Anniversari

Compie 60 anni l’opera dell’Olivetti della sanità

Ieri a Pavia, celebrati i sei decenni della fondazione istituita dal clinico Salvatore Maugeri, scomparso venti anni dopo. Quella che fu la sua Fondazione Clinica del lavoro, una moderna istituzione non profit applicata alla salute, ha generato un gruppo capace di curare oltre 26mila persone all'anno (al 98% nel Ssn), nei suoi 18 istituti clinici in sei regioni italiane, facendo anche ricerca. Alla cerimonia, video-messaggi di ministri, presenza di assessori, rettori e sindaci. E il dg Welfare di Regione Lombardia, Mario Melazzini, non ha dubbi, paragonando Maugeri all'industriale-filosofo di Ivrea

di Giampaolo Cerri

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Sessant’anni: la Fondazione Salvatore Maugeri ha festeggiato ieri a Pavia sei decenni dalla nascita di quella Fondazione “Clinica del lavoro”, con cui Salvatore Maugeri, iniziò nel 1965, una straordinaria avventura clinica e di ricerca. Una storia che, a ben guardare, ha a che fare per un certo modo di fare filantropia e di operare “non per profitto”, anche se allora queste queste categorie non esistevano. C’era semmai, al tempo, una certa idea di beneficenza, declinata anche in forma pubblica, ma l’idea di tradurla in un’azione per la salute pubblica, in un lavoro di ricerca e di sanità a un tempo, era certamente una novità.

La ricorrenza è stata festeggiata nel giorno del compleanno di quel medico e scienziato, nato ad Acicatena (Ct) il 17 novembre 1905 appunto, e che impresse una svolta alla medicina del lavoro prima e alla medicina riabilitativa poi, branche fino ad allora considerate, a torto, abbastanza neglette.

Salvatore Maugeri, primo a sinistra, visita una fabbrica negli anni 60.
La Fondazione Clinica del lavoro era agli inizi – Foto Archivio/Maugeri

Un lavoro che, in questi sei decenni, si è condensato in una realtà nazionale, presente in sette regioni (Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Campania, Puglie e Sicilia), con 18 istituti dedicati alla medicina riabilitativa (di cui nove Irccs cioè “di ricovero e cura e carattere scientifico”), sei poliambulatori e un Centro di ricerca ambientale, la Ics Maugeri Spa appunto, società benefit controllata al 100% da Fondazione Maugeri stessa, ossia proprio quella istituzione non profit ante–marcia, e che prese il nome del fondatore dopo la sua morte, nel 1985.

E la controllata, società benefit, cura nei suoi ospedali 26mila pazienti all’anno

Secondo i dati 2024, del Bilancio civile e di quello di Impatto, i ricavi ammontano oggi a 311 milioni ma, quel che più conta, sono oltre 26mila i pazienti dimessi lo scorso anno (per l’85% al domicilio), assistiti per il 98% all’interno del Ssn, grazie al lavoro di oltre 4.300 persone, di cui 511 dedicate alla ricerca in 54 laboratori attivi.

Una realtà che oggi ha pienamente archiviato la crisi del 2012, quella che ne mise a rischio l’assetto, con la traversata del deserto di un concordato in continuità ma con la fierezza di non aver sacrificato neppure un posto di lavoro, ricominciando a crescere.

Una crescita che ha avuto cuore la sostenibilità, dato che Ics Maugeri, società benefit tra le primissime in Italia quando, 10 anni fa, le legge che le regolava vide la luce, è anche una case-history di responsabilità sociale, come il recente Premio Impatto, conferitole al Salone della Csr di Milano, ha dimostrato (l’articolo è qui sotto, ndr).

D’altra parte, quella Fondazione dalla responsabilità di impresa nacque, perché il professor Maugeri aveva saputo destare e sollecitare in molti industriali milanesi e lombardi del tempo (dai Campari a Virgillito della Liquigas) l’idea che fosse urgente un impegno condiviso nella medicina del lavoro e i donors non mancarono (qui un documentario molto bello di Jean Pierre El Kozeh ne ricostruisce la storia).

Ieri l’auditorium dell’Irccs Maugeri Pavia è stata la tappa finale di un lungo viaggio che i vertici Maugeri hanno svolto in prima persona, in tutte le regioni, col presidente di Fondazione, Luca Damiani, che è anche presidente esecutivo dell’azienda, e Chiara Maugeri, vicepresidente dell’una e dell’altra, e che di quell’accademico visionario è una discendente diretta, per l’esattezza una nipote.

La nipote Chiara: «La nostra, una piccola-grande storia italiana»

«Porto la voce della nostra piccola grande storia italiana», ha detto ieri Chiara Maugeri, davanti all’auditorium pieno e alle sedi collegate, «una storia viva come i valori che la contraddistinguono e l’hanno resa ciò che è: eccellenza clinica e scientifica, punto di riferimento per migliaia di persone. Oggi più che mai sento il dovere di raccogliere gli insegnamenti di mio nonno Salvatore: il coraggio di un giovane siciliano che, guidato dalla fede, consacrò la medicina al servizio dell’uomo, soprattutto dei più fragili, quelli messi all’angolo perché diventati improduttivi. La più generosa delle sue opere fu la Fondazione, dove i pazienti potessero ricevere le migliori cure, sostenuta dalla tenacia di chi sapeva di costruire un bene comune. Ci ha consegnato un modello da far evolvere giorno dopo giorno, non un’eredità da cristallizzare. Il nostro obiettivo è servire i più fragili che hanno bisogno della nostra sinergia stretta con le istituzioni: abbiamo l’anima del servizio pubblico, ma le sole armi del privato. Abbiamo bisogno del sostegno delle istituzioni. Le sfide che ci attendono sono grandi, ma la ricetta la conosciamo da 60 anni: competenza, dedizione, umiltà, condivisione, lealtà e passione».

