La settimana parlamentare

Congedi di maternità e paternità: le idee ci sono, ma le risorse?

Alla Camera, diverse proposte di legge mirano a riformare il decreto legislativo 151/2001 sui congedi di maternità e paternità. Le modifiche principali includono la copertura al 100% dell'indennità, l'estensione dei congedi, e nuove norme su lavoro agile e sgravi contributivi per madri che rientrano al lavoro. L'obiettivo è un testo unico che valorizzi la genitorialità e contrasti il declino demografico, ma servono adeguate risorse finanziarie

di Edoardo Patriarca

Per questa settimana parlamentare vi propongo una serie di progetti di legge C. 2​, C. 323​, C. 506​ , C. 609​, C. 802​, C. 1107​, C. 1250​, C. 1904​, C. 1924​, C. 2208​ e C. 2228​, in discussione nelle Commissioni della Camera che vanno a modificare il decreto legislativo 151/2001 concernente il congedo di maternità e di paternità obbligatorio, il congedo parentale, il congedo per la malattia del figlio, nonché altre misure a sostegno della maternità e della paternità.

Il focus principale delle proposte di legge sono soprattutto le norme che regolano i congedi anche se alcuni testi introducono modifiche piuttosto interessanti alle normative in materia di lavoro agile o a tempo parziale condiviso tra i genitori, nonché disposizioni per lo sviluppo dei servizi in favore della genitorialità e in materia di determinazione dell’indennità di maternità e di paternità per gli iscritti alle casse previdenziali professionali, e di agevolazione contributiva per l’assunzione di donne che riprendono l’attività lavorativa dopo la maternità. 

Le proposte in campo, tra l’altro convergenti, sono favorevolmente  orientate alla elaborazione di un testo unico che potrebbe trovare  ampia convergenza tra le forze politiche: unica raccomandazione, come spesso mi capita di dover dire, è il reperimento delle risorse finanziarie adeguate perché un disegno di legge che valorizza la genitorialità trovi gambe robuste per camminare e contrastare il declino demografico del nostro Paese. 

Ma andiamo più nel merito. Sul congedo maternità si prevede la copertura integrale dell’indennità giornaliera di maternità al 100% della retribuzione per tutto il periodo del congedo che in alcune proposte lo si porta fino a 10 mesi. Il congedo di paternità obbligatorio si propone interamente retribuito per una durata non inferiore a 30 giorni entro i 5 mesi dalla nascita del figlio, con una indennità giornaliera a carico dell’Inps pari al 100% della retribuzione. Altre proposte: un congedo obbligatorio di paternità di 4 mesi a decorrere dalla  nascita del figlio laddove vi sia un accordo della madre al termine del congedo di maternità, l’ abrogazione del congedo di paternità alternativo a quello della madre, il congedo di paternità in caso di adozioni nazionale e internazionale anche se il congedo è stato richiesto dalla lavoratrice madre.

Vengono introdotte norme più favorevoli per i congedi parentali e per malattia dei figli. Il congedo parentale viene esteso fino a 14 anni di età del figlio e la relativa indennità (12 mesi il limite  complessivo) pari all’ 80%, per un periodo massimo, riferito ad entrambi i genitori,di sei mesi e del 30% della retribuzione per il restante periodo. Viene eliminata l’alternativa tra i genitori per la fruizione del prolungamento del congedo parentale nel caso di figli con disabilità. Si eleva da 5 a 20 giorni il numero massimo di giorni di congedi fruibili in un anno per la malattia dei figli tra i 3 a 8 anni.

Sul lavoro: la madre dipendente a tempo pieno al termine del congedo obbligatorio di maternità ha diritto su sua richiesta di lavorare a tempo parziale fino al compimento del primo anno d’età del bambino. Riceverà una indennità integrativa a carico dell’Inps fino al 100% della retribuzione media giornaliera percepita nell’anno precedente l’inizio dell’astensione del lavoro. Si prevede la riduzione anche in via continuativa dell’orario per un periodo di 12 mesi nei primi sei anni di vita del figlio.

Sono previsti finanziamenti per progetti dei Comuni finalizzati al rafforzamento di servizi integrati alla genitorialità. Ad Anpal viene affidato il compito di proporre alle imprese un bando annuale per  avvalersi di consulenti con il compito di promuovere misure di innovazione organizzativa, di flessibilità oraria per favorire la produttività aziendale, e migliorare la qualità del lavoro e l’equilibrio tra impegni di lavoro e impegni familiari. Sono previsti sgravi  contributivi per sostituzioni a tempo parziale condiviso fino al primo anno del figlio del lavoratore in congedo, e un esonero contributivo   per assunzioni a tempo indeterminato per le donne che rientrano al lavoro dopo la maternità.

Concludo con alcuni dati sull’usufrutto dei congedi genitoriali raccolti nel Rapporto annuale 2025 di Inps. Ci danno una fotografia di genere sulla presa in carico dei figli. Nel primo anno di età si registra una media di 126 giorni per le madri e 36 giorni per i padri, nel secondo anno si assiste ad una riduzione per entrambi i genitori anche se rimane più marcata la presenza delle madri (37 giorni di congedo, 27 per i padri).  Un ulteriore calo si ha nel terzo e il quarto anno, seguito da una lieve ripresa fino al sesto anno. Dal settimo al nono anno di età del figlio il ricorso al congedo parentale  diminuisce stabilizzandosi tra i 13 e i 14 giorni distribuito  paritariamente tra i genitori. Tre dati che avvalorano  alcune proposte contenute dei disegni di legge: negli  anni l’utilizzo del congedo da parte delle madri è aumentato allorché il congedo parentale è diventato più favorevole, è aumentato altresì il congedo di paternità dal 19 2% del 2013 al 64,5% nel 2023 (anche se ancora  il 35% dei padri non lo utilizza). Ultimo: l’opportunità di usufruire dei  congedi viene utilizzata soprattutto dalle famiglie con redditi compresi  tra 28mila e i 50mila euro e si abbassa tra le famiglie con redditi inferiori. L’esercizio della genitorialità che è un valore costituzionale non può dipendere dal reddito familiare.

Credit foto Pixabay

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