Aree interne, l'Italia da scoprire
Castel del Giudice, qui costruiamo case
Il piccolo comune di 300 anime sull'Appennino molisano trasforma la debolezza in punto di forza. Spiega il sindaco Lino Nicola Gentile: «Abbiamo trovato soluzioni alternative, a volte anche lanciando il cuore oltre l’ostacolo». Così, un borgo a rischio spopolamento risponde all'emergenza costruendo case per attrarre nuovi abitanti. Ma la vera innovazione è stata la creazione di una public company che ha coinvolto tutta la comunità
Siamo a rischio spopolamento? Sì e per questo costruiamo più case. La risposta, in apparenza paradossale, arriva da Castel del Giudice, comune di poco più di 300 anime arrampicato sull’Appennino molisano. «Se vuoi intercettare nuovi abitanti, devi avere delle case in cui metterli. E siccome a parte quelle dei pochi residenti le abitazioni esistenti sono seconde case oppure sono inagibili, noi le stiamo recuperando», spiega Lino Nicola Gentile, sindaco dal 1999 al 2009 e dal 2014 a oggi. Da un punto di vista economico, l’intervento è possibile grazie ai 20 milioni del «Bando Borghi» finanziato con il Pnrr, ma se Castel del Giudice può sognare in grande è grazie a un percorso di rigenerazione iniziato più di 20 anni fa.
Tutto è partito da due considerazioni: ci sono sempre meno abitanti e le politiche di sviluppo delle aree interne sono inefficaci. «Ma non ci siamo attardati a piangerci addosso e abbiamo trovato soluzioni alternative, a volte anche lanciando il cuore oltre l’ostacolo». Così, a partire dai primi anni Duemila sono state battute nuove strade per trasformare una debolezza in punto di forza. Per esempio, una scuola materna e una elementare chiuse perché non c’erano più bambini sufficienti per tenerle aperte sono state trasformate in Ra e Rsa. «In questo modo abbiamo risposto a un bisogno, l’assistenza agli anziani, ma anche creato posti di lavoro», sottolinea Gentile. «La vera innovazione, però, è stata la creazione di una public company che ha coinvolto tutta la comunità: abbiamo chiesto ai cittadini e anche ad alcuni “imprenditori affettivi”, che vivono lontano ma legati al territorio, di investire per la trasformazione delle strutture da scolastiche a sociosanitarie».

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Sul tema, il numero di dicembre/gennaio di VITA porta un altro racconto: chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio tra le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha deciso di restare, ritornare o arrivare.
AREE INTERNE, L’ITALIA DA SCOPRIRE
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