Adolescenti
Cari “anatroccoli brutti e cattivi”, questo libro è per voi
L'esperienza di Exodus con le adolescenze difficili oggi è raccolta in un volume, curato da Gerolamo Spreafico e Franco Taverna. La concretezza delle “Carovane di Exodus per minorenni” segna il passo delle riflessioni e suggerisce nuove visioni. Il vicepresidente della Fondazione, Taverna: «Serve una nuova alleanza tra competenze educative e competenze specialistiche. Dobbiamo creare luoghi positivi, capaci di cogliere la complessità»
«Partire con i piedi per arrivare alla testa!». È questa frase di don Antonio Mazzi, fondatore e presidente di Fondazione Exodus, a fare da fil rouge al libro curato da Gerolamo Spreafico e Franco Taverna Anatroccoli brutti e cattivi? Esperienze e riflessioni sulle adolescenze difficili (Erickson). Presentato in Senato, presso la Sala Caduti di Nassiriya, il volume offre una riflessione, a partire dall’esperienza educativa “Le Carovane di Exodus per i minorenni”, realizzata in Italia tra il 2020 e il 2024 attraverso il progetto “Pronti. Via!” con il contributo di Con i Bambini.
Il disagio tocca tutte le dimensioni della loro vita
«Attraverso la nostra esperienza in Exodus, abbiamo sperimentato e capito che i ragazzi che vivono forti disagi non soffrono solo di un problema, ma il disagio tocca tutte le dimensioni della loro vita, il comportamento, la stima di se stessi, la scuola, il rapporto con gli altri. Ma, in genere, tutti i servizi a loro dedicati affrontano una sola problematica», ha detto Franco Taverna, educatore, vicepresidente della Fondazione Exodus. «L’idea che ci ha guidato, nella scrittura di questo libro, è che occorra qualcosa di più per i minori che hanno commesso reati. La proposta che oggi ci guida è questa: bisogna provare a creare dei luoghi positivi capaci di cogliere la complessità. Dobbiamo rimettere insieme un’alleanza forte tra competenze educative e specialistiche».

Collaborazioni strutturali e proposte educative ad alta intensità
Durante l’incontro in Senato, ci si è chiesti: «Che cosa chiedere e suggerire alle istituzioni?». «Alla scuola, che si apra ad una collaborazione strutturale con agenzie educative certificate e sia disponibile a valorizzare la propria funzione educativa, a tutti i livelli: docenti, studenti, genitori. Alle amministrazioni della giustizia, minorile e per giovani adulti, che consideri in maniera non episodica tra le possibilità di esecuzione penale anche le proposte educative ad alta intensità, tra le quali le avventure trasformative», ha proseguito Taverna.
Bisogna provare a creare dei luoghi positivi capaci di cogliere la complessità. Dobbiamo rimettere insieme un’alleanza forte tra competenze educative e specialistiche
Franco Taverna, educatore, vicepresidente della Fondazione Exodus
«Ai servizi sociali e ai comuni, che siano messi nelle condizioni per svolgere un’osservazione attenta e costante dei propri cittadini in modo da poter intervenire precocemente nelle situazioni di grave povertà educativa, in stretto raccordo con la rete dei servizi educativi. Alla neuropsichiatria infantile e alla psichiatria per maggiorenni, che si abbatta il muro di separazione tra lo sguardo clinico della psichiatria e quello educativo della pedagogia attiva, e che si lavori, con pari dignità, all’interno di progettazioni strutturate in ogni territorio».
Sperimentare poli educativi specialistici
La proposta della Fondazione Exodus al legislatore è stata quella di avviare una sperimentazione, almeno triennale, con la supervisione delle migliori università italiane, per istituire una decina di poli educativi specialistici nelle maggiori città con la finalità di validare nuovi modelli di intervento per venire incontro alle più gravi situazioni di disagio socio-educativo: non solo centri diurni aperti che offrano attività “a catalogo”», ha continuato Taverna, «ma spazi educativi specialistici con progetti individualizzati e organicamente inseriti nella rete dei servizi alla persona».
Liquefazione dei confini tra le scienze sociali e mediche/psicologiche
«C’era una volta l’adolescenza come la conoscevamo, ma ora le cose sono cambiate», scrive nel libro lo psichiatra Santo Rullo. «Il passaggio all’età adulta si modificato su influenza di determinanti sociali ed economici vecchi e nuovi che necessitano di interventi concreti. Dai progressi dalla tecnologia non si torna indietro, anche se per molti versi sono discutibili e stanno mettendo a repentaglio il nostro antiquato sistema di valori. Utilizzare l’ineluttabilità di ciò che sta accadendo come alibi per la nostra incapacità di intervenire con strumenti educativi innovativi è pericoloso e controproducente. Il contrasto a ciò che di fatto rappresenta un fattore di rischio per la crescita dei ragazzi va portato avanti con intelligenza e sensibilità». Rullo prosegue scrivendo che «sembra paradossale, ma forse la vera innovazione nel campo dell’educazione sarebbe oggi la liquefazione dei rigidi confini tra le scienze sociali e quelle mediche e psicologiche».

