividere con il Parlamento. Avremmo potuto legarla alla legge di bilancio, avremmo potuto farla arrivare nel 2026, blindandola, avremmo potuto fare un decreto, come in tante proposte che sono state portate all’attenzione nel corso degli anni, deleghe con altri decreti da attuare. E invece “no”. Noi vogliamo un percorso che sia condiviso. Magari nell’iter parlamentare si potranno migliorare alcuni aspetti, ma siamo arrivati a un punto cruciale. Indietro, da qui, non bisogna più tornare», ha detto la ministra.
Nello specifico, la ministra ha detto di essere andata a rileggere alcune delle proposte di legge depositate dall’onorevole Faraone, dall’onorevole Malavasi e altri: «Ho notato che, nella sua proposta, l’onorevole Faraone non ha previsto la cumulabilità, per esempio, del contributo del caregiver, che diventava alternativo alle altre misure. Noi lo abbiamo previsto, abbiamo cercato di migliorare anche questo aspetto: è cumulabile con la 104, è cumulabile con il Fondo Non Autosufficienza, è cumulabile con le misure regionali e locali. Sono andata, poi, a vedere la proposta del Partito Democratico, quella per cui si dice nell’interrogazione che sono poche queste risorse, sono irrisorie. Ecco, la proposta Malavasi, Furfaro e altri ha una copertura economica di 30 milioni di euro, non di 257, come abbiamo previsto noi».
L’invito conclusivo della ministra è questo: «Adesso abbiamo una proposta condivisa, abbiamo una proposta a tutele differenziate, abbiamo una proposta che parte dal caregiver familiare convivente prevalente che ha il diritto, prima di tutto, di avere una risposta economica; quindi questo è quello che noi mettiamo in campo e che mettiamo in gioco con una serie di tutele che sono anche sovrapponibili a quelle di quelle proposte che ho citato adesso, ma anche di tutte le altre 29-30, tutte davvero proposte intelligenti, importanti, ma che da qualche parte devono partire. Questo è il punto di partenza, lavoriamo insieme per portarlo a buon fine e dare una risposta, finalmente, a quelle famiglie che aspettano».
Foto da ufficio stampa
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