Ambiente
Cop30, l’attivismo per il clima a ritmo di techno
A Belém, dove è in corso la Cop30, dal 12 al 16 novembre si terrà la Cupola dos Povos, un evento parallelo organizzato dagli attivisti di tutto il mondo. Ci sarà anche Lotta, artivista italiana, con il suo brano techno «No planet B»
Si definisce artivista. A Belém, in Brasile, Lotta porterà alla Cupola dos Povos – la contro-Cop30 degli attivisti – il suo brano «No planet B», una traccia di musica elettronica con un coro tanto semplice quanto chiaro: «No other land, no other sea. There is no planet B». L’obiettivo è quello che accomuna tutti coloro che si impegnano in prima persona per contrastare il cambiamento climatico: ricordare che non abbiamo un altro pianeta da abitare e che per questo bisogna avere cura di questo, così come delle comunità che lo abitano.
La Cupola dos Povos (Cupola dei Popoli) è un evento parallelo alla Cop30 in cui i protagonisti non sono i rappresentanti istituzionali dei vari Paesi e organismi internazionali, ma le comunità locali, gli attivisti e i movimenti sociali che si occupano di promuovere la giustizia climatica e sociale. Proprio per questo, la Cupola, che si tiene dal 12 al 16 novembre (la Cop va dal 10 al 21) ha sì un suo programma, ma è anche pronta a organizzare manifestazioni lampo e momenti di pressione a seconda dei lavori «ufficiali».
Lotta, al secolo Carlotta Sarina, ha 23 anni ed è una cantautrice e artivista, cioè mischia arte e politica, creando una forma di protesta e denuncia. «Tutta l’arte è politica, anche chi dice di non farla sta prendendo una posizione. L’artivisimo per me è un modo di mettere un punto esclamativo e dire: “Io faccio questo e sto portando delle istanze”», spiega a VITA. Nata come musicista classica – suona il contrabbasso – a Belém si esibirà negli spazi della Cupola dos Povos e sulle imbarcazioni della Yaku Mama Flotilla e della Flotilla4Change (due iniziative simili a quelle per Gaza ma col focus sulla giustizia climatica) con un brano techno. L’idea di questo cambiamento le è venuta con la militanza attiva e la partecipazione a diversi momenti di protesta e manifestazioni di piazza, dove la musica, anche techno, è veicolo di aggregazione e parte integrante dell’evento proprio per i messaggi che può trasmettere.
«La canzone in sé è nata ad aprile: si stava avvicinando lo sciopero generale promosso da Fridays for future e io volevo portare qualcosa per far divertire le persone. Casualmente, avevo visto su un muro di Torino, dove studiavo, la scritta “There is no planet B” e mi è venuta l’ispirazione: un messaggio facile, chiaro, che calza a pennello perché è già uno slogan di Fridays for future». A Belém, però, l’obiettivo di Lotta non è solo quello di portare di fare la propria parte, quanto più quello di mettersi in ascolto. «Belém è la porta orientale dell’Amazzonia, che è spesso colpita da cicloni e quindi la gente gli effetti del cambiamento climatico li vede dentro casa. Per questo, io voglio portare qualcosa di mio ma soprattutto mettermi in contatto con le comunità e i collettivi di artivismo locali, per tornare in Italia centinaia di canzoni e performance nuove cui ho assistito, così da creare un’unica grande massa che collabora a livello globale per andare nella stessa identica direzione».
Rispetto ad altre forme di attivismo climatico, quella di Lotta non è invasiva e polemica come possono essere i blocchi delle autostrade o il lancio di vernice su monumenti e opere d’arte. «Non c’è un modo migliore dell’altro, io ho solo trovato il mio», commenta l’artivista: «Finché l’economia inseguirà il profitto e non andrà in una direzione più umane e sostenibile continueremo a sbagliare. Quindi dato che c’è da scardinare tutto un sistema, c’è bisogno di tutte le pratiche di lotta possibili, non c’è un modo migliore».
Con Lotta, a Belém ci sarà anche Lorenzo Barili, attivista, studente di Economia e politiche ambientali a Copenaghen e facilitatore di diversi eventi legati all’ambiente e a Fridays for Future. Noto nel mondo dell’attivismo italiano come Lillo, Barili non prenderà parte a performance come la sua compagna di viaggio, ma sarà più che altro uno dei tanti osservatore sia delle decisioni della Cop che dei tavoli di discussione della Cupola dos Povos.

«Guardando il lato positivo, le Cop hanno prodotto risultati importanti, per esempio nella riduzione delle stime dell’innalzamento della temperatura entro il 2100», spiega. «Però non è ancora abbastanza e i limiti di quanto si sta facendo stanno proprio nel fatto che non si riesce ad avere un impatto più radicale. Però non piace saltare sulla barca di chi dice di smantellare la Cop», sottolinea. «È l’unico strumento globale che abbiamo. Noi attivisti dobbiamo affiancarla ricordando che la mitigazione delle emissioni si collega a una trasformazione più ampia della nostra società».
In apertura: Lotta durante una performance al Friday for future di Torino dell’11 aprile 2025 (credit Massimo Masone)
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