Chiara Maugeri e Luca Damiani, rispettivamente vicepresidente e presidente
di Fondazione Salvatore Maugeri e Ics Maugeri Spa società benefit

Damiani: «Immaginò una sanità fondata su ascolto empatia e solidarietà»

Damiani le ha fatto eco, ricordando come «il professor Salvatore Maugeri, nato 120 anni fa, immaginò già negli anni Quaranta una sanità fondata su ascolto, empatia e solidarietà, riconoscendo la salute come diritto universale con trent’anni di anticipo sul Ssn. Questa visione si basa su due capisaldi: la scienza come bussola, da finanziare e seguire con rigore e passione, e la centralità del paziente. Celebriamo 60 anni mentre il Ssn ne compie 50, consapevoli del nostro ruolo sussidiario, in un sistema che affronta costi crescenti e carenza di professionisti». 

Da capo-azienda, Damiani non ha rinunciato a rammentare come quell’eredità di ricerca e di cura, che si celebrava ieri, operi oggi in uno contesto sempre più difficile: «I dati dimostrano che la riabilitazione riduce la mortalità, i costi e le acutizzazioni, restituendo autonomia e valore alla società. Le tariffe però, ferme da 13 anni, non supportano una crescita del sistema adeguata alle esigenze odierne in linea con l’invecchiamento demografico e l’epidemiologia che ne consegue. In Maugeri lavoriamo affinché diventi sempre più data driven, preventiva e predittiva. Gli Irccs sono motori di innovazione per tutto il sistema: accelerano la ricerca, attraggono talenti e generano valore scientifico, sanitario ed economico. Noi», ha concluso, «raccogliamo l’invito del presidente Sergio Mattarella a proteggere tutti e a fare in modo che i benefici della ricerca arrivino a ogni paziente. Lavoreremo con tenacia, dentro e insieme alle istituzioni, con l’ambizione che, tra 60 anni, si possa dire che siamo stati all’altezza del compito che la vita ci ha affidato».

Una messaggio a ministri e assessori

Damiani ha voluto cogliere l’attenzione delle autorità nazionali e regionali: il ministro della Salute, Oronzo Schillaci, e quella della Disabilità, Alessandra Locatelli, avevano voluto mandare messaggio video, e in sala c’erano l’assessore regionale lombardo alla Solidarietà e alla disabilità, Elena Lucchini; il deputato pavese Alessandro Cattaneo; la consigliere per l’innovazione della ministra dell’Università, Bernini, la ex-senatrice Alessandra Gallone; e il direttore generale del Welfare della Lombardia, Mario Melazzini, che in Maugeri iniziò la carriera come giovane oncologo e che poi l’ha anche guidata come amministratore delegato. «L’ho sempre pensato: Salvatore Maugeri fu l’Olivetti della sanità italiana», ha detto poi Melazzini, conversando coi giornalisti.

In auditorium c’era anche il rettore dell’ateneo pavese, Alessandro Reali, che del consiglio della Fondazione è membro di diritto, perché Salvatore fu sempre un accademico vero, legatissimo alle istituzioni che lo avevano chiamato: Milano, Padova e in ultimo appunto Pavia.  E c’era in sala anche il sindaco Michele Lissia, perché, pur essendo un gruppo nazionale da almeno trent’anni, la città da cui tutto era partito – la Fondazione Clinica del lavoro si trovava in via Boezio a Pavia, dove ancora insiste un istituto – è sempre rimasta nel cuore dei Maugeri.

L’attenzione al capitale umano quando non era ancora stakeholder

È stato lo stesso presidente Damiani a consegnare poi a Chiara Maugeri la medaglia del presidente della Repubblica conferita proprio alla “Giornata Salvatore Maugeri – 60 Anni di Ricerca, Cura, Persone”, il cui culmine è stata la tradizionale consegna delle targhe ai dipendenti in pensione o che raggiungono traguardi di anzianità professionale. Come ogni anno i loro volti sorridenti hanno fatto pendant con i due video sulla storia del gruppo e sull’impegno nella cura del paziente fragili, rispettivamente Maugeri 1965-2025: tra ricerca e futuro, una storia italiana” e “Maugeri oggi, l’impegno nella cura dei pazienti Fragili”.

Premiazione che è, ogni volta, un evento nell’evento, ed è tutt’altro che formale, perché già Salvatore, ma anche i figli Umberto e Aldo, ebbero sempre una grande attenzione ai propri collaboratori, molto prima che li definissimo stakeholder.

Per festeggiare i 60 anni, gli Istituti Maugeri di tutta Italia metteranno a disposizione 60 ore di consulti gratuiti in alcune discipline nel 2026, saranno i canali digitali del gruppo a darne il dettaglio.

Nella foto di apertura, tratta dal Bilancio sociale 2024 di Ics Maugeri, attività riabilitazione neuromotoria in un istituto del gruppo. Le altre foto sono di Ics Maugeri Spa società benefit.

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