Disabilità
Centri diurni, addio: in Piemonte crescono i “cantieri di inclusione”
Tra la Val Susa e la Val Sangone, cinque piccoli comuni rischiavano di perdere le loro biblioteche: oggi sono apprezzatissimi luoghi di incontro, tenuti aperti grazie alla presenza di persone con disabilità. L'idea è della cooperativa “Il Sogno di una cosa” di Torino, che ha progettato una evoluzione dei centri diurni, valorizzando le abilità degli utenti e mettendole al servizio delle comunità. A ispirarli, i "Punti Rete" del Chierese, dove le persone con disabilità gestiscono un ambulatorio per le piante e una falegnameria itinerante
Quelle biblioteche, solo qualche anno fa, rischiavano di chiudere: oggi invece non solo sono rimaste aperte, garantendo un presidio culturale in cinque piccoli comuni montani del Piemonte, ma sono diventate anche un luogo fondamentale di incontro e relazioni.
A Sant’Antonino di Susa, per esempio, la biblioteca ha ampliato l’orario di apertura settimanale grazie alla presenza di due persone con disabilità, che hanno reso lo spazio più vivo e partecipato: accolgono le persone, riordinano e catalogano i libri, si impegnano per rendere il luogo sempre più bello. Per chi arriva, a volte, prendere in prestito un libro è solo la “scusa” per passare a fare due chiacchiere con loro. Al centro, in questa proposta, non c’è più il servizio dedicato alla persona con disabilità, ma la rete che si crea attorno alle persone con disabilità, grazie al loro impegno civico sul campo.
Siamo in Piemonte, in cinque piccoli comuni della Val Susa e della Val Sangone. Le biblioteche qui rischiavano la chiusura per mancanza di persone disponibili a prestare servizio per l’apertura, oggi queste realtà sono attive per il prestito di libri e per eventi culturali e, in qualche caso, gli orari di apertura sono stati persino ampliati. Tutto ciò è stato possibile grazie alla sperimentazione dei Cit-Cantieri di Inclusione Territoriale, una evoluzione dei Centri diurni per persone con disabilità.
Dai centri diurni ai Cit
I Cit, in pochi anni, sono diventati un vero motore della comunità. Nel torinese, in questa chiave, si sono sviluppate diverse esperienze che continuano a crescere per numero e qualità, capaci di generare un cambio di passo dei modelli tradizionali dei servizi diurni per la disabilità. I Cit sono spazi giornalieri in cui le persone con disabilità non sono utenti di un servizio, ma protagonisti di attività che contribuiscono al bene comune. A idearli è stata la cooperativa sociale “Il Sogno di una Cosa” di Torino, che fa parte di Torino Social Impact. La cooperativa ha proposto un’interpretazione del servizio diurno non solo più rispondente al senso dell’inclusione sociale nella prospettiva della Convenzione Onu, ma ha anche intercettato le richieste concrete di utenti e famiglie, che non ritengono appropriato l’inserimento in un centro diurno.

“Il Sogno di una cosa” ha attivato dei Cit anche ad Avigliana e nelle biblioteche comunali di Bussoleno e San Giorio di Susa. «I protagonisti sono giovani con disabilità inseriti in un percorso di autonomia, autodeterminazione e adultità, con progetti individuali “su misura” della persona. Vengono coinvolti in interventi sul territorio, attraverso la co-progettazione di attività in collaborazione con il tessuto sociale, in uno scambio non puramente materiale, ma di identità, affettività e desideri» sottolineano i promotori.
L’inserimento avviene nei normali contesti di vita: centri giovanili, biblioteche, scuole, associazioni sportive. Sono esperienze che permettono di ampliare gli spazi di autonomia al di fuori della famiglia. La forte collaborazione delle istituzioni locali ha facilitato l’attivazione di tutte le sperimentazioni in corso. Le attività sono portate avanti ciascuna da una “squadra”, composta in media da quattro persone con disabilità. Ogni progetto è affiancato anche da volontari. Durante le attività, anche la pausa pranzo diventa un momento del percorso di autonomia: i pasti sono consumati all’esterno dei servizi, in bar, ristoranti e trattorie convenzionate, nel territorio. In questi paesi, la presenza delle squadre è oggi un punto di riferimento per tutta la comunità: le squadre sono attese e cercate, hanno generato nuove amicizie e incontri. Per chi svolge i lavori, c’è quella sensazione rigenerante di sentirsi utile, di essere cittadini attivi e responsabili.

