Comitato editoriale Acli

Pensioni, dal Patronato un pacchetto di proposte migliorative

Il seminario “Previdenza Next Gen” è stata l'occasione per avanzare una serie di suggerimenti per rendere il sistema delle pensioni più equo, comprensibile e vicino alle persone, con regole chiare e non penalizzanti. Analizzati quasi seimila questionari

di Redazione

Le pensioni, croce e delizia degli italiani. Rendere il sistema pensionistico più equo, comprensibile e vicino alle persone è uno degli obiettivi delle Acli, che ieri hanno posto la questione al centro del seminario “Previdenza Next Gen”, promosso dal Patronato Acli, il quale ha messo insieme mondo accademico, istituzionale e sociale per un confronto ampio sulla riforma previdenziale ormai non più rinviabile. Il Patronato Acli ha presentato un pacchetto di proposte strutturali, frutto sia dell’ascolto delle persone, sia del confronto tecnico. Al centro c’è un vero pacchetto flessibilità, con la possibilità di uscire dal lavoro in una fascia tra i 63 e i 65 anni, con un requisito contributivo contenuto e un calcolo dell’assegno proporzionato all’età di accesso. Non misure temporanee o selettive, ma una flessibilità stabile e riconosciuta a tutti, capace di dare finalmente regole chiare e non penalizzanti dopo anni di sperimentazioni poco efficaci.

Tra le proposte avanzate dal Patronato Acli figurano: l’iscrizione automatica ai fondi pensione di categoria al momento dell’assunzione; un contributo del datore di lavoro e un periodo di prova prima dell’adesione definitiva; corsi di educazione previdenziale nelle scuole e nei primi mesi di lavoro: la detraibilità dei contributi dei giovani.

Nel corso dell’iniziativa sono stati presentati i risultati della consultazione online “Una previdenza per tutte le generazioni”, che ha raccolto 5.970 questionari, pari a oltre il 59% delle 10.095 visite alla pagina dedicata. Il quadro che emerge è netto: più della metà dei partecipanti (52,5%) ha tra i 50 e i 64 anni, mentre oltre un terzo (35,5%) ha più di 65 anni, confermando che chi è più vicino alla pensione avverte in modo più diretto l’urgenza di una riforma. La distanza percepita tra sistema previdenziale e realtà del lavoro è molto ampia: oltre l’80% giudica le regole attuali poco o per niente vicine alle condizioni lavorative di oggi.

Tra le ragioni che spingono a desiderare un’uscita anticipata prevalgono il bisogno di maggiore qualità della vita (30%) e la stanchezza fisica o mentale (28%), mentre una quota significativa richiama l’incertezza verso il futuro. Per il domani, tre valori vengono indicati come fondamentali – sostenibilità, equità e flessibilità – e quasi il 94% dei rispondenti considera necessaria una riforma complessiva e urgente.

«Riteniamo indispensabile introdurre una pensione minima di garanzia nel sistema contributivo», ha dichiarato Paolo Ricotti, presidente del Patronato Acli. «Le carriere frammentate o troppo brevi oggi producono assegni di importo insostenibile, e i casi concreti che incontriamo ogni giorno lo dimostrano con forza. Ci sono famiglie che si trovano a vivere con trattamenti di poche decine di euro al mese: è una situazione che non può essere accettata. Serve un intervento strutturale che protegga davvero chi ha lavorato, anche quando la vita lavorativa non è stata continua o lineare».

Un altro capitolo importante riguarda il rilancio della previdenza complementare, che nelle intenzioni del Patronato dovrebbe essere resa più accessibile e inclusiva. Le proposte includono: l’iscrizione automatica ai fondi negoziali all’assunzione, con un periodo iniziale di scelta libera prima della conferma; un coinvolgimento stabile del datore di lavoro; una particolare attenzione ai più giovani attraverso educazione previdenziale nei percorsi scolastici e nei primi mesi di inserimento lavorativo; la detraibilità dei contributi versati dai lavoratori più giovani.

«La previdenza è una delle principali tenute sociali del Paese: nasce da una visione solidaristica e rappresenta una conquista democratica che tiene insieme la comunità ed elimina le diseguaglianze», ha detto Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli. «Oggi, però, questo equilibrio è in parte smarrito: troppe differenze – economiche, di genere e generazionali – amplificano le fragilità invece di ridurle. È per questo che servono politiche lungimiranti, capaci di guardare ai prossimi 20 o 30 anni. Purtroppo, la politica di oggi è troppo spesso schiacciata sul tornaconto immediato e finisce per soffocare ogni ambizione di miglioramento del futuro. La previdenza, però, non è solo norme: è solidarietà. Per questo occorre un grande patto educativo e informativo – tra sindacati, associazioni dei lavoratori, organizzazioni datoriali, istituzioni pubbliche, patronati e mondo universitario – affinché ogni persona possa comprendere fino in fondo il proprio destino previdenziale. E questo va accompagnato da politiche integrate su lavoro, integrazione, autosufficienza, sanità, natalità: temi su cui le Acli studiano e si impegnano da sempre. Perché solo uno sguardo complessivo consente di costruire un sistema capace di futuro».

«L’insieme delle nostre proposte punta a rafforzare un sistema che oggi appare distante dalle traiettorie di vita delle persone e dai profondi cambiamenti del lavoro», ha aggiunto Ricotti. «Il nostro obiettivo è chiaro: costruire un impianto pensionistico più equo, stabile e capace di proteggere davvero soprattutto chi ha alle spalle carriere intermittenti, redditi bassi o storie contributive irregolari. Come Patronato Acli, forti di oltre ottant’anni di esperienza nella tutela dei diritti sociali, continuiamo a impegnarci per una riforma previdenziale che guardi alle nuove generazioni e alle sfide del futuro con soluzioni concrete, sostenibili e rispettose della dignità delle persone».

Credit: foto Luigi Alfonso

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