Al cinema
Checco Zalone e lo zaino sbagliato, una lezione sul superfluo
Tra ironia e sentimento, il film "Buen Camino" sta portando milioni di spettatori lungo i sentieri del Cammino di Santiago de Compostela. Maria Chiara Roti, direttrice generale di Casa Ronald Mc Donald Italia, è una viandante nel tempo libero e anche nella vita professionale con il progetto “Da Casa a Casa con amore”: «Camminare insegna l’arte del togliere e del costruire relazioni. E risponde a un bisogno che tutti noi abbiamo: tendere verso una meta»
A Natale zaino in spalla. Siete pronti? Se c’è di mezzo Checco Zalone, la risposta è quasi scontata. Il suo Buen Camino, diretto da Gennaro Nunziante, è da record: 27 milioni di incassi e 3,3 milioni di spettatori. Protagonista assoluto è il Cammino di Santiago, il percorso che da secoli conduce milioni di pellegrini dalla Francia, dal Portogallo e dalla Spagna fino a Santiago de Compostela, dove sono custodite le reliquie di San Giacomo.
Testimone inconsapevole della faticosa ricostruzione del rapporto tra un padre e una figlia, il sentiero si dipana sul grande schermo. Il pubblico sorride e intanto un papà distratto ed egocentrico cambia registro, concede tempo alla figlia adolescente e scopre un altro modo di stare nelle relazioni. La pellicola è una boccata d’ossigeno per l’industria cinematografica (in pochi giorni è già il film con maggiore incasso nel 2025), ma c’è da scommettere che avrà un impatto anche su un altro tipo di economia, quella del turismo a piedi, che in Italia può contare su una rete escursionistica tra le più vaste d’Europa, con oltre 80mila chilometri di vie tracciate e curate. Ne abbiamo parlato con Maria Chiara Roti, direttrice generale di Casa Ronald McDonald Italia, che non soltanto ha all’attivo circa 25 cammini, ma ha fatto del camminare un metodo di lavoro e incontro per tutta la comunità che gravita attorno alla Fondazione.
Cammino perché
Alla richiesta di intervista risponde dopo un paio d’ore. Era su un sentiero. «Non sto facendo un cammino», spiega, «sono in Valsesia, ai piedi del Monte Rosa, mi godo la montagna d’inverno con escursioni in giornata». C’è una differenza sostanziale tra escursione, trekking e cammino, distinzione a cui Roti tiene molto. L’escursione è un breve itinerario (di solito in quota) che si percorre a scopo ricreativo, turistico o scientifico. Il trekking è un’immersione nella natura di qualche giorno, in cui ci si sposta lungo i sentieri da mattina a sera, da un rifugio all’altro. Un cammino è un lungo viaggio con una tematica portante che può essere spirituale, religiosa, storico-artistica o naturalistica.
Sulle spalle, le cose inutili diventano sovraccarico, come i ricambi per la sera. Lungo il cammino, la relazione è viva e autentica. Può essere costruita e ricostruita
Maria Chiara Roti, direttrice generale Casa Ronald McDonald Italia
Come si inizia a camminare? «Per me è nato tutto nel 2018, quando ho deciso di partire con la Compagnia dei Cammini in direzione Ciceria, una regione montuosa compresa tra il Friuli Venezia Giulia, la Croazia e la Slovenia», racconta. «Lì ho conosciuto Luigi Nacci, poeta e scrittore, una guida ambientale escursionistica che dirige la collana Ediciclo “La biblioteca del viandante”. È stata un’esperienza illuminante e autentica, a contatto con il territorio, le persone, il cibo, i luoghi. Un modo nuovo di intendere il viaggio».
Lo zaino è un’arte
«Come tutti quelli che iniziano a camminare, esattamente come Checco Zalone nel film, ho sbagliato lo zaino», continua. «Ne ho preso uno da uomo, voluminoso, e l’ho riempito con un cambio al giorno. Nessun camminatore esperto lo farebbe: oggi porto poche magliette tecniche che ogni sera lavo per il giorno successivo. E soprattutto tengo conto dell’acqua». Ma c’è un altro errore che Roti non dimentica: «Il peso. Non deve superare il 10% del peso corporeo di chi lo indossa. Tener conto di queste indicazioni è un grande esercizio di consapevolezza sul superfluo». Un esempio? «Sulle spalle, le cose inutili diventano sovraccarico, come i ricambi per la sera. Lungo il cammino, non c’è vita mondana notturna perché la relazione è viva e presente durante tutta la giornata».

