Salute & diritti

Cataratta: se paghi, anche subito. È questo l’intervento più “cenerentola” del sistema sanitario

La vista conta moltissimo. L'intervento alla cataratta è sicuro, rapido e risolutivo: se ne fanno quasi 700mila interventi l'anno, in Italia. Ma sempre più spesso i cittadini sono costretti a pagarlo di tasca propria. La battaglia dell'associazione Apmo evidenzia la situazione dell'oculistica, disciplina negletta, destinata per alcuni a diventare come l'odontoiatria. E se convogliassimo gli interventi in strutture dedicate esclusivamente a questo?

di Nicla Panciera

La cataratta è la progressiva opacizzazione del cristallino che si manifesta intorno ai 60 anni d’età, in seguito al fisiologico processo di invecchiamento. Colpisce oltre 3 ultrasettantenni su 4 e in Italia si calcolano oltre 650mila operazioni l’anno. Un intervento risolutivo, rapido e che, grazie all’innovazione tecnologica, può essere eseguito in day hospital. Ma che è sempre più di difficile accesso per gli italiani, costretti a pagare di tasca propria cifre superiori ai 2mila euro, variabili a seconda dello specialista, della clinica e delle lenti, l’oftalmologia essendo la cenerentola del sistema sanitario, con i rimborsi previsti che non riescono a coprire le spese.

Dello spostamento sempre maggiore di questo tipo di intervento al di fuori delle strutture ospedaliere – una strategia spesso promossa dalle Regioni per far fronte a una serie di criticità, tra cui le liste di attesa, con tempi di attesa molto variabili tra strutture ma che in alcuni casi possono essere molto lunghe – si è parlato al recente congresso nazionale della Società Italiana di Scienze Oftalmologhe Siso e dell’Associazione Italiana Medici Oculisti Aimo.

«Il sistema sanitario è sottoposto a una forte pressione che rende la gestione della cataratta in ospedale sempre più complessa» spiega Alessandro Mularonivicepresidente Siso e direttore dell’Unità di oculistica dell’Ospedale di Stato della Repubblica di San Marino. «A questo si aggiunge la riduzione generalizzata dei Drg, ovvero del rimborso pagato alle strutture per l’intervento di cataratta. Una riduzione che contrasta con gli elevati standard tecnologici richiesti, i quali comportano costi operativi molto alti per le strutture».

A essersi molto battuta per l’equità di accesso alle cure oftalmologiche è stata l’Associazione pazienti malattie oculari – Apmo: «Nel 2024, denunciammo che i nuovi Lea prevedevano una riduzione del rimborso per intervento» spiega il suo presidente Michele Allamprese. «Un aggiornamento al ribasso che arrivava a 800 euro mettendo a rischio la fattibilità degli interventi», che richiedono comunque esami diagnostici, nuove apparecchiature e tecnologie innovative. Grazie alla battaglia di Apmo, «arrivammo a un rimborso superiore di 100 euro a intervento, quindi complessivamente 70 milioni in più di spesa, calcolando 700mila interventi l’anno».

Nel frattempo, però, continua il progressivo processo di privatizzazione dell’oculistica. Secondo Sigo e Aimo, una soluzione potrebbe essere quella convogliare gli interventi in strutture dedicate esclusivamente all’oculistica, decentrando l’intervento di cataratta al di fuori degli ospedali tradizionali o in strutture esclusivamente dedicate a questo tipo di chirurgia. «Già oggi l’intervento viene eseguito in regime di day surgery in ospedali, cliniche private e centri convenzionati» spiega Giovanni Alessio, dell’azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Bari, Università di Bari. «Il paziente viene operato e dimesso nel giro di poche ore. L’esecuzione in un percorso giornaliero non implica un abbassamento degli standard: al contrario, la tecnologia moderna è ciò che lo rende possibile. Le tecniche attuali utilizzano incisioni inferiori ai due millimetri e cristallini artificiali pieghevoli che permettono una riabilitazione rapida. Sono disponibili anche lenti che correggono simultaneamente la visione da vicino, da lontano e l’astigmatismo. Le moderne apparecchiature per aspirare la cataratta garantiscono velocità e sicurezza tali da consentire la dimissione del paziente nel giro di una o due ore».

La strada, secondo Allamprese, è quella della modalità «co-payment» sempre più definita: «Con una partecipazione ai costi da parte di chi può permetterselo e la totale gratuità per gli indigenti è possibile garantire le migliori cure per tutti, in un contesto come quello attuale di tecnologie non aggiornate, investimenti che diminuiscono e che non aumenteranno e una popolazione che invecchia. Nessun politico sarà mai disposto ad ammetterlo, perché sembra un’erosione del concetto di gratuità delle cure ma è il solo modo per preservarne l’universalità».

La riduzione della vista è una condizione invalidante che interessa un italiano su dieci, eppure solo l’1% della spesa sanitaria nazionale è destinata all’oftalmologia. Operarsi di cataratta può diventare un’opportunità per correggere anche eventuali concomitanti difetti della vista come miopia, astigmatismo e ipermetropia, e la presbiopia, in forte aumento per l’uso massiccio di dispositivi con piccoli display, liberando quindi il paziente anche dall’uso di occhiali o lenti a contatto, considerata da molto un vero e propria limitazione. Anche se le cure oculistiche non sono considerate salvavita, «l’ipovisione è un rischio gravissimo per gli anziani: vedere male a causa della cataratta aumenta l’isolamento sociale e il rischio di cadute, che a una certa età sono problematiche» commenta Michele Allamprese, «per questa ragione, nonostante la rimozione della cataratta non sia un intervento d’urgenza, andrebbe considerata l’età del paziente». Per sensibilizzare la popolazione e informare i decisori, Apmo ha redatto La Carta della Salute dell’Occhio insieme con altre 18 tra associazioni pazienti e società scientifiche, il patrocinio dell’Istituto superiore di sanità e dell’Intergruppo parlamentare Prevenzione e cura delle malattie degli occhi.

Foto di Gopinath Mohanta su Unsplash

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