Lavoro sociale
Casa Basaglia, la salute mentale si fa aprendosi al territorio. E anche alla realtà virtuale
A Merano, la cooperativa Proges cerca di portare a compimento la rivoluzione iniziata da Franco Basaglia. Si punta su inserimenti lavorativi, Recovery e apertura al territorio. E gli “Ex-In” - gli esperti per esperienza - accompagnano il percorso, trasformando in competenza professionale l’esperienza personale del disagio mentale
A Merano, terra di confine e di montagne, Basaglia ha trovato casa: attraverso il progetto e il metodo della cooperativa Proges, la salute mentale si costruisce non tra le mura di una struttura, ma nella relazione viva, vivace e reciproca con il territorio e con chi lo abita.

Casa Basaglia è uno spazio che scommette sull’apertura, in contrapposizione alla segregazione che nascondeva e isolava quelli che allora erano considerati “matti”. apertura al territorio, ma anche alla tecnologia e ai suoi progressi: è questo uno dei primi luoghi in cui anche la salute mentale e la riabilitazione psichiatrica passano anche per la realtà virtuale.
Casa Basaglia non è un istituto, ma un luogo in cui la deistituzionalizzazione si compie ogni giorno, attraverso gli strumenti sperimentati e collaudati dalla cooperativa, che dal 2024 gestisce questa struttura nata nel 2003 grazie all’impegno di Lorenzo Torresini, psichiatra della scuola basagliana.
Negli anni in cui le Asl tendevano a esternalizzare i servizi più complessi, a partire da quelli per la salute mentale, Torresini decide di fare diversamente: non delegare, ma farsi carico di dar vita a un progetto sociale condiviso tra servizio pubblico e terzo settore, inserendo nello stesso progetto cooperativa di tipo A e di tipo B.
«L’obiettivo principale era infatti creare inserimenti lavorativi per persone con disturbo mentale», racconta Giampiero Modola, responsabile di Casa Basaglia. «Questa era l’impronta basagliana: non limitarsi a curare, ma restituire cittadinanza».
Un territorio chiuso, una casa aperta
Merano è un territorio complesso, un incrocio di culture e di lingue, segnato al tempo stesso da una forte identità montana. «Qui la diffidenza nasce dal non conoscere. Per generazioni, soprattutto nelle zone più isolate, il disagio è rimasto chiuso dentro le famiglie», spiega Modola.
Questo rende tutto più difficile: trovare personale innanzitutto, ma anche costruire fiducia, avviare inserimenti lavorativi, aprire i servizi. «Per questo abbiamo scelto di fare il contrario: aprire Casa Basaglia, far entrare la cittadinanza, mostrare che non c’è niente da temere», spiega Modola. E questo avviene attraverso laboratori, tirocini, feste ed eventi in cui la casa si apre e si mostra.

Oggi Casa Basaglia è una struttura residenziale con 24 posti letto, di cui 6 dedicati alla post-acuzie: persone che escono da un ricovero ospedaliero ma non sono ancora pronte a rientrare a domicilio. Accanto alla residenzialità, ogni settimana 34 persone frequentano la struttura in semiresidenzialità, con progetti occupazionali e di autonomia.
La particolarità sta nei laboratori di inserimento lavorativo: falegnameria, ceramica, tessitura, cucito, giardinaggio, laboratori creativi. A questi si affiancano attività di cooperativa di tipo B — lavanderia, bar, mensa, pulizie — che permettono di sperimentare il lavoro vero.
Curare non basta, perché le persone continuano ad ammalarsi. Dobbiamo costruire reti sociali che producano salute, prima
Giampiero Modola, responsabile di Casa Basaglia
«Qui le persone capiscono che qualunque abilità può essere incanalata in un lavoro», dice Modola. «E questo cambia lo sguardo su di sé». Grazie al supporto della Provincia, i tirocini diventano uno strumento decisivo: il datore di lavoro offre il posto e, con questo, la possibilità di sperimentarsi e di scoprire le proprie capacità. «Il periodo di prova spesso porta all’assunzione e questo riduce il rischio di lavoro nero», spiega ancora Modola.
Negli ultimi anni la scommessa si è allargata. «Curare non basta, perché le persone continuano ad ammalarsi. Dobbiamo costruire reti sociali che producano salute, prima», spiega Modola.
Di qui le iniziative di apertura al territorio, gli eventi pubblici del 10 ottobre scorso (in occasione della Giornata per la salute mentale), il social shop che vende tutto l’anno i prodotti dei laboratori, il bar e le attività a chilometro zero.
Casa Basaglia diventa un luogo che si frequenta, non solo un servizio per “addetti ai lavori”.
La realtà virtuale al servizio della salute mentale
Dentro questo ecosistema arriva una delle sperimentazioni più interessanti: l’uso della realtà virtuale nella riabilitazione psichiatrica. Casa Basaglia è stata la prima struttura di Proges ad adottarla ed è oggi tra le esperienze più avanzate nel panorama cooperativo.
«La realtà virtuale ci permette di lavorare su più funzioni: cognitive, sociali, emotive, ma anche l’orientamento lavorativo», spiega Arcangelo Perillo, tecnico della riabilitazione psichiatrica della Specialist Area Inclusione di Proges. «Attraverso i visori, le persone sperimentano ambienti simulati e protetti: gestione delle fobie, stimolazione della memoria e dell’attenzione, rilassamento, approccio ludico. Questo facilita molto l’impatto con il mondo esterno, che è sempre un momento delicato e critico: una cattiva esperienza può portare infatti al ritiro e al regresso delle capacità faticosamente acquisite. La realtà virtuale serve ad attenuare questo rischio, a preparare prima dell’esposizione reale», spiega Perillo.
“Recovery Star”ed “Ex in”, cosa sono e perché funzionano
Un’esperienza aperta, quindi, quella di Casa Basaglia, al territorio come alle nuove tecnologie. Il tutto, però, contenuto in una cornice metodologica molto forte, che è quella che caratterizza tutti i servizi per la salute mentale di Proges.
Questo metodo si chiama Recovery e, come spiega Perillo, «consiste nel passare dal fare le cose per l’utente a farle con l’utente: l’operatore non si sostituisce mai a lui, ma lo guida e lo supporta in un percorso di profondo cambiamento personale, in cui l’utente diventa attore protagonista».
In questo metodo Proges ha adottato un suo specifico strumento operativo, che si chiama Mental Health Recovery Star: una “stella” a dieci punte, ciascuna delle quali rappresenta i principali ambiti della vita: dalla gestione della salute mentale alle relazioni, dal lavoro alla fiducia in sé ad esempio.
Questa mappa viene aggiornata periodicamente da operatore e utente che, insieme, individuano una posizione che descrive lo stato attuale nella fase presente per ciascun ambito. Sulla base di questa lettura condivisa, vengono individuate le aree su cui investire, definendo obiettivi piccoli, concreti e raggiungibili, ma soprattutto ispirati ai reali desideri della persona.
Gli ex in sono una prova vivente del cambiamento possibile. Aiutano ad agganciare anche gli utenti più complessi. E ci obbligano a usare un linguaggio meno giudicante. È un esercizio continuo di attenzione e rispetto
Arcangelo Perillo, tecnico della riabilitazione psichiatrica
Altra funzione fondamentale nella vita di Casa Basaglia è svolta da un operatore “Ex-In”, ovvero l’esperto per esperienza: una persona che ha vissuto personalmente il disagio mentale e oggi lavora nei servizi, all’interno dell’équipe. «Gli Ex-In sono una prova vivente del cambiamento possibile», dice Perillo. «Aiutano ad agganciare anche gli utenti più complessi». Non solo: «Ci obbligano a usare un linguaggio meno giudicante. È un esercizio continuo di attenzione e rispetto», aggiunge Modola.

