Cultura
Contro la violenza di genere, per una cultura del consenso: Legacoop segna la strada
Nel giorno in cui la Camera dà l'ok al ddl sul consenso informato per i corsi sulla sessualità a scuola, a Roma si è svolto il seminario organizzato dalla Commissione Pari Opportunità di Legacoop Nazionale. Gamberini, presidente di Legacoop: «Come associazione di cooperative non restiamo sulla riva del fiume, ma ci assumiamo un impegno politico e culturale». Elly Schlein: «Educazione all’affettività fin dalle elementari. Peccato che proprio oggi si sia votato contro. E dispiace che si sia bloccata anche l’introduzione del principio di consenso all’articolo del codice penale sulla violenza sessuale. Ma non possiamo fermarci, andiamo avanti»
Una panchina rossa da oggi accoglie chi arriva alla sede romana di Legacoop Nazionale, in via Guattani, a pochi passi da Villa Torlonia. È stata inaugurata oggi, non il 25 novembre, a dimostrazione di un impegno che non può essere sporadico, una volta l’anno, ma che deve e vuole essere quotidiano, costante, culturale oltre che politico.
Ad inaugurare la panchina, il presidente di Legacoop Nazionale Simone Gamberini, insieme ad Annalisa Casino, presidente della Commissione Pari opportunità di Legacoop Nazionale. Con loro, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha seguito i lavori conclusivi del seminario “Nuovi scenari e normative per il contrasto alla violenza di genere” iniziativa, voluta e organizzata dalla Commissione Pari Opportunità di Legacoop Nazionale.
Una mattinata intensa, durante la quale si sono discusse le normative, le conquiste ma anche le criticità e le zone d’ombra che ancora avvolgono la parità di genere e che rendono la violenza contro le donne una sfida più attuale che mai.

«Come Legacoop Nazionale, abbiamo sempre creduto che promuovere le pari opportunità, per prevenire ogni forma di violenza sia parte integrante della nostra identità», ha detto in apertura il presidente Gamberini. «D’altra parte, la cooperazione nasce per costruire comunità più giuste, inclusive, solidali. L’iniziativa di oggi manifesta chiaramente la nostra volontà di diffondere la cultura del consenso», ha aggiunto, spiegano il significato del segnalibro consegnato a ogni partecipante. «Un oggetto simbolico, che attraverso il QrCode raccogliere tutte le iniziative promosse dalle cooperative per il 25 novembre appena passato: la prova più concreta della nostra volontà di assumerci una responsabilità. Non vogliamo restare sulla riva del fiume, ma condividere e portare avanti un impegno culturale, oltre che sociale e politico», ha concluso Gamberini.

Che le pari opportunità siano «uno dei pilastri per prevenire ogni forma di violenza» lo ha messo in luce anche Annalisa Casino: «Vogliamo che le cooperative siano sempre in grado di dare risposta ai bisogni e alle possibili difficoltà che le donne vivono, anche sotto forma di molestie e violenze. Il contrasto alla violenza di genere deve essere un impegno quotidiano, condiviso e strutturato», ha ribadito.
Durante il seminario, Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos, ha presentato i dati contenuti nel report “Le forme della violenza di genere”, realizzato dall’Area studi Legacoop e da Ipsos in occasione dello scorso 25 novembre, di cui abbiamo scritto su queste pagine.
Antonio Zampiga è invece entrato nel dettaglio del decreto 159/2025 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 31 ottobre), che introduce nuove misure urgenti per la salute e la sicurezza sul lavoro e in materia di protezione civile. «Il decreto dovrà essere convertito in legge, ma mi auguro che non subisca modifiche nella parte che riguarda la tutela delle donne da molestie e violenza, che ci fa compiere un importante passo avanti rispetto a quanto contenuto nelle precedenti normative», ha detto. In particolare, «l’articolo 5 introduce la programmazione di misure di prevenzione di condotte violente o moleste nei confronti dei lavoratori. E, naturalmente, delle lavoratrici», ha riferito Zampiga.
Le imprese femminili, piccole e resilienti
Una panoramica sulle imprese femminili e su quanto queste rappresentino «una forma di libertà ed emancipazione» è stata offerta da Tiziana Pompei, vice segretaria generale di Unioncamere. «Le imprese femminili sono un quarto di tutte le altre, generalmente un po’ più piccole, concentrate sui servizi, con un tasso di sopravvivenza leggermente inferiore ma un indebitamento molto basso. Anche perché accedono pochissimo al credito. In generale, possiamo dire che siano imprese più fragili», ha detto. «Tra gli elementi di forza, c’è la minore diminuzione rispetto alle altre imprese, la capacità di crescere in settori tradizionali ma anche emergenti e il grande contributo che danno all’occupazione femminile: quasi il 54% delle assunzioni in queste imprese riguarda donne. Al contempo, però, tendono a non accedere a finanziamenti e prestiti e quindi a investire di meno, mentre la famiglia resta il principale punto di riferimento economico». In prospettiva, quindi, «dobbiamo trovare il modo per correggere e migliorare il rapporto delle donne con il credito, così da ridurre il divario finanziario di genere e aprire maggiori opportunità alle imprenditrici», ha concluso Pompei.