Zaino a parte, quel primo cammino l’ha segnata. «Ho incontrato persone che sono diventate amiche e con cui ho condiviso tanti altri percorsi, non mi sono più fermata. Ho una media di tre cammini l’anno: in otto anni credo di averne compiuti almeno 25».
Quel bisogno di avere una meta
Il film con Checco Zalone è ambientato lungo uno dei percorsi che conducono a Santiago de Compostela. È uno dei cammini più celebri al mondo con oltre un millennio di storia. Soltanto nel 2024 ha registrato 499.239 pellegrini in totale. Maria Chiara Roti l’ha fatto nel 2019 e ripetuto l’anno scorso. «La prima volta stavo attraversando un momento molto difficile della mia vita, la seconda è stata con mio figlio di 16 anni. A differenza di Zalone, che attraversa l’itinerario francese, il più conosciuto e frequentato, io ho scelto prima il cammino inglese, poi quello portoghese».
Perché il cammino di Santiago occupa uno spazio così speciale nell’immaginario collettivo? «Ogni cammino ha lasciato in me qualcosa di diverso da un semplice trek. Agisce non soltanto sul corpo, ma anche nel mio modo di vedere le cose e le persone. Ha a che fare con l’attitudine con cui ci adattiamo agli ambienti, impariamo sapori e saperi nuovi. È la testa che cambia». Quello di Santiago ha un plus: «Non saprei come descriverlo, è un fuoco trasformativo personale (per chi crede spirituale) che non ha pari. Lì ho conosciuto padre Fabio, sacerdote e guida spirituale dei pellegrini italiani, un incontro per me prezioso: accoglie e consola all’arrivo, esorta a fare del cammino uno stile di vita».
Si è ritrovata nel film? «Mi sono riconosciuta in alcune cose: dormire in ostello con i viandanti accanto che russano, le difficoltà e la bellezza della convivenza, l’emozione dell’arrivo a Santiago e soprattutto quel desiderio incontenibile che ti spinge a pianificare una nuova partenza. È un film che mi è piaciuto».

La chiave è nell’aver saputo intercettare un fenomeno in crescita? «Dalla pandemia in poi le persone camminano. La pellicola registra una tendenza che è ormai evidente, non la coglie sul nascere, ma è la fotografia fedele di un’onda che ogni anno si alza: dall’Italia, è come se una città grande come Bologna si mettesse in cammino verso Santiago». Perché? «È un bisogno che tutti noi abbiamo di relazioni semplici, di contatto con la natura e di una meta. Non ho trovato in nessun altro cammino il senso della meta che ti accompagna verso Santiago. È un elastico che ti tira, un richiamo e un magnete, anche per chi non crede».
Da Casa a Casa con amore
Da qualche anno Casa Ronald McDonald Italia, che aiuta le famiglie a stare vicino ai propri bambini durante le cure mediche nelle Case e Family Room realizzate dentro o accanto ai principali ospedali italiani, si è messa in cammino.

«Abbiamo strutture in tutta Italia: ci siamo messi in viaggio tutti insieme, volontari, operatori e famiglie, per connetterle in un percorso a piedi con la nostra presenza fisica e i nostri zaini. Il primo è stato il cammino tra Bologna e Firenze lungo la Via degli Dei, poi ci siamo mossi verso Siena. Il prossimo sarà in direzione Roma, dove stiamo costruendo una nuova casa all’ospedale Gemelli. Si chiama “Da Casa a Casa con amore” ». Lo stesso sentimento con cui il film di Zalone invita a raggiungere la meta: «Cerca di arrivare a Santiago con quanto più amore possibile», dice Alma a Cristal. «Anche portare lo zaino ha un valore simbolico forte», aggiunge la direttrice generale. «Significa condividere il peso che ogni famiglia dei nostri piccoli bambini porta con sè».
«Ho imparato a fare lo zaino»
«Zalone ci dice una cosa semplice e vera. Le relazioni si possono costruire o ricostruire in cammino». Di questo Roti è certa. Basta uno zaino ben equipaggiato: «Negli anni ho imparato l’arte di togliere. Cerco di portare meno cose possibili, ma non rinuncio a un vestito e a un libro di carta. Lo so, pesano, ma danno un tocco di femminilità e un senso di sicurezza, anche se poi non leggo per condividere le serate con chi ho condiviso i passi».
In apertura e nel testo, due scene del film tratte dal trailer ufficiale. Le altre immagini sono state fornite dall’intervistata
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