La catastrofe dimenticata
Cinque numeri per capire la crisi in Sudan
L'emergenza più grande del pianeta. Ma anche la più ignorata. Si stima che la guerra abbia causato 150mila morti da aprile 2023. Sono dieci milioni gli sfollati interni e 30,4 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria. Ma all'appello mancano 3 miliardi di dollari per gli aiuti
di Anna Spena
È la più grande emergenza del pianeta. Non è solo la più ampia, ma anche quella più dimenticata o forse volutamente ignorata. A oltre due anni dall’inizio del conflitto tra l’esercito regolare (Saf) e le Forze di Supporto Rapido (Rsf), scoppiato ad aprile del 2023, il Paese è sprofondato in una spirale di violenza, fame e sfollamenti di massa. Questa guerra è tornata sotto i riflettori con la presa di Al-Fashir nel Darfur Settentrionale, conquistata dalle milizie Rsf dopo un assedio durato 18 mesi.
«Ci si è resi conto della situazione solo perché, dopo la strage a El Fashir, è cambiata in parte la situazione geopolitica sul terreno: avendo conquistato l’ultima roccaforte del Darfur, per la prima volta le Rapid Support Forces hanno il controllo di tutta la zona. Così si può ipotizzare una partizione di fatto in due del Paese», ha spiegato Mario Raffaelli, presidente onorario dell’ong Amref in questa intervista “Sudan, il tassello che può far cadere tutto il Corno d’Africa”. Dalla città arrivano immagini satellitari drammatiche: le persone vengono bruciate e sepolte vive. Il bisogno umanitario è immenso, e le azioni messe in campo – fino ad oggi – non riescono a rispondere ai bisogni.
30,4 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria
In Sudan vivono 46.8 milioni di persone (dati Ocha, altre stime parlano di 50 milioni di persone). Per estensione è il terzo stato più grande del continente africano. Secondo le Nazioni Unite, oltre 30 milioni di persone, più della metà della popolazione, necessitano di assistenza umanitaria. La maggioranza di coloro che hanno bisogno di aiuto è composta da bambini (51,4%) e adulti (43,4%), mentre gli anziani rappresentano il 5,3%.
Quasi 10 milioni di sfollati interni
La crisi degli sfollati interni è drammatica. A fine agosto 2025 erano quasi 10 milioni. Oltre 4,8 milioni di persone, invece, sono scappate nei paesi vicini. Il Ciad ospita 1,2 milioni di rifugiati sudanesi, seguono Egitto, Sud Sudan ed Etiopia.
Mancano 3 miliardi di dollari per rispondere all’emergenza umanitaria
Per rispondere all’emergenza umanitaria, solo nel 2025, servirebbero 4,16 miliardi di dollari. Ma i finanziamenti in entrata totali, ad oggi, ammontano a poco più di 1,16 miliardi di dollari: mancano tre miliardi di dollari. Ciò significa che per rispondere a questa emergenza è stato finanziato solo il 28% della richiesta dei fondi totali. Il finanziamento è insufficiente per settori chiave come la nutrizione (coperto solo al 14.6%), gli alloggi d’emergenza (9.4%) e la logistica, che è fondamentale per portare gli aiuti nelle aree di conflitto. Nonostante le enormi sfide, quest’anno la risposta umanitaria in Sudan ha raggiunto oltre 13,5 milioni di persone, anche nelle aree più colpite del Darfur, del Kordofan, di Khartoum e di Al Jazira. Ma senza ulteriori risorse, le agenzie umanitarie saranno costrette a ridurre gli interventi salvavita, mettendo a rischio milioni di vite.
24,6 milioni di persone si trovano in insicurezza alimentare acuta
Il World Food Programme (Wfp) stima che 24,6 milioni di persone si trovino in insicurezza alimentare acuta, con 637mila in condizioni di fame catastrofica. A rendere la situazione ancora più grave è la malnutrizione, che colpisce un bambino su tre, un dato che supera la soglia che definisce lo stato di carestia. 14 dei 17 milioni di bambini in età scolare non vanno a scuola. Due sudanesi su tre non ha accesso ai servizi sanitari. A partire dal febbraio 2026, si prevede un aggravamento della fame a causa dell’esaurimento delle scorte alimentari e del protrarsi dei combattimenti. I dati dell’Ipc (Integrated Food Security Phase Classification) rimangono sostanzialmente invariati perché la situazione è troppo instabile per poter prevedere l’evoluzione della situazione per circa 841mila persone che vivono nelle zone più colpite, tra cui Al Fasher, Kadugli, Dilling e alcune parti del Kordofan meridionale.
150mila morti
Le stime parlano di almeno almeno 150mila i morti in dall’inizio della guerra. Ad Al Fasher, oltre 260mila civili, tra cui 130mila bambini, sono ancora intrappolati e privati di cibo, acqua e assistenza sanitaria. Le notizie di uccisioni, violenze sessuali e reclutamento forzato si moltiplicano ogni giorno.
Una donna sudanese ferita, fuggita dalla città di el-Fasher dopo che le forze paramilitari sudanesi hanno ucciso centinaia di persone nella regione occidentale del Darfur, si riposa in una tenda in un campo a Tawila, in Sudan, venerdì 31 ottobre 2025. (Foto AP/Mohammed Bakry/LaPresse)
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