Biblioteche, scuole, piccole manutenzioni: arriva la squadra Cit
Ad Avigliana la squadra è stata impegnata nella riqualificazione di arredi urbani, in collaborazione con il Comune e nella piccola manutenzione dei sentieri vicini al lago, con l’Ente gestore delle Aree protette delle Alpi Cozie. Il lavoro all’aria aperta e il contatto con la natura sono un’esperienza nell’esperienza. Anche la cura di orti urbani con l’associazione La Roncola è diventata opportunità di realizzazione personale. In una scuola la squadra Cit si è dedicata alla ricatalogazione della biblioteca. Non si tratta mai di compiti definiti con l’idea di trovare delle attività diurne con cui tenere impegnate le persone con disabilità, ma di reali bisogni della comunità locali, che trovano nelle abilità delle persone una risposta concreta e una risorsa.
Non si tratta mai di compiti definiti con l’idea di trovare delle attività diurne con cui tenere impegnate le persone con disabilità, ma di reali bisogni della comunità locali, che trovano nelle abilità delle persone una risposta concreta e una risorsa
I Punti Rete: un servizio per la disabilità, dentro i servizi pubblici per i cittadini
Quella dei Cit è un’idea mutuata da un’altra esperienza piemontese, attiva da più tempo: i Punti Rete, nati nel Chierese. Qui è ormai consolidato un progetto di accoglienza per persone con disabilità, attraverso collaborazioni tra piccoli nuclei operativi, i Punti, e servizi pubblici come le biblioteche civiche, i centri giovanili e le varie strutture comunali. I percorsi sono rivolti a persone con una disabilità media, che non sempre riescono a sostenere un lavoro tradizionale ma che nei Punti Rete possono trovare un luogo di attività, relazione e partecipazione. Si tratta di un modello che punta a rendere effettivi i diritti di cittadinanza delle persone con disabilità. Ogni Punto Rete accoglie otto utenti, con grado di disabilità variabile e ha una programmazione diversa, costruita con associazioni e gruppi informali. A Chieri i Punti Rete sono tre e si trovano uno all’interno di un circolo sociale, uno in una comunità diurna e uno in biblioteca. Qui, ad esempio, si svolgono attività legate al recupero della carta, con laboratori aperti alle scuole che sono attesissimi sia dai bambini che li frequentano sia dalle persone con disabilità che li tengono.
L’ambulatorio per le piante
Un Punto Rete è a Pecetto Torinese, dove qualche mese fa è stato aperto l’ambulatorio “Sos delle Piante”, un servizio gratuito rivolto ai cittadini che desiderano essere aiutati nel prendersi cura delle loro piante in sofferenza. Attivato dalla cooperativa sociale Coesa in collaborazione con il Comune di Pecetto e il Consorzio dei Servizi Socio-Assistenziali del Chierese, l’ambulatorio è affidato a persone con disabilità, in un servizio affiancato dalla serra e dall’orto didattico Casa Gonella. Chi lo desidera, due volte a settimana, può portare qui le sue piante e ricevere consigli utili e piccoli interventi per mantenerle in buone condizioni: a volte si genera uno scambio di saperi reciproco. Per le persone con disabilità che sono coinvolte, il ruolo sociale che viene attribuito loro da chi gli affida i suoi fiori diventa un’opportunità di autodeterminazione e un volano di autonomia.

Tra gli esempi virtuosi, c’è anche la Falegnameria itinerante, progetto realizzato nell’ambito delle attività del centro diurno Centonove e dintorni, di Ivrea, del Consorzio INRETE – INterventi e RElazioni TErritoriali e finanziato dal Fondo risorsa Canavese. Le persone con disabilità pensano e realizzano, anche con il coinvolgimento di architetti e creativi, oggetti di legno che valorizzano le loro abilità e passioni. Non manca l’intervento su oggetti già vissuti. Ciascuno ci mette del suo. In principio era un piccolo laboratorio per persone con disabilità, con l’affiancamento degli operatori delle cooperative sociali Pollicino e Animazione Valdocco; poi è diventata una attività itinerante. Lo stand mobile arriva nei paesi, coinvolge la cittadinanza e diventa luogo di connessione, aperto alla partecipazione di tutti. Da cosa nasce cosa, dalle relazioni nascono idee e per la falegnameria arrivano sempre nuove richieste.
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