Consumi
Contrordine, in Europa i “veggie burger” si potranno ancora chiamare così. Per ora
Nella Ue i prodotti a base vegetale potranno mantenere il nome hamburger o salsiccia per un altro anno. È questo il risultato dell’incontro tra Consiglio, Parlamento e Commissione europei sul regolamento del mercato agricolo. Nessun accordo sul divieto ai termini “meat sounding”. «Una magra vittoria che ci permetterà di continuare a lavorare per promuovere la transizione a un sistema alimentare finalmente giusto», commentano alla Lav
A ottobre scorso il Parlamento europeo aveva votato il divieto dei termini meat sounding per i prodotti vegetali. Ora però l’ultimo incontro tra Consiglio, Parlamento e Commissione europei sul regolamento del mercato agricolo, registra il mancato accordo sul veto “veggie burger”.
Al divieto. è mancato il sostegno
La proposta di vietare l’utilizzo di termini “meat sounding” – ricorda una nota di Lav – non è infatti riuscita a ottenere un sostegno sufficiente dagli altri negoziatori del Parlamento per presentare una nuova controfferta.
Tra gli Stati che si sono espressi sul tentativo di interdizione dei termini che possono ricordare la carne per i prodotti vegetali, «tanto caro ai sostenitori della zootecnia», chiosano gli ambientalisti, la Danimarca.
Il “problema” è stato come ha chiarito la stessa Danimarca di non avere il mandato per aderire alla proposta dell’eurodeputata Céline Imart (promotrice del divieto) di riservare termini come “hamburger” e “salsiccia” ai soli prodotti di origine animale.
Va anche ricordato che l’anno scorso, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che nessuno Stato membro può vietare alle aziende di utilizzare questi termini sulle etichette dei prodotti vegani, avvertendo che ciò potrebbe creare ulteriore confusione nei consumatori.
I consumatori non sono stupidi
Queste battaglie contro le denominazioni dei prodotti vegetali – ricorda sempre la Lav – sono funzionali unicamente a tutelare l’industria zootecnica, che «ogni anno imprigiona e uccide miliardi di animali. Citando le parole pronunciate da Manfred Weber, capo dello stesso Ppe: “Le persone non sono stupide, i consumatori non sono stupidi quando vanno al supermercato e acquistano i loro prodotti”».
Numerosi inoltre gli studi che mostrano come la diffusione dei prodotti vegetali nasca da una sempre maggiore consapevolezza dei consumatori e non da etichette fuorvianti. Piuttosto, continuano gli animalisti «i veri packaging che creano confusione sono quelli di prodotti di origine animale, su cui sono rappresentati animali liberi e felici, nascondendo una realtà ben diversa».
L’obiettivo resta la transizione alimentare
La responsabile area alimentazione vegetale Lav, Domiziana Illengo sottolinea che: «Questa è una vittoria incompleta, che tuttavia permette di poter continuare il lavoro a supporto della transizione alimentare, la presidenza di Cipro riprenderà infatti i negoziati nel nuovo anno».
E conclude: «Noi di Lav continueremo a far sentire la voce degli animali e a difendere la diffusione dell’alimentazione vegetale da tutti i futuri attacchi».
In apertura photo by Filip Mishevski on Unsplash
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