L’Ex-In, insomma, rappresenta una valore prezioso: per se stesso, perché non solo ha un lavoro (con un regolare contratto), ma anche un modo di rielaborare la propria esperienza e metterla al servizio degli altri; per i pazienti, perché in lui vedono la possibilità di farcela; per gli operatori, perché nella sua presenza trovano un riscontro reale a ciò che dicono e ciò che fanno.
La rivoluzione di Basaglia è «il nostro compito»
I principi, il metodo e gli strumenti di Casa Basaglia si traducono ogni giorno in storie di vita. Alcune più di altre, raccontano il senso di quello che si fa e l’orizzonte verso cui si cammina, a volte in salita, a volte in discesa.
Una di queste storie ci viene raccontata da Modola, a dimostrazione di cosa possa nascere da un percorso fruttuoso. «Un giorno è arrivato da noi un uomo con una crisi importante, seguito dal Centro di salute mentale. La psicoterapia, da sola, non bastava più. Viveva a Innsbruck, aveva una relazione, una figlia, ma la sua vita era rimasta sospesa. È rimasto a Casa Basaglia per quasi un anno, il tempo necessario per ritrovare equilibrio e per misurarsi con una domanda decisiva: che cosa sai fare, e come puoi stare nel mondo. Aveva competenze, aveva risorse, ma nessuno gliele aveva mai riconosciute davvero. Qui lo abbiamo aiutato a scoprirle e valorizzarle», racconta Modola.
Proprio mentre quell’uomo concludeva il suo percorso, in una comunità alloggio della cooperativa si è liberato un posto di lavoro, per 12 ore settimanali. «Gli abbiamo offerto quel lavoro, perché ci sembrava la persona giusta per farlo: non un ruolo simbolico, ma un lavoro vero, alla pari con gli operatori. Gli abbiamo dato una dimostrazione di fiducia che non si aspettava», dice Modola.
Un mese dopo aver iniziato a lavorare, l’uomo è stato dimesso. Oggi lavora con contratto a tempo indeterminato, svolge un ruolo educativo e di supervisione. «Quando una persona smette di sentirsi “utente” e torna a essere collega, lavoratore, cittadino, lo stigma perde potere», assicura Modola.
Questa storia ha il valore di un passo avanti decisivo nel compimento rivoluzione basagliana, tutt’altro che conclusa: «Oggi il rischio sono i manicomi diffusi», osserva Modola. Basaglia ha iniziato, ma abbiamo il compito di continuare e radicalizzare la sua rivoluzione. Un passo alla volta».
Tutte le foto sono state fornite dalla cooperativa sociale Proges
Cosa fa VITA?
Da oltre 30 anni VITA è la testata di riferimento dell’innovazione sociale, dell’attivismo civico e del Terzo settore. Siamo un’impresa sociale senza scopo di lucro: raccontiamo storie, promuoviamo campagne, interpelliamo le imprese, la politica e le istituzioni per promuovere i valori dell’interesse generale e del bene comune. Se riusciamo a farlo è grazie a chi decide di sostenerci.