La celebrazione dei loro punti di forza
Gerolamo Spreafico, co-curatore del libro e pedagogista, ha raccontato con la voce rotta dall’emozione l’intensità di un’esperienza come quella della carovana. «Con i ragazzi c’è, prima di tutto, la necessità di aggancio e di costruzione reciproca: si vanno a cercare. La carovana ci permette di far fare loro delle esperienze che non hanno mai fatto, anche le più semplici: alcuni non hanno mai mangiato a pranzo con i genitori a casa o non hanno mai visto il mare. Dopo la Carovana, molti di loro ti vengono a cercare perché non vorrebbero che la Carovana finisca». E ha spiegato che «la trasformazione funziona. Abbiamo lavorato con 100 ragazzi, abbiamo rigenerato delle persone. Se i ragazzi arrivano come scarti di imperfezioni familiari, territoriali poi devono essere accolti nel mondo reale, ma questo deve essere fatto con le celebrazioni dei loro punti di forza».
Il disagio degli adolescenti è un problema che riguarda tutti. Lo Stato non può da solo risolvere un problema di questa magnitudo: le istituzioni e il Terzo settore devono lavorare insieme
Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini
Istituti penali minorili: tempo limitato e qualità
«Lavoro da 30 anni nel carcere minorile di Casal del Marmo a Roma. Di questi ragazzi “anatroccoli brutti e cattivi” ne ho conosciuti tanti», ha detto Lucia Chiappinelli, psicologa dell’Asl Roma1. «Negli istituti penali minorili – ipm, quando sono stati pensati nell’89, i ragazzi ci dovevano restare per tempi brevi in situazioni particolari, per target di utenza particolare. Gli ipm devono essere dei pit stop, avere una funzione protettiva, ma deve essere un tempo limitato di permanenza e la qualità deve garantire la tutela. Negli istituti minorili ci sono adolescenti molto impermeabili a quello che trovano sul loro percorso».

Un grande cantiere educativo
«Nel libro Anatroccoli brutti e cattivi? si ritrova la dimensione realistica di riparazione che ha ispirato il progetto “Pronti, via!”, selezionato da Con i Bambini, con cui lo strumento educativo della Carovana elaborato dalla Fondazione Exodus è stato offerto ai ragazzi sottoposti a misure restrittive da parte della autorità giudiziaria, come alternativa al carcere minorile», ha detto Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini.

«Abbiamo il compito di sperimentare modelli di intervento per contrastare la povertà educativa minorile che possano diventare policy pubbliche. Sul tema della giustizia, Con i Bambini e Fondazione con il Sud hanno siglato due protocolli d’intesa con i Dipartimenti dell’amministrazione penitenziaria – Dap e della Giustizia minorile e di comunità – Dgcm del ministero della Giustizia, rafforzando la collaborazione istituzionale per favorire il reinserimento sociale e l’inclusione di minori, giovani e adulti autori di reato. Grazie al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile», ha proseguito, «l’Italia ha un grande cantiere educativo formato da partenariati che lavorano ogni giorno in modo competente, metodico, riflessivo. Ma per risolvere il problema della povertà educativa serve una politica bipartisan solida».

Un problema che riguarda tutti
Il disagio degli adolescenti «è un problema che riguarda tutti, non solo i ragazzi, le ragazze e le loro famiglie. Lo Stato non può da solo risolvere un problema di questa magnitudo: le istituzioni e il Terzo settore devono lavorare insieme, secondo il principio di sussidiarietà, sancito dall’art. 118 della Costituzione, come nel grande cantiere educativo del Fondo», ha proseguito Rossi-Doria. «Parliamo dell’adolescenza in modo patologico, ma i ragazzi fanno cose straordinarie. Si attivano su temi che riguardano l’umanità, come la crisi climatica. Portano sulle spalle il debito pubblico lasciato dalle generazioni precedenti. Dovremmo chiedere scusa ai ragazzi e lavorare insieme a loro. L’adolescenza non è un problema, ma è la nostra principale risorsa».
Foto ufficio stampa Fondazione Exodus, tranne quella della conferenza in Senato, che è dell’autrice
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