Al confronto si è poi unita anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, fino a pochi minuti prima «in aula per votazioni importanti, che hanno a che fare anche con ciò di cui parliamo qui oggi», ha detto. «Il movimento cooperativo ha rappresentato una palestra di responsabilità condivisa, fondamentale anche nel contrasto alla violenza di genere. Rispetto a questo tema, il nostro riferimento resta la Convenzione di Istanbul, “carta d’identità” delle democrazie mature, basata su prevenzione, protezione, perseguimento dei reati e politiche integrate», ha detto ancora.
Schlein ha quindi passato in rassegna alcuni impegni della politica per la parità di genere e contro la violenza sulle donne: «Insieme, maggioranza e opposizione, abbiamo approvato, per esempio, il Codice rosso e introdotto il reato di femminicidio: due conquiste importanti, ma per noi è chiaro che la repressione non basta, senza un lavoro serio sulla prevenzione».
Il no all’educazione sessuo-affettiva, “un grave passo indietro”
Prevenzione significa soprattutto «formazione: da un lato, la formazione specifica, alimentata dal sapere dei centri antiviolenza, finanziata adeguatamente e rivolta a tutti: imprese, cooperative, pubbliche amministrazioni, forze dell’ordine, magistrati. Non è accettabile che una donna che denuncia non venga presa sul serio o che non sia valutato correttamente il rischio per la sua sicurezza. Dall’altro, la scuola, che con il ddl Valditara riteniamo compia un passo indietro. Per questo, oggi abbiamo votato contro il Ddl che vieta l’educazione sessuo-affettiva alle primarie e di fatto la rende impraticabile nelle secondarie, imponendo il consenso unanime e senza aggiungere risorse. L’Italia resta uno dei sette Paesi europei in cui questa non è materia obbligatoria a scuola. Episodi come quello del liceo Giulio Cesare – la lista degli stupri con i nomi delle vittime – dimostrano quanto sia grave normalizzare la violenza di genere come scherzo o minaccia: è la stessa cultura patriarcale che ogni giorno colpisce il corpo delle donne», ha detto ancora Schlein.
Parità salariale e congedo paritario: i prossimi obiettivi
Altro tema fondamentale, oltre alla formazione, è «il contrasto alla violenza economica, che si realizza innanzitutto attraverso la parità salariale: un obiettivo ancora lontano in Europa, dove le donne guadagnano ancora il 14% in meno degli uomini a parità di mansioni e ricevono il 28% in meno di pensione. Restano poi ostacoli invisibili alle carriere femminili, difficili da affrontare solo con la legge».
Per favorire i percorsi e la crescita lavorativa delle donne, «portiamo avanti la proposta di un congedo paritario sul modello spagnolo: cinque mesi al 100%, non trasferibili e obbligatori per entrambi i genitori. Oggi i padri utilizzano pochissimo i dieci giorni facoltativi perché temono di chiederli in azienda. Il congedo paritario aiuterebbe la redistribuzione della cura e anche i padri, che hanno bisogno di strumenti reali per conciliare vita e lavoro», ha detto ancora.
Il principio di consenso, un’occasione persa
Infine, Schlein ha fatto riferimento a un’altra riforma che era in discussione, ma che non ha raggiunto il traguardo: «L’introduzione del principio di consenso, previsto dalla Convenzione di Istanbul e già in vigore in 22 Paesi europei e in molti Stati federali americani», ha riferito Schlein. «Si trattava di aggiungere al Codice penale che ogni atto sessuale senza consenso libero e attuale è stupro. In questo modo, si chiariva che non basta il silenzio o la mancata fuga per dedurre il consenso. Dopo averla votata all’unanimità il 25 novembre, la destra ha bloccato una riforma che sarebbe stata una piccola grande rivoluzione. Spero che la presidente Meloni rispetti l’accordo e porti avanti questo passo necessario, che sposta l’attenzione dalla forza dell’aggressore alla libertà violata della vittima», ha concluso Schlein.
Foto di apertura Legacoop Nazionale. Le altre foto e il video sono dell’autrice
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